Giovedì 7 febbraio 2019 dalle ore 16:00 alle 19:00
Aula V Facoltà di Lettere
Sapienza, Università di roma
Piazzale Aldo Moro 5
Roma
 
   

Nel dicembre del 1990, il Field manual del Dipartimento dell’esercito degli Stati uniti, definiva le operazioni militari in un conflitto di bassa intensità come «una combinazione di mezzi, [che] adopera strumenti politici, economici, informativi e militari». Ma quando questi mezzi non risultano efficaci al raggiungimento di un obiettivo militare (e dunque, politico-economico), il passo successivo è quello della “guerra guerreggiata”.

È questo il messaggio “scappato” dalla cartellina del Consigliere per la sicurezza nazionale statunitense John Bolton: in Venezuela siamo pronti all’escalation militare, che non è altro che la traduzione nostrana del «all options are on table» rilasciato dalla Casa bianca a seguito della “svista” del Consigliere. E non a caso, il già ridenominato “Piano Bolton” viene annunciato durante la conferenza stampa in cui si pubblicizzavano le sanzioni economiche alla Pdvsa, compagnia petrolifera venezuelana nazionalizzata da Chávez, i cui ricavi sono la fonte delle numerose misiones con cui il governo di Caracas finanzia lo “stato sociale”.

Contestualmente, il presidente Trump ha iniziato il 2019 all’insegna della ridefinizione della politica estera statunitense, non senza creare scompensi all’interno della squadra di governo. L’intenzione di ritirare la metà delle truppe dall’Afganistan (da 14 a 7 mila) non trova i favori dei capi della National intelligence nordamericana che, con le parole del direttore Daniel Coats, avvertono il presidente del rischio di un Iraq 2.0 in caso di ritirata da Kabul in assenza di un governo capace di mantenere la stabilità nel paese, e dunque di giustificare ex post il quasi ventennale l’intervento a guida stelle e strisce.

Nell’appunto di Bolton, quelle sarebbero le truppe incaricate (almeno nel numero) di “aprire” il fronte venezuelano tramite lo storico alleato colombiano, i cui confini col Venezuela sono terreno privilegiato per ogni operazioni di disturbo alla democrazia dei vino tintos.

A una “democrazia” che promette guerra, una “dittatura” risponde col dialogo. L’appena rieletto presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha annunciato all’agenzia russa Ria Novosti di essere disposto ad aprire all’opposizione politica, anche con la mediazione di paesi terzi. Come dire, non proprio l’atteggiamento di chi ha qualcosa da nascondere nell’armadio di casa propria.

Picche, invece, sull’ultimatum lanciato dell’Unione europea circa la necessità di indire nuove “libere elezioni presidenziali” entro otto giorni, minacciando il «non riconoscimento della leadership del paese». A livello internazionale, la spaccatura è totale, come sancito dal voto Onu (17 a 16), in cui è stato decisivo il Messico guidato dal nuovo presidente Lopez Obrador, stavolta non allineato ai voleri di Washington. Le elezioni, al massimo, possono essere quelle dell’Assemblea nazionale, di cui l’autoproclamatosi “presidente del Paese” Guaidò è il, questo sì, presidente.

Come già scritto in queste pagine, sul sostegno al Venezuela ci si divide, perché nel qui e ora poca importano le contraddizioni presenti nel processo bolivariano che, in quanto processo e realtà che cammina, non può essere esente da errori. È la natura della sperimentazione, peraltro portata avanti dovendo contemporaneamente affrontare la sfida di chi continua a considerarla come “il giardino di casa”, e dei suoi fedeli seguaci.

Insomma, è la natura del momento storico che impone lo schieramento senza esitazioni dalla parte del popolo venezuelano, a cui solo la continuazione del processo chavista può, se non garantire, quantomeno tenere aperto l’orizzonte di un futuro fatto di giustizia sociale e riduzione delle diseguaglianze. Di contro, l’imperialismo targato Donald Trump torna a tuonare sui confini dei Caraibi, incalzato da quell’«America first» che passa, dopo i continui fallimenti in Medio oriente e dal sopravanzare della Cina, dal controllo dell’altra parte dell’America, quella Latina e rebelde.

 

Dietro la scomparsa dell’oro venezuelano, c’è la regia degli Stati Uniti. Leggendo una notizia del genere potrebbe sembrare di esser finiti in una spy story, o in una vecchia storia d’avventura di un paio di secoli fa. Stiamo invece parlando di cronaca, di politica, di quello che sta avvenendo in Venezuela. E come sempre quando si segue la pista dei soldi – in questo caso dell’oro – poi le dinamiche in atto iniziano a diventare chiare.

Sono tre le notizie interessanti, da questo punto di vista, che circolano da ieri, citate e proposte da Corriere della Sera e da Sole 24 Ore (media che non possiamo certo annoverare tra quelli pro-Maduro, che di fatto da queste parti non esistono).

