Presentazione del libro "Oro nero. Come l'Arabia Saudita e il Golfo Persico condizionano l'Occidente"

5 novembre 2018

ore 18.30

Roma

Oggi il 22% delle famiglie italiane rinuncia alle cure mediche per ragioni economiche, il 33% per le lunghissime liste d’attesa del sistema sanitario pubblico.
Il salario della classe media è stato compresso fino al 30% e, nell’ultimo ventennio, le famiglie con welfare pubblico garantito sono passate dal 100% a solo un terzo del totale.
I poveri sono 5 milioni. Questi alcuni dei più recenti dati Istat riportati nel corso dell’assemblea-convegno USB “Politiche UE e welfare: tagli o sviluppo sociale”, tenutosi presso la sede della Direzione generale dell’Istituo Nazionale della Previdenza Sociale il 3 dicembre a Roma. Il colpevole, additato durante l’incontro, la privatizzazione del welfare.

All’incontro hanno preso parte i vertici dell’Unione Sindacale di Base (la seconda per appartenenza all’interno dell’Inps) e dell’Istituto, il professor Luciano
Vasapollo, docente di Politica Economica Internazionale presso l’Università La Sapienza, e più di un centinaio dei suoi studenti del primo anno.
Si è trattato, dunque, di un’assemblea atipica, una delle poche a così alto livello ad essere aperta ai giovani. Durante le discussioni, più volte i
relatori si sono rivolti direttamente agli studenti, sottolineando come il momento presente richieda loro massimi livelli di attenzione e impegno.

Nel 120° anniversario della nascita dell’Inps, e nel giorno in cui l’Istituto torna ad assumere, dopo anni, 250 ragazzi di 27 anni in media (anche se la necessità
resta molto più alta), la discussione tra il sindacato e l’Istituo si è sviluppata in maniera autentica, non risparmiando civili contrasti, e toccando diversi punti caldi del panorama attuale come l’alternanza scuola lavoro, la quota 100, il mansionismo, il reddito di cittadinanza e lo smart working.
“Ho invitato i ragazzi proprio perchè potessero fare vera formazione ed assistere con i loro occhi e orecchie al lavoro di sindacato, avendo anche un assaggio di come si intavolano le trattative”, ha spiegato il professor Vasapollo.

Con uffici periferici dell’Istituto collegati in video da tutt’Italia, infatti, diverse questioni sono state presentate al Direttore generale dell’Inps, la Dott.ssa
Gabriella Di Michele. Soprattutto intorno ai temi cari all’USB, come una maggiore mobilità verticale dei dipendenti pubblici, spesso sottoinquadrati, un’ispettorato del lavoro che torni di competenza dei singoli enti per una più efficace lotta all’evasione contributiva oltre che per aprire nuove possibilità di impiego, la revisione del sistema contributivo – che già migliorerà, secondo l’USB, con la quota 100 – per allinearsi con la realtà dei salari medio-bassi italiani
e della precarietà del lavoro, e la rinascita di un consiglio d’amministrazione Inps che, con il secondo bilancio dopo quello dello Stato, gestisce 700 miliardi di euro.

Sulle questioni esterne, come è chiaro, l’Inps può portare pressioni al governo e, su molte di esse, le parti si sono trovate in accordo. Su altre meno e ci
sarà ancora da lavorare; ad esempio sulla questione del consiglio di amministrazione che, per la Di Michele, può “senz’altro tornare in essere a patto che sia
contenuto, perchè altrimenti si rischia di rallentare i lavori e, di questi tempi, non ce lo possiamo permettere”. Visioni opposte, poi, su copertura del territorio
e smart working; mentre, infatti, per il Direttore generale Inps “si copre il territorio anche con i servizi telematici e le partnership con il settore privato e si
risponde ai tagli al personale con una maggiore flessibilità nel lavoro e più fiducia nei lavoratori”, “flessibilità”, per Pier Paolo Leonardi, Coordinatore nazionale confederale USB, “significa precarietà. Smart working significa più lavoro con l’annullamento degli orari di lavoro, che invece andrebbero addirittura diminuiti”.

Il Direttore generale Inps ha spiegato che la previsione è di 3700 nuove posizioni entro il 2020 – dopo che la spending review degli anni passati ha fatto calare i dipendenti dell’Istituto da 40000 a 25000 – e come il “sistema di pianificazione debba riumanizzarsi,
per rispondere ai bisogni del personale e non guardare solo alle necessità di budget”. Sul reddito di cittadinanza, poi, che riguarderà quasi 2 milioni di persone, ha ammesso: “tremano i polsi, per il lavoro che ci sarà da fare, ma siamo fiduciosi”. Sulla questione del welfare aziendale, che la Di Michele dice di “rispettare, anche se l’Inps lo attua già da tempo”, Vasapollo ha commentato: “è un modo per pacificare i lavoratori, facendo da ammortizzatore dei conflitti. Ma ha un prezzo, si paga con il salario. Non è, quindi, il welfare universalistico di cui parla la costituzione”.

Leonardi ha individuato la radice del problema italiano nella riforma del titolo quinto della costituzione del 2001 che “ha devastato il sistema pubblico a beneficio degli interessi privati. Governo dopo governo, la previdenza pubblica è stata smantellata per rendere appetibili i sistemi pensionistici privati. Ormai, il welfare pubblico è il welfare dei miserabili. Se si dispone di sufficienti ci si rivolge alla scuola privata, alla sanità privata, all’assicurazione e alla previdenza private”.

Sull’attuale governo poi ha detto che “non abbiamo trovato ascolto nei passati governi e non lo stiamo trovando neppure ora, ma ci sono delle cose che ci piacciono, come
il reddito di cittadinanza e la quota 100. Speriamo che il governo del cambiamento non cambi troppo idea”. “La paura è per il futuro dei giovani, che faticheranno a
costruirsi una pensione se non cambia il sistema contributivo. Sono loro che devono interessarsi. La rivolta francesce di questi giorni può essere istruttiva,
perchè si sta chiedendo con forza più welfare pubblico”, ha poi detto Leonardi rivolgendosi alla platea di studenti.