La prima arriva dall’agenzia Bloomberg: la Banca d’Inghilterra ha bloccato una richiesta del governo venezuelano di ritirare oltre un miliardo di dollari in lingotti d’oro in possesso della stessa banca. Si tratta di parte della riserva aurea all’estero della banca centrale venezuelana, quindi teoricamente nelle sue disponibilità.

La seconda notizia la riporta la Reuters: l’autoproclamato – e quindi golpista – presidente Guaidò ha scritto a Teresa May, chiedendo formalmente di non restituire l’oro perchè “sarebbe usato per la repressione” da parte di Maduro.

La terza notizia arriva dal Sole 24 Ore, ed è quella che forse “pesa” di più. Sono due, in realtà, le news contenute nell’articolo di Alessandro Plateroti, che suggeriamo di leggere (https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2019-01-26/-l-oro-caracas-londra-congelato-usa-deutsche-bank-saga-193032.shtml?uuid=AEFrBQLH).

Il primo spunto è in apertura di articolo: dietro il mancato rimpatrio a Caracas nel settembre scorso di 550 milioni di dollari di lingotti d’oro depositati a Londra, non c’erano infatti «problemi procedurali» come hanno sostenuto finora la banca centrale e lo stesso governo inglese, ma una vera operazione di esproprio internazionale organizzata segretamente dalla Casa Bianca”.

Più chiaro di così si muore. Nello specifico, l’autore fa riferimento ad un precedente diniego da parte dell’autorità britannica che era stato attribuito a questioni di procedura.

Il secondo arriva qualche riga dopo, ed è ancora più clamoroso, forse.

Secondo alcune fonti, la quantità di oro venezuelano in possesso della Bank of England sarebbe praticamente raddoppiato. Da 14 tonnellate presenti nel mese di novembre 2018 alle 31 tonnellate attualmente custodite.

Ma come, a settembre Londra blocca il rimpatrio di 500 milioni di oro e il governo venezuelano gliene affida altre diciassette tonnellate? Sono matti? No. Perchè l’oro non arriva dal Venezuela, ma dalla Germania. Più precisamente dalla Deutsche Bank, che lo aveva avuto come garanzia da parte di Caracas per un prestito concesso quattro anni fa.

Bloccare l’accesso alle riserve auree al governo di Maduro è una operazione che può avere conseguenze gravi ed immediate. L’oro è usato infatti da anni come valuta di scambio per l’acquisto di beni di consumo anche fondamentali, come cibo e farmaci. Un modo – spiega il Sole 24 Ore – per superare gli ostacoli del lungo embargo a cui il Venezuela è sottoposto da anni da parte degli Usa.

E qui si chiude il cerchio, che parte ed arriva sempre lì, negli Stati Uniti: “I sospetti che dietro questi casi ci sia la regia della Casa Bianca girano da mesi, come riportato in un’inchiesta del Sole 24 Ore il 29 novembre 2018. Una conferma arriva ora da Marshall Billingslea, Assistant Secretary for Terrorist Financing del Dipartimento al Tesoro Usa: «All’inizio di ottobre – rivela a sorpresa Billingslea – il Segretario Mnuchin ha incontrato i ministri delle Finanze d’Europa e Giappone, i governatori delle Banche Centrali e i responsabili dell’intelligence, per definire un piano di azione comune contro Maduro: l’obiettivo più importante e immediato è bloccare il commercio dell’oro sovrano venezuelano. Alcuni risultati li abbiamo già avuti in questi giorni…». Non a caso, erano proprio gli stessi giorni in cui Londra aveva deciso di bloccare il rimpatrio dei lingotti a Caracas.”

Citiamo volentieri e volutamente le ultime righe dell’articolo del Sole 24 Ore perchè, in storie come questa, la chiarezza è fondamentale.

Quello che sta avvenendo in Venezuela è qualcosa di assolutamente artificiale, eterodiretto, antidemocratico. Nasce dalla volontà di un paese terzo rispetto alle vicende venezuelane – gli Stati Uniti – che sta imponendo la sua agenda ad altri paesi terzi che vigliaccamente ne diventano complici.

La “storia dell’oro del Venezuela” è l’ennesima dimostrazione di tutto questo. E mentre Guaidò annuncia di stare prendendo il controllo dei beni all’estero del Venezuela – con l’ovvio e necessario benestare dei paesi che quei beni li ospitano -, gli Stati Uniti annunciano altre sanzioni. La prima ad essere colpita potrebbe essere la Pdvsa, la compagnia petrolifera di Stato.

 

Prof. Vasapollo: "La destra italiana - dal Pd alla Lega - vuole la guerra in Venezuela. Il sangue di questi ultimi anni nelle loro 'guerre umanitarie' non gli è bastato?"
"Faccio appello alla Mogherini perché rispetti per una volta l’autodeterminazione dei popoli e la sovranità di un paese."30/01/19

Intervista al Prof. Luciano Vasapollo, Professore alla « Sapienza» Università di Roma, Delegato del Rettore per le Relazioni Internazionali con l'America Latina

Professore in Venezuela è in corso un golpe oppure no?

E’ chiaramente in corso un colpo di stato. Non è iniziato il 24 gennaio ma un giorno prima. Il golpe è iniziato su Twitter quando il signor Pence, vice-presidente di un paese responsabile della morte di 30 milioni di persone circa dal 1945 ad oggi, ha deciso che il Presidente legittimo di un paese non lo doveva essere più. L’autoproclamazione del 24 gennaio di un autentico sconosciuto della vita politica venezuelana – noto solo per aver mostrato il deretano alla polizia bolivariana e per aver lanciato molotov riempite di escrementi contro l’esercito - è solo l’esecuzione di un ordine arrivato il giorno prima.


L’estrema destra venezuelana che guida il golpe – e i media che li assecondano nel mondo - continuano a dire però di seguire la Costituzione venezuelana. E’ così?

Come hanno spiegato bene il presidente Maduro, il ministro degli esteri Arreaza all’Osa, all’Onu – dove i piani golpisti sono miseramente falliti - e in conferenza stampa, ma come può spiegare uno studente di primo anno di giurisprudenza in Venezuela, il golpe non ha nessuna base legale. Lo hanno spiegato tutti i più importanti costituzionalisti in Venezuela come il tentativo dell’opposizione di giustificare come vuoto di potere l'usurpazione della funzione del Presidente non ha alcun riferimento legale. Il presidente Nicolas Maduro Moros ha giurato il 10 gennaio dinnanzi al potere supremo costituzionale come prevede la Costituzione in casi in cui, come l’attuale, il Parlamento è in una situazione di ribellione. Il Venezuela, fattore determinante e volutamente ignorato da quei media che assecondano il golpe, è una repubblica presidenziale e il Presidente è eletto da elezioni dirette e non dal Parlamento. Non è mai prevista la possibilità di vuoti di potere. L'art. 233 della costituzione, che l’estrema destra golpista cita per avallare questo colpo di stato, parla di impedimento permanente del presidente, non di vuoto di potere. La costituzione definisce tassativamente 5 casi di impedimento permanente: rinuncia del presidente, morte, sentenza del Tribunale supremo che ne dichiari la destituzione, dichiarazione del Tribunale supremo che ne dichiari l’incapacità fisica o mentale, la dichiarazione di abbandono dell’incarico. Questi sono gli unici casi in cui si manifesta l'impedimento permanente, la legge venezuelana non ne prevede altri. Come potete facilmente comprendere nessuno sussiste in questo momento ed è chiaramente in corso un colpo di stato. L'ennesimo colpo di stato della nefasta storia degli Stati Uniti in America Latina.


Gli Stati Uniti hanno deciso di passare ora al piano B del golpe: soffocare del tutto l’economia del paese. Hanno annunciato, per bocca di Bolton, nuove sanzioni contro la compagnia petrolifera statale PDVSA. Inoltre sono stati congelati ben 7 miliardi di dollari della società di Caracas. Il vero obiettivo è quello di impadronirsi del petrolio venezuelano?

Non solo del petrolio. Il Venezuela ha le riserve di petrolio più grandi al mondo superiori a quelle dell’Arabia Saudita, ma nel paese c’è oro, coltan, gas e tutto quello che fa gola all’imperialismo nord-americano. Qui però vorrei che sia chiaro un punto: la decisione degli Stati Uniti di forzare un colpo di stato e comunque un cambio traumatico dell’ordine precostituito è perché la Costituzione del Venezuela, che ha nazionalizzato e dato queste risorse al popolo, deve essere annientata. E per farlo hanno bisogno di un cambio traumatico.


Per questo si spiega la decisione dell’opposizione di non partecipare al dialogo?

Esattamente. Parte della destra venezuelana quella più legata al terrorismo e responsabile di decine di morti durante i due tentativi di golpe del 2014 e del 2017 note come Guarimbas hanno solo la strategia golpista nella loro agenda. Quando dopo anni di negoziazioni a Santo Domingo nel febbraio del 2018 tra il Governo e le varie anime delle destre - con la mediazione tra gli altri dell’ex primo ministro spagnolo Zapatero - si era finalmente arrivati ad un accordo che prevedeva la fine da parte delle destre della ribellione del Parlamento contro gli altri 4 poteri dello stato e elezioni presidenziali anticipate come richiesto (e voglio che questo punto sia chiaro e ribadito con forza) dalle opposizioni, una telefonata da parte di Tillerson, allora Segretario di stato, dalla Colombia dove era in visita al capo delegazione delle destre ha impedito di firmare un documento su cui avevano dato l’ok un minuto prima. Avete capito bene. Le destre erano d’accordo per il piano di riconciliazione nazionale, stavano per firmare ma non hanno potuto perché una telefonata da Bogotà del Segretario di stato Usa ha impedito tutto. E questo proprio perché gli Stati Uniti hanno bisogno di un cambio traumatico per derubare le risorse che oggi grazie alla Costituzione venezuelana ideata dalla rivoluzione bolivariana appartengono al popolo del Venezuela.