“Il problema, per i giovani, non è solo salariale, ma è l’umiliazione in termini di possibilità. Per la prima volta una generazione non sa che fare”, ha aggiunto
il professor Vasapollo che ha poi continuato, sempre rivolto agli studenti, “non bisogna mai contrapporre i diritti civili a i diritti sociali: i primi, sacrosanti, senza i secondi significano poco”.

E ancora “l’alternanza scuola lavoro, anche nell’università, è un’aberrazione. La formazione si fa nelle scuole, o nelle occasioni
come questa (riferendosi al convegno USB aperto agli studenti); se si lavora anche solo un minuto bisogna pretendere salario e diritti”. Citando Gramsci, il professore ha poi concluso: “odiate gli indifferenti e fate la vostra strada”.

http://www.farodiroma.it/superare-il-welfare-per-favorire-la-miseria-vasapollo-e-i-suoi-studenti-al-seminario-dellusb-allinps/

 

¿Por qué Venezuela está en la mira, junto con Cuba, pero hoy en día de manera aún más violenta y organizada, de los Estados Unidos y la Unión Europea ?

“El imperialismo hoy quiere reconquistar América Latina porque en un momento de crisis sistémica es necesario para los Estados Unidos y la Union Europea apoderarse de esos recursos”, explicó el profesor Luciano Vasapollo, profesor de economía en la Universidad Sapienza de Roma y delegado del Rector para Relaciones internacionales con América Latina, presentando un seminario muy concurrido en el Salón de Arqueología de la Facultad de Letras. “Trump no es ninguna novedad en el imperialismo estadounidense. Barack Obama fue quien llamó a Venezuela una amenaza extraordinaria para la seguridad de los Estados Unidos para justificar la política de agresión que vemos actualmente. Es Europa, con su tradición humanista, la que tiene que desmarcarse del imperialismo de Trump. No ha ocurrido y hoy Venezuela está solo en este plan de usurpacion que se esta llevando a cabo”, agregó el gran intelectual argentino Atilio Boron, profesor de sociología en la Universidad de Buenos Aires, relator en la reunión de estudio junto con el Embajador de la República Bolivariana de Venezuela Julián Isaías Rodríguez Díaz, quien ha vuelto sobre el caso de las sanciones impuestas ilegítimamente a su país para detener la revolución pacífica de Chávez.

En el centro de las reflexiones del seminario, por lo tanto, la guerra económica contra Venezuela, la decadencia del imperio norteamericano y el ascenso de potencias como China e India que, subrayó Boron en su discurso, para 2030 representarán el 39% del PIB mundial. “El tema -agregó Vasapollo- es que seis países (Rusia, China, India, Turquía, Venezuela e Irán) representan más del 50% del PIB y de la población mundial). Por eso, hoy es posible lanzar una visión basada en el multipolarismo” que podría liberar a la economía mundial de la esclavitud del dólar.

“Por ejemplo – reanudo el profesor Boron – China en América Latina es una presencia muy importante. Es el primer socio comercial del Caribe donde realizó inversiones muy fuertes, pero no tiene una presunción hegemónica: en América Latina hay más de 83 bases estadounidenses, pero China no tiene bases militares “.

“En Cuba – acotó Vasapollo – está Guantánamo, que no está autorizado por ningún acuerdo sino que es el resultado de una ocupación. Y en los demas países los acuerdos sobre las bases EE.UU los hizo con dictaduras. En Colombia, 7 bases están legalmente reconocidas por un tratado firmado por Uribe y Obama. Y Colombia renuncia a inspeccionarlas. ¿ Hay armamentos nucleares ? No lo sabemos. El tratado establece que cualquier persona que haya ingresado a Colombia para dirigirse a las bases no puede ser juzgada por el país anfitrión: es una violación del derecho internacional. Uno puede entrar a Colombia ilegalmente y armado. Pero no es un caso extremo: en México es lo mismo “.

En la reunión en la Sapienza se señaló que los ofensas continuos contra el derecho internacional siguen impunes debido al derecho de veto en la ONU. “La Santa Sede -recordó Vasapollo a este respecto – promueve y defiende el multilateralismo, una visión que en última instancia es antiimperialista. Y las nuevas potencias emergentes realmente pueden aspirar a un multipolarismo que hoy parece ser un factor decisivo a favor de la paz “.

“El imperialismo resultó decisivo – señaló Boron – contra Dilma Rousseff en Brasil y Cristina Kirkner en Argentina, mientras que fracasó el golpe de Estado en Bolivia oriental, donde hay petróleo, y en Bolivia Occidental con el litio. Precisamente, la voluntad norteamericana de acaparar recursos es el motivo de todos los ataques en contra de la autodeterminación de los pueblos en América Latina “.

“El ciclo progresista está en una fase recesiva. Sin embargo – aseguró Vasapollo- no està comenzando una nueva fase capitalista porque no tienen solución posible alguna al problema de la brecha social que se extiende por todas partes “.

“El caso de Cuba es la mejor respuesta a las mentiras contra Venezuela. No hay un solo niño, a pesar de los 60 años de bloqueo, que no reciba tratamiento o no tenga educación, a diferencia de muchos otros países de América Latina”, concluyo Boron.

http://www.farodiroma.it/imperialismo-y-multipolarismo-el-caso-de-venezuela-en-el-seminario-de-la-sapienza-con-boron-rodriguez-e-vasapollo/

Perchè il Venezuela è nel mirino – insieme con Cuba ma oggi in modo addirittura più violento e organizzato – degli Stati Uniti e dell’Unione Europea?
“L’imperialismo oggi vuole riconquistare l’America Latina perché in un momento di crisi sistemica è necessario per Usa e Ue appropriarsi di quelle risorse”, ha risposto il professor Luciano Vasapollo, docente di economia alla Sapienza di Roma e delegato del rettore per i rapporti internazionali con l’America Latina, introducendo un affollatissimo seminario che si è tenuto nell’Aula di Archeologia della Facoltà di Lettere. “Trump non è una novità nell’imperialismo americano. Barack Obama è stato quello che aveva definito il Venezuela una minaccia straordinaria alla sicurezza degli Stati Uniti a giustificare la politica di aggressione che oggi vediamo. E’ l’Europa, con la sua tradizione umanista che deve smarcarsi dall’imperialismo di Trump. Non è successo e il Venezuela oggi è sola in questo piano di occupazione in corso”, ha aggiunto il grande intellettuale argentino Atilio Boron, docente di sociologia all’Università di Buenos Aires, relatore all’incontro di studio insieme con l’Ambasciatore della Repubblica bolivariana del Venezuela Julián Isaías Rodríguez Díaz, che ha ripercorso la vicenda delle sanzioni imposte illegittimamente al suo paese per fermare la rivoluzione pacifica di Chavez.

Al centro delle riflessioni del seminario dunque la guerra economica contro il Venezuela, la decadenza dell’impero nord-americana e l’ascesa di potenze come Cina e India che, ha sottolineato Boron nel suo intervento, entro il 2030 rapresenteranno il 39% del Pil mondiale. “Il tema – ha aggiunto Vasapollo – è che sei paesi (Russia, Cina, India, Turchia, Venezuela e Iran fanno oltre il 50 per cento del pil e della popolazione mondiale. Dunque è possibile oggi lanciare una visione basata sul multipolarismo” che potrebbe affrancare l’economia mondiale dalla schiavitù del dollaro.

“Ad esempio – ha ripreso il professor Boron – la Cina in America Latina è una presenza importantissima. È il primo socio commerciale del Caribe dove ha fatto investimenti molto forti,
ma non ha una presunzione egemonica: in America Latina ci sono oltre 83 basi americane ma la Cina non ha basi militari”.

“A Cuba – ha ricordato in proposito Vasapollo – c’è Guantanamo che non è autorizzata da nessun accordo ma è frutto di una occupazione. E negli altri paesi gli accordi sulle basi gli Usa li hanno fatti con le dittature. In Colombia ben 7 basi sono legalmente riconosciute da in trattato firmato da Uribe e Obama. E la Colombia rinuncia a ispezionarle. Ci sono armi nuclearo? Non lo sappiamo. Il trattato stabilisce che qualunque persona entrata in Colombia per recarsi alle basi non può esssere giudicata dal paese ospitante: è una lesione del diritto internazionale. Uno può entrare in Colombia illegalmente e armato. Ma non è un caso estremo: in Messico è uguale”.

Nell’incontro alla Sapienza si è rilevato che le continue offese al diritto internazionale restano impunite a causa del diritto di veto all’Onu. “La Santa Sede – ha ricordato in proposito Vasapollo – promuove e difende il multilateralismo, una visione in definitiva antimperialista. E le nuove potenze emergenti possono davvero aspirare ad un multipolarismo che appare oggi un fattore decisivo per favorire la pace”.

“L’imperialismo si è rivelato decisivo – ha osservato Boron – contro Dilma Rousseff in Brasile e Cristina Kirkner in Argentina, mentre è fallito il colpo di stato in Bolivia, che volevano dividere in Bolivia Orientale, dove c’è il petrolio, e Bolivia Occidentale con il litio. Proprio la volontà nordamericana di accaparramento delle risorse è il movente di tutti gli attentati all’autodeterminazione dei popoli in America Latina”.

“Il ciclo progressista è in una fase recessiva. Ma – ha quindi assicurato Vasapollo – non comincia una nuova fase capitalista perche’ non hanno nessuna possibile soluzione al problema della forbice sociale che si allarga ovunque”.

“E’ il caso di Cuba la migliore risposta alle menzogne contro il Venezuela. Non c’è un bambino, nonostante 60 anni di blocco, che non venga curato o che non abbia un’istruzione a differenza di tanti altri paesi dell’America Latina”, ha convenuto infine Boron.

http://www.farodiroma.it/imperialismo-e-multipolarismo-il-caso-del-venezuela-al-seminario-della-sapienza-con-boron-rodriguez-e-vasapollo/

Si è tenuto ieri, martedì 27 novembre presso la prestigiosa Sala Archeologia di Lettere, un importante seminario alla Sapienza di Roma nel corso delle lezioni del Prof. Luciano Vasapollo alla presenza dell'Ambasciatore della Repubblica bolivariana del Venezuela Julián Isaías Rodríguez Díaz e il grande intellettuale argentino Atilio Borón.

Al centro delle riflessioni del seminario la guerra economica contro il Venezuela, la decadenza dell'impero nord-americana e l'ascesa di potenze come quelle cinese e indiane che, ha sottolineato Boron nel suo intervento, entro il 2030 rapresenteranno il 39% del Pil mondiale. 

Come AntiDiplomatico abbiamo avuto il privilegio di poter avere un breve incontro con Atilio Boron e vi riponiamo tre importanti contributi video. Il professore della Sapienza Luciano Vasapollo e il grande intellettuale argentino smontano in pochi minuti le decine di fake news e terrorismo mediatico quotidiano contro i paesi progressisti dell'America Latina e in generale tutti quei paesi che hanno deciso di intrprendere una via indipendente e sovrana. I due, ci tengono a precisare, lavorano e collaborano insieme da anni perseguendo questi obiettivi e, su indicazione diretta di Chavez e Fidel Castro, sono stati tra i primi fondatori nel 2004 della Rete degli Intellettuali in Difesa dell’Umanità.