Elezioni anticipate che l’opposizione ha chiesto e che si sono svolte il 20 maggio. L’estrema destra che oggi guida il Golpe non ha voluto partecipare ma contro Maduro c’erano comunque altri due candidati delle opposizioni….

Non hanno voluto partecipare esattamente. Gli Stati Uniti glielo hanno impedito. Mi ricordo che ero osservatore internazionale in quei giorni di maggio durante le elezioni presidenziali che hanno visto la conferma per un secondo mandato del presidente Maduro. Ho potuto assistere come vi fossero decine di comizi dei candidati delle opposizioni, Henri Falcon e Bertucci, come ci fossero dibattiti pubblici tra tutti loro. Alle elezioni, assolutamente libere e trasparenti, hanno partecipato milioni di venezuelani che hanno sfidato anche il terrorismo dell’estrema destra per andare a votare, dando una lezione di democrazia e di civiltà al mondo. L’ho visto come testimone diretto. E alla fine Maduro ha trionfato con il 68% dei voti e in percentuale rispetto all’affluenza ha preso più consenso di Trump, Macron, Pinera, Macri. Coloro che oggi attaccano la sovranità del Venezuela.
La parte della destra che non ha voluto partecipare alle elezioni, Voluntad Popular del golpista autoproclamato di questi giorni in particolare, ha scelto di continuare a bruciare le persone per le strade solo perché nere o chaviste – e sono loro i riferimenti “democratici” oggi per l’occidente. C’è poi il caso singolare di Accion Democratica di Ramos Allup, più moderata, che aveva in un primo momento dato l’adesione per poi ritirarla su ordine degli Stati Uniti. Elezioni anticipate chieste dall’opposizione, a cui la parte dell’opposizione golpista non ha potuto partecipare per imposizione di Washington. Pensate è come se alle prossime elezioni Fratelli d’Italia o Forza Italia decidono di non candidarsi poi chiedono l’annullamento perché loro non si sono presentati, qualcuno si autoproclama Presidente in piazza e qualche stato canaglia lo riconosce. Ma c’è un’ipocrisia anche maggiore all’imperialismo degli Stati Uniti.


Quale?

Mi riferisco all’Unione Europea. Bene disse in quei momenti Zapatero che accusò l’Unione Europea di ipocrisia totale nel aver dato scontate l’irregolarità di elezioni che non si erano ancora svolte, di non aver voler voluto partecipare come osservatore nonostante l’invito formale da parte del governo venezuelano e di non riconoscerle perché parte dell’opposizione le aveva boicottate su imposizione degli Stati Uniti e per proseguire i loro piani di violenza, golpismo, guerra economica, lavorando per creare le condizioni per la prossima guerra criminale degli Stati Uniti.


Il servilismo dell’Unione Europea è per questo una vergogna maggiore degli Stati Uniti. Tutto il mondo ha capito la brutalità e la malvagità nord-americana, ma l’Ue per qualche misteriosa ragione riesce ancora a passare come innocente aerea di rispetto dei diritti umani, quando tra guerre e sanzioni è responsabile della morte di centinaia di migliaia di persone.


A proposito di Unione Europea come giudica l’ultimatum di Spagna, Francia e Germania rivolto al governo di Maduro….

Criminale. Governi che non rappresentano più il loro popolo, pensate a Macron, che vogliono dare 8 giorni al governo legittimo del Venezuela di indire elezioni. Che brutalità, che arroganza, che tristezza. Fino a questo punto si è spinto il servilismo verso gli Stati Uniti? Al contrario l’Italia ha assunto una posizione più degna e coraggiosa.


Il governo italiano si è spaccato ma al momento ha resistito e non si è piegato alla logica dell’ultimatum da guerra…