"Fratelli d'Italia e Pd sono la stessa cosa nell'attaccare la sovranità del Venezuela", ci dice il Prof. Luciano Vasapollo. "Le bugie di Repubblica dimostrano che non c'è differenza tra giornale di destra e di sinistra".


 "E' il caso di Cuba la migliore risposta alle menzogne contro il Venezuela. Non c'è un bambino nonostante 60 anni di blocco che non venga curato o che non abbia un'istruzione a differenza di tanti altri paesi dell'America Latina", ha proseguito Boron.
 

"L'imperialismo oggi vuole riconquistare l'America Latina perché in un momento di crisi sistemica è necessario per Usa e Ue appropriarsi di quelle risorse", ha sottolineato Vasapollo.

"Trump non è una novità nell'imperialismo americano. Barack Obama è stato quello che aveva definito il Venezuela una minaccia straordinaria alla sicurezza degli Stati Uniti a giustificare la politica di aggressione che oggi vediamo. E' l'Europa, con la sua tradizione umanista che deve smarcarsi dall'imperialismo di Trump. Non è successo e il Venezuela oggi è sola in questo piano di occupazione in corso", ha proseguito Boron.

"Tutti coloro che cercano una via alternativa al dollaro o all'euro sono stati canaglia che siano stati socialisti, come Venezuela e Cuba, o no, come Iran e Turchia. Il sistema valutario delle criptovalute può essere una via per aggirare la tirannia del dollaro con una collaborazione sul piano monetario che vede coinvolti Russia, Cina, Iran, Venezuela, Cuba, Iran e Turchia", ha sottolineato Vasapollo.

"La crisi del sistema unilaterale è inevitabile. La realtà che gli americani non volevano che Russia, Cina e Iran sviluppassero un sistema economico alternativo al dollaro. E' un peccato imperdonabile per gli Stati Uniti e noi siamo qui a difendere questi paesi a restare fuori dalla dittatura del dollaro e dell'euro", ha concluso Boron.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-intervista_a_vasapollo_e_atilio_boron_siamo_qui_a_difendere_quei_paesi_che_vogliono_restare_fuori_dalla_dittatura_del_dollaro_e_delleuro/82_26230/

 

“Papa Francesco dovrebbe visitare Argentina e Venezuela nello stesso viaggio, in modo che le contrapposizioni tra il suo paese d’origine (oggi il più repressivo verso le istanze della giustizia sociale) e la patria di Chavez (nel mirino degli Usa e della Unione Europea per essere il paese più avanzato nelle politiche sociali di ridistribuzione) esalti il carattere pastorale e non politico della missione del Pontefice”. A chiederlo, in questa intervista a FarodiRoma, sono Attilio Boron, docente di sociologia all’Università di Buenos Aires, e Luciano Vasapollo, ordinario di economia all’Università La Sapienza. Politologo e direttore del Centro Studi Pled, Boron in questi giorni è a Roma per partecipare ad un convegno sull’America Latina promosso dal Cestes, il centro studi dell’Unione Sindacale di base Usb, sindacato oggi molto forte soprattutto nel pubblico impiego ed affiliato alla Federazione Sindacale Mondiale, e ad un incontro a La Sapienza, organizzato dal professor Vasapollo nella sua qualità di delegato del rettore per i rapporti internazionali con l’America Latina. In tale veste Vasapollo ha incontrato nei giorni scorsi Papa Francesco e l’intervista con FarodiRoma parte proprio dalla figura del primo Pontefice latinoamericano, la cui elezione ha acceso una grande speranza per il continente da cui proviene ma coincide anche con un momento reso particolarmente difficile da una strategia di normalizzazione che sembra mortificare le istanze del multilateralismo delle quali la Santa Sede è autorevole sostenitore.

“Francesco deve venire in Argentina, la gente lo aspetta e non capisce le ragioni dei continui rinvii di questo viaggio. Comprendo che ci sia un conflitto con Macri, la cui politica è totalmente disprezzabile. Ma la presenza di Bergoglio avrebbe un effetto straordinario sui suoi connazionali, sarebbe uno stimolo per tutti quelli che aspettano un cambiamento ma non hanno il coraggio di esporsi. E darebbe ai ragazzi la possibilità di ritrovarsi in un’ideale comune, nella richiesta di un cambiamento non violento a favore della giustizia. L’Argentina è il paese in cui maggiormente i giovani fanno ‘lio’ come lui stesso li ha esortati a fare in quello straordinario incontro con loro a Rio de Janeiro in occasione della Gmg 2013”, spiega Boron sottolineando la “distinzione tra la politica, nella quale rientra il conflitto con Macri sui temi dell’economia e sulla pesante repressione in corso, e il ministero del Papa come capo della Chiesa, che va oltre la dimensione della politica e quella della rivendicazione sociale, anche se giusta e necessaria, in quanto esse rappresentano una lettura comunque limitata delle sue parole e dei suoi gesti”.

Per il sociologo e politologo argentino “rinviare ancora il viaggio nella sua patria, che lo attende ormai da 5 anni, rischierebbe di ingenerare una grande delusione nei ragazzi che in Argentina sostengono la visione della Laudato si'”. “Certo – ammette – ci sono vescovi che non condividono la linea di Bergoglio, ma in tutta l’America Latina è così”.

Secondo il professor Boron, “in un certo senso questo Papa innovatore non è benvenuto per quasi nessun episcopato del Continente”. “Ma io penso – confida – che un Papa innovatore non possa lasciare di lato l’Argentina avendo toccato tanti altri paesi che vivono almeno in parte le stesse contraddizioni e difficolta’: ad esempio è stato in Messico e in Colombia, dove ci sono difficoltà e problemi ugualmente complessi e i vescovi sono in buona parte schierati dall’altra parte rispetto alla visione di Francesco”.

“Il Papa dovrebbe visitare nello stesso viaggio anche il Venezuela”, aggiunge da parte sua il professor Vasapollo, reduce da una missione scientifica nel paese “stretto d’assedio da Stati Uniti e Unione Europea con misure economiche gravi quanto ingiuste perchè penalizzano i più deboli, in primis i bambini malati che non possono essere curati e alimentarsi in modo adeguato, e questo significa innescare un genocidio”.
Vasapollo racconta di aver potuto illustrare personalmente al Papa quanto sta accadendo e riferisce che rispondendogli Francesco ha assicurato le sue preghiere perchè “nel paese possano prevalere la giustizia e la pace”. “Le due facce – spiega l’economista – della campagna madurista. Solo la Germania, dopo la guerra, ha investito una percentuale cosi alta del suo bilancio nelle politiche sociali: tre milioni e mezzo di abitazioni di edilizia sociale, infatti, sono un record assoluto”.

Secondo Vasapollo è “molto poco probabile che possa riuscire il tentativo di sovvertire il risultato delle elezioni democratiche dello scorso 20 maggio perchè da parte dell’opposizione
non c’è unità di visione ma interessi divergenti come possono esserlo quelli delle multinazionali, dei narcos e dell’oligarchia latifondista. Mentre continua però il tentativo di destabilizzare il paese affamando il popolo”. “Si vuole determinare – denuncia – una crisi sociale alla quale contribuiscono le fake news che vengono diffuse a piene mani dai media ma sempre più anche da forze politiche, come accaduto nei giorni scorsi in Italia con la mozione parlamentare annunciata da Fratelli d’Italia, che definisce ‘crisi umanitaria’ i problemi del Venezuela, creati invece artificiosamente dall’esterno per impadronirsi delle sue risorse naturali. E’ una maledizione – rileva Vasapollo – quella di essere la maggior riserva di petrolio del mondo. E il quinto paese per oro, argento, coltam e litio. Mentre l’Orinoco è la maggior riserva di acqua dolce del Caribe. Il tutto – osserva Vasapollo – a appena tre giorni di navigazione da Huston”.

In effetti, ricorda Boron, che teorizza il multipolarismo, “la dottrina imperialista ritiene l’America Latina una dipendenza dell’America del Nord, che dunque se ne occupa come di problemi della ‘sicurezza nazionale’ non in termini di una politica estera rispettosa dell’autodeterminazione dei popoli”. “In Caribe – infatti – ci sono 83 basi militari degli Usa. E l’imperialismo americano in questi anni è stato decisivo, ad esempio, contro Dilma Rousseff in Brasile, nel tentativo di colpo di stato in Bolivia (paese che volevano dividere) e ancora contro Correa in Ecuador, Lugo in Paraguay e Cristina Kirkner in Argentina”.

E in questo memento è in atto un tentativo, indotto ugualmente dall’esterno, di rovesciare Ortega in Nicaragua. “Li’ – spiega – il problema per gli Stati Uniti e’ quello di bloccare la costruzuine del Canale transoceanico che potrebbe modificare completamente i rapporti commerciali ed economici. La costruzione del canale in Nicaragua non è iniziata, ma questa possibilita’ di sviluppo, che risulterebbe decisiva, è inaccettabile per gli Usa che attraverso Panama esercita un controllo di fatto su tutto il movimento commerciale di Caribe”.

“Ci sono – rileva in proposito Vasapollo – due grandi opere che possono cambiare la storia dell’America Latina: il canale in Nicaragua e il Porto di Mariel a Cuba che sarebbe diventato il centro di Caribe”.

In proposito, sia Boron che Vasapollo sottolineano che la Cina in America Latina ha una funzione importantissima. “E’ il primo socio commerciale del Caribe, ha fatto investimenti molto forti, ma non fa paura perchè a differenza degli Usa la Cina non ha basi militari”.

http://www.farodiroma.it/il-sogno-non-irrealizzabile-di-un-viaggio-del-papa-in-argentina-e-venezuela-intervista-con-a-boron-e-l-vasapollo/

 

 

 

 

El sueño (no irrealizable) del viaje de un Papa a Argentina y Venezuela. Entrevista a A. Boron y L. Vasapollo

 

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redazione -

 

30/11/2018

 

 “El Papa Francisco tendria que visitar Argentina y Venezuela en el mismo viaje, de modo que las contraposiciones entre su país de origen (hoy el más represivo hacia las demandas de justicia social) y la patria de Chávez (en la mira de Estados Unidos y de la Unión Europea por ser el país más adelantado en las políticas sociales de redistribución) exalte el carácter pastoral y no político de la misión del Pontífice”. Lo sostienen, en esta entrevista con FarodiRoma, Attilio Boron, profesor de sociología en la Universidad de Buenos Aires, y Luciano Vasapollo, profesor de economía en la Universidad La Sapienza de Roma. Político y director del Centro Estudios Pled, Boron se encuentra en Roma para asistir a una conferencia sobre América Latina patrocinada por Cestes, el centro de estudios del sindicato de base de la Unión Usb,  sindicato actualmente muy fuerte, especialmente en el empleo público y afiliado a la Federación Mundial de Sindicatos, y a una reunión en La Sapienza, organizada por el profesor Vasapollo en su calidad de delegado del Rector para las relaciones internacionales con América Latina. Vasapollo se reunió en los últimos días con el Papa Francisco y la entrevista con FarodiRoma arranca justo con la figura del primer Pontífice latinoamericano, cuya elección ha generado una gran esperanza para el continente del que proviene, pero también coincide con un momento particularmente difícil por una estrategia de normalizacion que parece mortificar las instancias del multilateralismo de las cuales la Santa Sede es influyente partidario.