La posizione della Lega di Salvini è in linea, ma non c’erano dubbi, con chi da destra a destra – cioè da Fratelli d’Italia al Pd – ha deciso di attaccare la sovranità del Venezuela per arrivare all’ennesima guerra “umanitaria” che serve agli Stati Uniti per depredare l’ennesimo paese delle sue risorse. Al contrario il Movimento 5 Stelle, e voglio citare in particolare la posizione di Alessandro Di Battista e Manlio Di Stefano in particolare, ha deciso di sfidare apertamente la logica imperialista e mi vorrei complimentare pubblicamente con loro. Il governo italiano ha mostrato ancora una volta la sua doppiezza con Salvini schierato con il peggio del golpismo e di chi sta alimentando la guerra “umanitaria” per rubare il petrolio dei venezuelani. E’ chiaro che sarà una battaglia dura ma grazie al Movimento 5 Stelle, dobbiamo riconoscerlo, è comunque un risultato perché sappiamo già che con un governo Renzi o un governo Gentiloni ci sarebbe stata la solita figura da zerbino con l’Italia accodata sulla linea folle dell’ultimatum. Quella solita figura che avrebbe fatto un governo monocolore Lega.
Ha pesato molto anche l’opinione pubblica più consapevole dopo le decine di guerre criminali degli anni passati che conoscono alla perfezione tutto il “libretto da manuale” creato ad arte da un’informazione coinvolta in prima persona. E hanno pesato le manifestazioni imponenti che le nostre organizzazioni che hanno manifestato in 6 città con centinaia e centinaia di persone il proprio sostegno al legittimo Presidente Maduro, ma l’apertura di una mediazione insieme a Uruguay e Messico è una posizione intelligente che serve a scongiurare una carneficina su cui invece lavorano ripeto da destra a destra Fratelli d’Italia, Pd, Lega e Forza Italia.


Che messaggio vorrebbe dare alla Mogherini prima che l’Ue si pronunci definitivamente?

Faccio appello alla Mogherini perché rispetti per una volta l’autodeterminazione dei popoli e la sovranità di un paese. Per una volta l’Unione Europea si faccia promotore del dialogo e non assecondi i piani criminali degli Stati Uniti. Dopo la Jugoslavia, Afghanistan. Iraq, Libia, Siria, Ucraina... quanti morti e quanto sangue volete ancora sulla coscienza? Questo direi alla Mogherini. E le direi di lavorare perché le destre che addirittura e in modo vergognoso l'Unione Europea ha premiato come esempio dei diritti umani si siedano nuovamente sul tavolo delle trattative e del dialogo come chiede e ha sempre chiesto il governo del Presidente Maduro. Non è accettabile una mediazione che ponga come vincolo il ripetersi delle elezioni presidenziali questa è la mia opinione. Ripeto è come se in Italia, Fratelli d’Italia o Forza Italia non si candidano poi chiedono l’annullamento perché loro non si sono presentati. Il dialogo è la base ma con un’agenda aperta senza vincoli e ultimatum.

Cosa teme come scenari futuri?

Mosca con le dichiarazioni del ministro degli esteri Lavrov sono stati chiari e la Russia ha chiarito di essere pronta a utilizzare tutti i mezzi disponibili per il rispetto del diritto internazionale sulle vicende del Venezuela. Dobbiamo essere chiari su quello che può accadere sul Venezuela. L’ennesima guerra criminale degli Stati Uniti non sarebbe un conflitto regionale con Colombia, Brasile e altri paesi che ne vivrebbero le conseguenze sulla loro pelle chiaramente. Non sarebbe solo portare il Medio Oriente in America Latina. Il rischio è di una guerra mondiale con Russia, Cina, India e altri paesi che si opporrebbero all’unilateralismo nord-americano. Ci sono i presupposti per una nuova guerra mondiale. I partiti che da destra a destra – da Pd a Lega per capirci – hanno capito cosa significa soffiare sui venti della guerra?


Papa Francesco ha chiesto 'di essere grandi' a coloro che possono aiutare a risolvere il problema della crisi in Venezuela attraverso la pace e il dialogo. Come giudica il ruolo del Pontefice?

Nonostante la pressione dei vescovi in Venezuela, il Papa, non riconoscendo il golpista ma chiedendo pace e dialogo, sta facendo uno sforzo che un ateo marxista come me non può che sottolineare con ammirazione e rispetto. L'ultimatum lanciato da alcuni paesi dell'Unione Europea al governo del Venezuela va nella direzione opposta all'appello lanciato dal Pontefice perché' significa accelerare quella spirale di violenza che ha portato alla distruzione di Iraq, Afghanistan, Ucraina, Libia e Siria.


Un’ultima domanda sul Petro. Lei è stato in Venezuela a lavorare da economista per la perfezione di questo innovativo sistema monetario. Il golpe del 24 gennaio è arrivato poco dopo il lancio di questo sistema monetario alternativo. C’è correlazione?

Ho partecipato in una commissione ristretta economica che ha lavorato sul perfezionamento del Petro. Attraverso il PETRO, attraverso le CRIPTMONETE il Venezuela sta lavorando per creare le condizioni per un sistema monetario alternativo in risposta al dollaro. Non è solo il Venezuela che sta de-dollarizzarando. C’è tutto un mondo che non vuole più essere sotto il ricatto del dollaro. Gli Usa cercano di sottomettere i paesi attraverso la dittatura finanziaria del dollaro, il Petro per il Venezuela deve essere lo strumento attraverso cui svincolarsi dagli strumenti di dominio imperiale. Caracas non è sola. Alcuni paesi stanno lavorando con il Venezuela in questa direzione: ci sono la Turchia, l’Iran, la Russia e la Cina. Quando Caracas ha iniziato a lavorare per ancorare il Petro non solo al petrolio ma ad un paniere in cui abbia un ruolo fondamentale l’oro - il Venezuela ha giacimenti enormi di oro – è partito secondo me l’ordine definitivo del colpo di stato. In gioco non c’è la sovranità monetaria solo del Venezuela ma di tutti quei paesi e popoli, come ad esempio l’Italia, che chissà un giorno vorranno riprendersela.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-prof_vasapollo_la_destra_italiana__dal_pd_alla_lega__vuole_la_guerra_in_venezuela_il_sangue_di_questi_ultimi_anni_non_gli__bastato/5496_26945/?fbclid=IwAR2bjymmMR91IjFSIIwkB1IIqICDJc6eCeoQXj_nthVzMKa9m3WOQqSFK4Y