 

 “Francisco tiene que venir a Argentina, la gente lo espera y no comprende las razones de los continuos aplazamientos de este viaje. Entiendo que haya un conflicto con Macri, cuya política es totalmente despreciable. Pero la presencia de Bergoglio tendría un efecto extraordinario en sus compatriotas, sería un incentivo para todos aquellos que esperan un cambio, pero no tienen el valor de exponerse. Y le daría a la juventud la oportunidad de encontrarse en un ideal común, en la solicitud de un cambio no violento a favor de la justicia. Argentina es el país donde la mayoría de los jóvenes hacen ‘lío’, como él mismo los ha instado a hacer en esa reunión extraordinaria con ellos en Río de Janeiro con motivo de la JMJ 2013”, explica Boron, subrayando la “distinción entre política, que incluye el conflicto con Macri sobre las cuestiones de la economía y la fuerte represión en curso, y el ministerio del Papa como jefe de la Iglesia, que va más allá de la dimensión política y de la reivindicación social, aunque justa y necesaria, ya que representan una lectura en todo caso limitada de sus palabras y gestos”.

 

 Para el sociólogo y politólogo argentino, “posponer el viaje a su tierra natal, que lo ha estado esperando durante 5 años, podría crear una gran decepción en los jóvenes que en la Argentina apoyan la visión del Laudato si'”. “Por supuesto – admite -, hay obispos que no comparten la línea de Bergoglio, pero en toda América Latina es así”.

 

 Según el profesor Boron, “en cierto sentido, este Papa innovador no es bienvenido para casi ningún episcopado del continente”. “Pero creo – nos confía – que un Papa innovador no puede dejar a Argentina de lado luego de haber tocado a tantos otros países que viven por lo menos en parte las mismas contradicciones y dificultades. Por ejemplo, estuvo en México y Colombia, donde hay dificultades y problemas igualmente complejos y los obispos están en gran parte alineados del lado opuesto de la visión de Francisco”.

 

 “El Papa también debería visitar Venezuela en el mismo viaje”, agrega el profesor Vasapollo, quien regresó de una misión científica en el país “asediado por Estados Unidos y la Unión Europea con medidas económicas tan serias como injustas porque penalizan a los más débiles, en primer lugar, los niños enfermos que no pueden curarse y alimentarse adecuadamente, y esto significa desencadenar un genocidio”.

 

 Vasapollo cuenta que pudo explicarle personalmente al Papa lo que estaba sucediendo y dijo que al responderle, Francisco aseguró sus oraciones para que “la justicia y la paz puedan prevalecer en el país”. “Las dos caras – explica el economista – de la campaña madurista. Solo Alemania, después de la guerra, ha invertido un porcentaje tan alto de su presupuesto en políticas sociales: tres millones y medio de viviendas sociales, de hecho, son un récord absoluto”.

 

 Según Vasapollo, “es muy improbable que el intento de subvertir el resultado de las elecciones democráticas del pasado 20 de mayo tenga éxito debido a que en la oposición no hay unidad de visión, sino intereses divergentes como los de las multinacionales, los narcos y la oligarquía latifundista, mientras continúa el intento de desestabilizar el país haciendo pasar hambre al pueblo”. “Se quiere determinar – denuncia – una crisis social a la que contribuyen las noticias falsas que se difunden a manos llenas por los medios de comunicación, pero también cada vez más por las fuerzas políticas, como sucedió en los últimos días en Italia con la moción parlamentaria anunciada por Fratelli di Italia, que define como ‘crisis humanitaria’ los problemas de Venezuela, creados en realidad artificialmente desde el exterior para adueñarse de sus recursos naturales. Es una maldición – señala Vasapollo – ser la reserva de petróleo más grande del mundo. Y el quinto país por oro, plata, coltam y litio, mientras que el Orinoco es la mayor reserva de agua dulce en el Caribe. Todo esto – señala Vasapollo – a tan solo tres días de navegación de Houston”.

 

 De hecho, recuerda Boron, el cual teoriza el multipolarismo, “la doctrina imperialista considera a América Latina como una dependencia de América del Norte, que por lo tanto se ocupa de la misma como de problemas de ‘seguridad nacional’ y no en términos de una política exterior que respete la  autodeterminación de los pueblos “. “En el Caribe, de hecho, hay 83 bases militares de Estados Unidos. Y el imperialismo estadounidense en los últimos años ha sido decisivo, por ejemplo, contra Dilma Rousseff en Brasil, en el intento de golpe de Estado en Bolivia (un país al que querían dividir) y nuevamente contra Correa en Ecuador, Lugo en Paraguay y Cristina Kirchner en Argentina”.

 

 Y en este momento hay un intento, alentado igualmente desde el exterior, para derrocar a Ortega en Nicaragua. “Allí – acota – el problema para los Estados Unidos es bloquear la construcción del Canal Transoceánico que podría cambiar completamente las relaciones comerciales y económicas. La construcción del canal en Nicaragua no ha comenzado, pero esta posibilidad de desarrollo, que sería decisiva, es inaceptable para los Estados Unidos, que a través de Panamá ejerce un control de facto sobre todo el movimiento comercial del Caribe”.

 

 “Hay, en este sentido – hace notar Vasapollo – dos grandes obras que pueden cambiar la historia de América Latina: el canal en Nicaragua y el Puerto de Mariel en Cuba que se convertiría en el centro del Caribe”.

 

 En este sentido, tanto Boron como Vasapollo subrayan que China en América Latina desempeña un papel muy importante. “Es el primer socio comercial del Caribe, ha hecho inversiones muy importantes, pero no da miedo porque, a diferencia de los Estados Unidos, China no tiene bases militares”.

 

 

 

Incontro con:

Atilio Boron (Università Buenos Aires, Sociologo, Politologo, Direttore del Centro Formazione PLED )

Pierpaolo Leonardi, Esecutivo USB, Segretario del Sindacato mondiale del Pubblico impiego, aderente della Federazione Sindacale Mondiale.

Luciano Vasapollo, Direttore del CESTES

 https://youtu.be/AAmPa04uY2U

 

 

 

Dai PIGS alla'ALBA Mediterranea : costruiamo l'alternativa.

29 novembre ore 17.00

Ingegneria-Aula 2

La Sapienza

Roma

Economia e tentativi di destabilizzazione, i due fronti su cui lotta il Venezuela

di Rino Condemi

19 novembre 2018

 

Un economia sotto assedio e un assedio vero e proprio da parte di stati confinanti come la Colombia. Sullo sfondo l’esplicita ambizione degli Stati Uniti e dell’Unione Europea di rovesciare il governo Maduro e l’esperienza bolivariana che ha segnato una netta rottura con l’egemonia imperialista in Venezuela e in America Latina. A rendere lo scenario più minaccioso la vittoria della destra in Brasile, il gigante latinoamericano.

Luciano Vasapollo e Rita Martufi sono stati in Venezuela diversi giorni per incontri e confronti pubblici con economisti e dirigenti governativi della repubblica bolivariana. E si sta lavorando molto sullo sganciamento definitivo dalla dollarizzazione, sia sul mercato interno che nelle transazioni internazionali. “Siamo in una commissione ristretta economica che sta lavorando soprattutto sul Petro. Attraverso il Petro e le criptomonete bisogna creare le condizioni per un sistema monetario alternativo in risposta al dollaro. Dobbiamo de-dollarizzare il mondo” afferma Vasapollo, “Gli Usa cercano di sottomettere il paese attraverso il dollaro, il Petro deve essere lo strumento attraverso cui svincolarsi da euro e dollaro, strumenti di dominio imperiale”. Ma Caracas in questa sfida non da è sola. Alcuni paesi stanno lavorando con il Venezuela in questa direzione: ci sono la Turchia, l’Iran, la Russia e la Cina. “Una speranza di mutamento contro il dollaro esiste ed è proprio per questo che stiamo cercando di lavorare per ancorare il Petro non solo al petrolio ma ad un paniere in cui abbia un ruolo fondamentale l’oro. Il Venezuela, che è stato depredato in passato, ha giacimenti enormi di oro. E attaccare l’oro potrebbe essere un suicidio anche per l’Impero e i suoi vassalli”,  spiega l’economista che da anni dirige il Cestes (il centro studi dell’Usb) e lavora in stretta collaborazione con molti governi progressisti latinoamericani, da Cuba alla Bolivia al Venezuela. Ma l’economia non è solo un problema relativo al ruolo del Venezuela nelle transazioni internazionali. Sull’economia interne pesano sfide estremamente impegnative, ma anche sfide politiche per molti aspetti minacciose: “Stiamo discutendo qui in Venezuela soprattutto della questione della guerra economica, ma il timore consolidato è anche politico. A gennaio Maduro dovrà assumere i poteri per l’inizio del nuovo mandato dopo la legittima vittoria delle passate elezioni e si sta preparando da parte di Usa e Ue un golpe”. Il tentativo di delegittimare il processo politico venezuelano vede convergere sia gli Usa che l’Unione Europea: “possono tentare il golpe da due punti di vista: uno bianco – con istituzioni internazionali e governi occidentali che non riconoscono Maduro come legittimo Presidente. E un golpe frutto di uno scontro militare alla frontiera” afferma Luciano Vasapollo. “Dopo che Bolsonaro e l’estrema destra hanno preso il potere in Brasile, insieme alla Colombia, ai narcos, al Perù, l’Argentina e le solite transnazionali, stanno creando le condizioni ancora più pesanti dal punto di vista economico contro il Venezuela e poi essendo paesi limitrofi con la scusa dei flussi migratori (inesistenti) vogliono portare la situazione allo scontro.

E la vittoria della destra in Brasile rischia di avere conseguenze molto pesanti per il processo progressista realizzatosi in America Latina alla fine del XX Secolo. “Non solo la Colombia. Anche il governo del Brasile, dell’Argentina iniziano a parlare della dittatura del narco-dittatore Maduro. Flussi sarebbero funzionali al traffico di cocaina. Siamo alla follia.”

http://contropiano.org/news/internazionale-news/2018/11/19/economia-e-tentativi-di-destabilizzazione-i-due-fronti-su-cui-lotta-il-venezuela-0109635?fbclid=IwAR3qsaxyeBUgM1q5WvkdqiIiDCEWBVerGdDZMnUMhr_nCo8TTRX9NurPdvo

 

16 novembre 2018  

Il prof.  Luciano Vasapollo in Venezuela :
“Caracas non è sola. Il Petro deve essere lo strumento attraverso cui svincolarsi da euro e dollaro, strumenti di dominio imperiale.
Stiamo cercando di lavorare per ancorare il Petro non solo al petrolio ma ad un paniere in cui abbia un ruolo fondamentale l’oro", ha detto il professore Luciano Vasapollo.Sul futuro economico del Venezuela ci sono speranze perché il Paese non è da solo. Luciano Vasapollo, professore di Metodi di Analisi Economica e Problemi dello Sviluppo che ora sta lavorando nel Venezuela ha spiegato cosa sta succedendo nel paese sudamericano.
"Siamo in una commissione ristretta economica che sta lavorando soprattutto sul Petro. Attraverso il Petro, attraverso le criptomonete bisogna creare le condizioni per un sistema monetario alternativo in risposta al dollaro. Dobbiamo de-dollarizzare il mondo. Gli Usa cercano di sottomettere il paese attraverso il dollaro, il Petro deve essere lo strumento attraverso cui svincolarsi da euro e dollaro, strumenti di dominio imperiale. Caracas non è sola. Alcuni paesi stanno lavorando con il Venezuela in questa direzione: ci sono la Turchia, l'Iran, la Russia e la Cina. Una speranza di mutamento contro il dollaro esiste ed è proprio per questo che stiamo cercando di lavorare per ancorare il Petro non solo al petrolio ma ad un paniere in cui abbia un ruolo fondamentale l'oro. Il Venezuela, che è stato depredato in passato, ha giacimenti enormi di oro. E attaccare l'oro potrebbe essere un suicidio anche per l'Impero e i suoi vassalli", ha detto il professore.