 

 

 Hay un golpe claramente en curso. No comenzó el 24 de Enero sino un día antes. El golpe de estado comenzó en Twitter cuando el Sr. Pence, vicepresidente de un país responsable de la muerte de 30 millones de personas desde 1945 hasta hoy, decidió que el legítimo Presidente de un país ya no debería serlo más”; estas son las palabras del profesor Luciano Vasapollo, profesor de la “Sapienza” de la Universidad de Roma, delegado del Rector para las Relaciones Internacionales con América Latina, quien habló sobre la crisis venezolana. Vasapollo explicó que el golpe no tiene base legal alguna: todos los constitucionalistas más importantes de Venezuela han explicado como el intento de la oposición para justificar como vacio de poder la usurpación de la función del Presidente no goza de referencia legal. “El presidente Nicolás Maduro Moros juró delante del poder constitucional supremo el 10 de Enero, tal como lo establece la Constitución en casos en que, como el actual, el Parlamento se encuentra en una situación de rebeldia”. El profesor italiano recordó que también el art. 233 de la Constitución, que la extrema derecha golpista cita para respaldar este golpe, habla del impedimento permanente del presidente, no del vacío de poder: “La constitución define estrictamente 5 casos de impedimento permanente: renuncia del presidente, muerte, sentencia de la Corte Suprema declarando su destitución, declaración de la Corte Suprema declarando su incapacidad física o mental, la declaración de abandono del cargo “.

Vasapollo también habló de los momentos en que fue observador internacional de las elecciones presidenciales, en las que se confirmó el segundo mandato del presidente Maduro, y recordó que “pude ver cómo docenas de candidatos de la oposición, Henri Falcon y Bertucci, estaban allí, cómo hubo debates públicos entre todos ellos. En las elecciones, absolutamente libres y transparentes, parteciparon millones de venezolanos que también desafiaron al terrorismo de extrema derecha para ir a votar, dando una lección de democracia y civilización al mundo. Lo vi como un testigo directo “; en aquella ocasión Maduro triunfó con el 68% de los votos. El profesor universitario también hizo hincapié en que la parte de la derecha que no quiso participar en las elecciones eligió seguir quemando a la gente en las calles solo porque eran negros o chavistas. “Luego está el caso singular de Acción Democrática de Ramion Allup, más moderada, que inicialmente había otorgado su adhesión y luego la retiró por orden de los Estados Unidos. “Elecciones anticipadas solicitadas por la oposición misma, a las que la parte de la oposición golpista no pudo participar por imposición de Washington”.

Durante la entrevista con los micrófonos de “L’Antidiplomatico” Vasapollo, un gran conocedor de esta realidad, contraatacó en contra de Europa hablando de comportamiento criminal relacionado con el ultimátum de España, Francia y Alemania dirigido al gobierno de Maduro: se trata de “Gobiernos que ya no representan a su gente, piensen en Macron, que quieren conceder al gobierno legítimo de Venezuela 8 días para celebrar elecciones. Qué brutalidad, qué arrogancia, qué tristeza, ¿ Hasta tal punto ha llegado el servilismo hacia los Estados Unidos? Por el contrario, Italia ha tomado una posición más digna y valiente “. Vasapollo, refiriéndose a la posición del gobierno presidido por Giuseppe Conte que se ha dividido, quiso destacar que la posición de la Lega di Salvini es coherente con aquellos de la derecha que decidieron atacar la soberanía de Venezuela para llegar a la enesima “guerra humanitaria”que sirve a los Estados Unidos para saquear al enesimo país de sus recursos. “Al contrario, el Movimiento 5 Stelle, y quiero mencionar en particular la posición de Alessandro Di Battista y Manlio Di Stefano en particular, ha decidido desafiar abiertamente la lógica imperialista y me gustaría felicitarlos públicamente”. Según Vasapollo, el gobierno italiano ha mostrado una vez más su duplicidad con Salvini tomando partido con lo peor del golpismo y con quién está alimentando la guerra “humanitaria” para robar el petróleo venezolano.

“Está claro que será una dura batalla, pero gracias al Movimiento 5 Stelle, debemos reconocerlo, es sin embargo un resultado porque ya sabemos que con un gobierno Renzi o un gobierno Gentiloni habría la habitual figura del felpudo con Italia acompañando esta locura del ultimatum”. El papelon habitual que habría hecho una gobierno solo compuesto por la Lega “. Continuando con su analisis, el profesor también recordó que “en todo esto han sopesado las impresionantes manifestaciones en las que nuestras organizaciones han demostrado en 6 ciudades, con cientos y cientos de personas, su apoyo al presidente legítimo Maduro. La apertura de una mediación junto con Uruguay y México es una posición inteligente que sirve para evitar una carnicería para la cual, en cambio, trabajan repito de derecha a derecha: Fratelli d’Italia, Pd, Lega y Forza Italia”.

Cuando se le preguntó sobre los escenarios futuros, también reiteró que Moscú, con las declaraciones del ministro de Relaciones Exteriores Lavrov, fue clara: con Rusia que dejó en claro que estaba listo para utilizar todos los medios disponibles para el respeto del derecho internacional respecto los acontecimientos de Venezuela. “Necesitamos ser claros sobre lo que puede pasar en Venezuela. Otra guerra criminal de los Estados Unidos no sería un conflicto regional con Colombia, Brasil y otros países que soportarian las consecuencias sobre su piel. No seria solo traer el Medio Oriente a América Latina “. Según Vasapollo, existe el riesgo de una guerra mundial con Rusia, China, India y otros países que se opondrían al unilateralismo norteamericano. Para concluir su discurso, subrayó que “a pesar de la presión de los obispos en Venezuela, el Papa, que no reconoce el golpe de Estado sino que pide paz y diálogo, está haciendo un esfuerzo que un marxista ateo como yo no puede sino enfatizar con admiración y respeto. El ultimátum lanzado por algunos países de la Unión Europea al gobierno de Venezuela va en dirección opuesta al llamamiento lanzado por el Papa porque “significa acelerar la espiral de violencia que llevó a la destrucción de Irak, Afganistán, Ucrania, Libia y Siria”.

Dario Caputo

http://www.farodiroma.it/venezuela-el-profesor-vasapollo-interviene-gracias-al-movimento-cinque-stelle-que-ha-decidido-desafiar-la-logica-imperialista-critica-hacia-el-partido-democrata-y-la-lega/?fbclid=IwAR0x4FlX6669_ZWAQWKk0LgXYvm20QeWo2OFqCxQAebYhNePdfHDExA0kIE

 

Saluto di appoggio alla rivoluzione bolivariana e chavista di Pierpaolo Leonardi (USB- FSM) e Luciano Vasapollo (CESTES-Centro Studi USB)

https://youtu.be/QG7swnmk5vo

 

Le forze armate bolivariane del Venezuela (FANB) hanno neutralizzato lunedì un tentativo di attacco a installazioni militari a Caracas.
In una dichiarazione, il ministero della Difesa ha riferito che l’azione si è verificata all’alba del 21 gennaio, intorno alle 02:50 (ora locale). “Un piccolo gruppo di assalitori assegnati alla zona di comando n. 43 della Guardia Nazionale Bolivariana, tradendo il loro giuramento di fedeltà al paese e le sue istituzioni, hanno sequestrato il capitano Gerson Martínez Soto, comandante della stazione di polizia di coordinamento Macarao”.
Successivamente, gli assalitori “si sono trasferiti in due veicoli militari e hanno preso d’assalto la sede del distaccamento sicurezza urbana situata in Petare, nel comune di Sucre, sottraendovi molte armi e sequestrando sotto minaccia di morte, due ufficiali e due guardie nazionali di quel distaccamento”.

Il gruppo di militari golpisti si è poi recato a Cotiza, dove hanno registrato alcuni video lanciati poi sui social network, in cui dicevano di non riconoscere Maduro e chiedevano il sostegno della popolazione invitandola a scendere in strada.
Ma assediate delle forze armate fedeli al governo bolivariano del Venezuela, gli assalitori si sono arresi e sono stati catturati presso la sede della unità speciale della sicurezza “Waraira Repano” nella città di Cotiza. Il ministero della Difesa ha spiegato che durante l’arresto è stato possibile recuperare le armi rubate. Inoltre, i detenuti “stanno fornendo informazioni di interesse alle agenzie di intelligence e al sistema giudiziario militare” ha affermato il presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente, Diosdado Cabello.  Nella dichiarazione si afferma che gli assalitori saranno soggetti al peso della legge venezuelana.

 

Venerdì 25 Gennaio 2019 ore 17,00 presso la Sala Consiliare Comune di Marina di Gioiosa Ionica - Via Fratelli Rosselli 17, L'Unione Sindacato di Base Calabria in collaborazione con la Pro Loco per Gioiosa Marina vi invitano alla presentazione del libro “PIGS – La vendetta dei maiali”, con la presenza dell’autore Luciano Vasapollo, direttore scientifico del centro studi CESTES .Per un programma di alternativa di sistema : uscire dalla UE e dall' Euro, costruire l'Area Euromediterranea.