https://it.sputniknews.com/mondo/201811166801733-venezuela-petro-mutamento-contro-dollaro/?fbclid=IwAR2JYmSgkaAJJagGRR8LtU3AczNboiHJyITIvQD4oq0tb6Ikb3YyeUkBSjo

Luciano Vasapollo e Rita Martufi in Venezuela. L’abbraccio del Ministro della cultura venezuelano dopo la visita al Papa

12/11/2018

 L’economista Luciano Vasapollo, delegato del rettore dell’Università La Sapienza per i rapporti internazionali con l’America Latina, e Rita Martufi, ricercatrice socio-economica, membro del Comitato Scientifico del Centro Studi CESTES e del Comitato di Programmazione Scientifica della rivista PROTEO (rivista quadrimestrale di analisi delle dinamiche economico-produttive e di politiche del lavoro), sono da due giorni in Venezuela – invitati dal governo venezuelano e in particolare dal ministro della cultura Ernesto Villegas Poljak e dal ministero degli esteri Jorge Arreaza – in rappresentanza del capitolo italiano della Rete di intellettuali artisti e movimenti sociali in difesa dell’umanità, di cui Rita Martufi è la coordinatrice italiana, oltre che rappresentante alla Fao della Federazione sindacale mondiale e dirigente del Centro studi Usb, mentre Vasapollo è membro della segreteria internazionale della Rete di intellettuali artisti e movimenti sociali in difesa dell’umanità, intrattenendo così una serie di ricerche e di rapporti culturali.

Accolti dall’economista venezuelana Pasqualina Curcio, autrice del libro “La mano visibile del mercato, guerra economica in Venezuela”, Vasapollo e Martufi collaboreranno con l’importante economista venezuelana, per affrontare problemi e soluzioni per il rafforzamento dell economia sotto attacco internazionale di Usa e Ue.

Appena arrivati Vasapollo e Martufi sono stati invitati a cena dal ministro della cultura con il quale hanno parlato di una settimana che sarà ricchissima di incontri, anche a margine della fiera internazionale del libro, che si tiene fino a sabato prossimo, la fiera più importante dopo quella di Cuba in America Latina, dove Vasapollo presenterà il libro “Chavez presente. La resistenza eroica del popolo bolivariano”, tradotto in Venezuela dalla casa editrice “El perro y la rana”.

Sono in programma anche una serie di incontri di studio sulla questione del Petro, con l’obiettivo di “costruire una serie di relazioni” riguardo al tema delle cripto monete, a partire da Venezuela, Russia, Cina, Turchia, Siria, paesi che gli Stati Uniti stanno tentando di dollarizzare e che possono uscire da questa situazione soltanto con un sistema di critpomonete e un sistema monetario alternativo.

Nei primi colloqui si è parlato di come la cultura, anche quella di sinistra, purtroppo appare in ritardo su questi problemi, per non dire che è alla deriva completamente.

Vasapollo ha incontrato due volte il fratello del comandante Chavez, Adam Chavez, vicepresidente delle relazioni internazionali dell’Assemblea nazionale costituente, con il quale ha parlato delle prossime attività: il docente italiano lavorerà con l’Assemblea nazionale costituente, incontrando i lavoratori con la Commissione nazionale lavoro, economica e produttiva e con la Commissione relazioni internazionali.

Vasapollo e Martufi hanno poi partecipato a una riunione di intellettuali convocata dal capitolo venezuelano della Rete di intellettuali artisti e movimenti sociali in difesa dell’umanità, con rappresentanti del Venezuela, Perù, Colombia, Argentina e Cuba, anche con intellettuali e giornalisti che non appartenevano alla rete, affinché si possa attuare uno sforzo plurale per coinvolgere settori ampi della popolazione, e non soltanto quelli politicizzati, per i danni incredibili che Cuba, Venezuela e altri paesi subiscono con il blocco.

Da parte sua il ministro della cultura ha abbracciato il prof. Vasapollo e lo ha ringraziato per la visita fatta mercoledì scorso al Papa, e anche durante la riunione si è parlato del ruolo che svolge Papa Francesco, con le parole di conforto per le situazioni che si stanno determinando. Un incontro avvenuto prima della visita, al museo di Caracas, alla mostra “Camarada Picasso” con 149 opere originali del pittore: “un museo frequentato dal popolo quindi la cultura del popolo per il popolo, e una fiera internazionale del libro frequentata da bambini, famiglie, intellettuali, operai, per una cultura popolare e una visione della cultura marchiana ‘essere colti per essere liberi’, tipica della cultura di Martì ma anche di Bolivar”, ha commentato il professor Vasapollo.

http://www.farodiroma.it/luciano-vasapollo-e-rita-martufi-in-venezuela-labbraccio-del-ministro-degli-esteri-venezuelano-per-la-visita-al-papa/?fbclid=IwAR1l70Ofqq3LnFcTC6sxJLIM9cK-zPlWVC84dPSvV6vQxXewxLwK6jgQ5B4

 

Interviste realizzate a Caracas da Rita Martufi  e Luciano Vasapollo

La prima a Radio Naciional con la Profa. Cristina González nel programma dal titolo

ESTO ES LO QUE HAY

ftp://rnv.no-ip.org/link/Esto%20es%20lo%20que%20hay%2018-11-2018%20parte%202.mp3

PROGRAMMA DANDO Y DANDO

PROF. LUCIANO VASAPOLLO

https://doc-10-2k-docs.googleusercontent.com/docs/securesc/vvdfauceqt4ckaimls0q6bh121isieqi/fa8423gj2iuledebpi006jfauo2r6cd5/1544004000000/13852172295909862841/07846885134294815366/1LJLmh09SfpacckZdEHDkCh0SgiIG5yXA?e=download

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