Giovedì 24.01.2019 Catanzaro. Dibattito Presentazione Ore 16:30 Sala del consiglio comunale del libro “PIGS – La vendetta dei maiali”, con la presenza dell’autore Luciano Vasapollo, direttore scientifico del centro studi CESTES.
Per un programma di alternativa di sistema : uscire dalla UE e dall' Euro, costruire l'Area Euromediterranea.

La vergognosa canea a cui siamo assistendo sull’arresto e la fulminea estradizione di Cesare Battisti,  non deve vedere abbassare la testa a chi negli anni, e ancora oggi, si è battuto e si batte contro un sistema di oppressione diventato sempre più insopportabile.

 Il personaggio Cesare Battisti non si presta al ruolo di martire, ma il contesto della sua storia trascende della sua personale esperienza.

 

1)    In primo luogo a intestarsi l’operazione di rimpatrio di Battisti sono due governi, uno ormai dichiaratamente fascista come il Brasile, l’altro con un razzista e un anticomunista viscerale come ministro dell’Interno (l’Italia). Non è un dettaglio trascurabile.

 

2)    In secondo luogo non ci sentiamo di condividere la scelta e la rapidità con cui il governo progressista della Bolivia ha ceduto sull’estradizione di Cesare Battisti. C’era una domanda di asilo politico che doveva essere esaminata dal Conare (Consiglio Nazionale per i Rifugiati) boliviano  prima di prendere qualsiasi decisione,  e poi ci sono le leggi internazionali sull’estradizione che avrebbero consentito di non cedere alle pressioni dei governi di Brasile e Italia e al carattere vendicativo del sistema giudiziario/carcerario italiano.

 

Non aveva ceduto per anni il governo francese, non lo aveva fatto per anni il precedente governo brasiliano. Perché il governo progressista boliviano non ha fatto altrettanto? Nessuno sottovaluta che oggi in America Latina il clima politico sia cambiato in peggio con la restaurazione di governi di destra in Brasile e Argentina e l’indebolimento dell’ondata progressista. Erano prevedibili fortissime pressioni sulla Bolivia, ma la rapidità con cui è stato consentito l’arresto e l’estradizione di Cesare Battisti non assolvono le autorità boliviane dalle loro responsabilità

 

3)    In terzo luogo, in America Latina – diversamente che in Italia – abbiamo visto palesarsi la possibilità democratica che ex guerriglieri come Mujica in Uruguay o Dilma Youssef in Brasile diventassero presidenti, o che in Bolivia e Venezuela ex guerriglieri potessero svolgere incarichi di governo. Questa possibilità in un paese come l’Italia non è mai avvenuta, perché lo Stato e i partiti politici hanno sempre impedito un vero dibattito politico e storico nel paese sulla “guerra di bassa intensità” che è stata scatenata e  combattuta in Italia dalla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 fino ai primi anni Ottanta. La pesantezza di questo impedimento  traspare in questi giorni non solo nelle dichiarazioni forcaiole della destra ma anche in quelle di alcuni forcaioli della sinistra.

 

4) Da allora è stata sistematicamente negata una soluzione politica sulle conseguenze di quel conflitto ed è stata impedita una amnistia – come esplicito atto politico – che in qualche modo riconoscesse il carattere eminentemente politico – e per tutti i soggetti coinvolti –  di quanto è avvenuto nella storia recente del nostro paese. Non si possono demonizzare i fatti di quel periodo storico con una visione unilaterale che troppo somiglia ad una vendetta del vincitore – lo Stato – e nascondendo che ci furono anche cinquemila prigionieri politici, carceri speciali, torture, sentenze spropositate, leggi repressive anticostituzionali, uccisioni su entrambi i fronti e spesso di persone innocenti. Una “guerra sporca” appunto, combattuta nelle strade e nelle piazze.

 

L’Italia non è stata e non è ancora uno Stato “normale” e non lo sarà mai fino a quando non farà i conti con la propria storia più recente, anche delle sue pagine più dolorose o sanguinose.

 

E’ un giudizio impegnativo ma veritiero, un giudizio che anche le autorità boliviane avrebbero dovuto prendere in considerazione prima di concedere rapidamente una estradizione che affida una persona perseguita per gravissimi reati – ma per motivazioni politiche come quelle di ex presidenti o ministri latinoamericani – ad un  governo vendicativo e ad uno Stato punitivo.

 

5)    Infine, ma non per importanza, vogliamo riaffermare come la vicenda di Cesare Battisti esuli dal personaggio in questione,  ma riponga con prepotenza nel nostro paese una contraddizione ancora aperta sul piano storico e una battaglia politica come quella dell’amnistia, per i protagonisti dei conflitti ormai passati da decenni e per quelli dei conflitti in corso oggi.

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