Non è totalmente vero che il covid-19 non fa distinzioni nell’attaccare e, soprattutto, uccidere. Probabilmente biologicamente non c’è una distinzione tra colore della pelle, età o sesso, anche se potremo saperlo con certezza solo dopo studi approfonditi sul numero definitivo di contagiati e di morti. Una cosa però la sappiamo: differenze e disuguaglianze nel combattere la pandemia e non morire nell’intento, di fatto, ci sono.

Il rischio di contagio di un corriere Amazon che deve andare a lavorare tutti i giorni perché altrimenti i suoi figli andrebbero a letto senza cena non è uguale al rischio che corrono i proprietari della medesima compagnia i quali, socialmente molto ben distanziati all’interno delle loro tenute, sono in cima alla lista di Forbes con un patrimonio di 138 miliardi di dollari.

Non è la stessa cosa passare la quarantena come un cassiere di Walmart, con il rischio di contagio che la sua professione implica, con uno stipendio che non è neanche sufficiente per pagare il test di screening covid-19, rispetto a passare il distanziamento sociale come uno degli azionisti della stessa azienda, la numero 13 nella lista Forbes 2020 con 54 miliardi di dollari di attività.

Non è lo stesso combattere il coronavirus senza un pezzo di pane da mangiare perché, essendo un lavoratore stipendiato e senza la possibilità di mettere da parte un po’ di soldi, sei stato licenziato perché la società transnazionale in cui lavori ha dovuto chiudere a causa della quarantena, rispetto ad essere il proprietario borghese della stessa filiale.

Non è lo stesso sopravvivere alla pandemia vivendo per strada, senza una fissa dimora, senza cibo da mangiare, senza lavoro o salario, rispetto a “sopravvivere” appartenendo all'1% della popolazione mondiale che si appropria dell'82% della ricchezza ( Oxfam, 2019).

Il vero male che oggi si sta diffondendo in tutto il mondo e che attacca l'umanità è la disuguaglianza, a sua volta conseguenza di un sistema predatorio di produzione e distribuzione attraverso il quale la borghesia, proprietaria del capitale, con la complicità degli stati che partecipano all’economia e "la lasciano fare", si è sempre di più appropriata degli sforzi del lavoratore salariato. Un sistema che, quindi, genera sempre più povertà e che oggi, in tempi di coronavirus, diventa più evidente.

Far fronte all'assalto della pandemia di coronavirus in condizioni di povertà è ovviamente più difficile. Oggi 3,7 miliardi di persone nel mondo sono povere, ovvero metà della popolazione mondiale.

Ci siamo chiesti perché ci siano così tanti poveri nel mondo o continueremo a credere al discorso egemonico che difende il capitalismo e che dice che i poveri sono poveri perché non lavorano abbastanza, non compiono sacrifici, non sono produttivi, sperperano i loro stipendi e quindi sono loro stessi responsabili della loro condizione di povertà?

Diamo un'occhiata ad alcune cifre e demoliamo questa bugia. La produzione mondiale ammonta a 85,9 trilioni di dollari (è la somma del prodotto interno lordo di tutti i paesi nel 2018 secondo i dati della Banca Mondiale). Chi si suppone abbia prodotto tanto denaro? I ricchi? I proprietari del capitale? La borghesia?

Siamo 7.594.270.356 persone nel mondo, di cui, secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), 3.428.400.000, ovvero il 45% della popolazione totale, apparteniamo alla forza lavoro (noi che siamo in età produttiva e in grado di lavorare). Di questi 3,4 miliardi di persone che formano la forza lavoro, 3,294 miliardi sono impiegati. Secondo l'OIL, solo 83 milioni sono datori di lavoro, vale a dire che solo il 2,68% sono imprenditori o proprietari di capitali: la cosiddetta Borghesia.

Ciò significa che gli 85,9 trilioni di dollari prodotti nel mondo nel 2018 sono il risultato dello sforzo di 3.208 miliardi di proletari e 83 milioni di borghesi.

Tuttavia, secondo l’Oxfam, l’82% degli 85,9 trilioni di dollari prodotti, è andato solo all’1% della popolazione mondiale (vale a dire che 70,4 trilioni di dollari sono andati a soli 75 milioni di persone). Ognuna di queste persone appartenenti a questo piccolo gruppo, che non è esattamente la classe operaia, ha guadagnato in media 927.630 $, chi più chi meno, nel 2018.

Il rimanente 18% di ciò che è stato prodotto nel mondo (15,4 trilioni di dollari) è stato distribuito tra il restante 99% della popolazione mondiale (o tra 7,5 miliardi di persone), il che significa una media di 2 mila dollari all'anno per ciascuno, alcuni di più e altri meno, altri ancora niente. Ci riferiamo a coloro che vivono alla giornata, a quelli che se non vanno a lavorare non mangiano, anche se sono loro a produrre gli 85 miliardi: il cosiddetto proletariato.

Davvero credete che i poveri siano poveri perché non lavorano abbastanza? Sul serio?

Non sarà invece che il sistema capitalista sfruttatore, in un mondo globalizzato pieno di monopoli transnazionali, dia il potere assoluto ai proprietari del capitale di fissare non solo i prezzi ma anche i salari e, di default, anche i profitti, affossando sempre di più i lavoratori nella povertà? Non sarà che il prodotto del lavoro di miliardi di proletari nel mondo sia distribuito in modo sempre più diseguale? Nel mezzo della pandemia che affligge l'umanità, chi pensate sarà più colpito: il 2,68 per cento che rappresenta la classe borghese o il 97,32 per cento che costituisce la classe lavoratrice?

Secondo l'OIL, nel primo trimestre del 2020 il numero di ore di lavoro è diminuito di circa il 4,5%, il che equivale a 130 milioni di posti di lavoro. Si stima che entro la fine del secondo trimestre questi aumenteranno 305 milioni. Da parte sua, l'Istituto mondiale delle Nazioni Unite per la ricerca di economia dello sviluppo stima che circa 500 milioni di persone si potrebbero aggiungere alla povertà mondiale a causa della pandemia.

In questi tempi di quarantena, quando un nemico invisibile ci rende vulnerabili come umanità, fermiamoci a riflettere. Non è sufficiente superare il neoliberismo, che è la forma più selvaggia di capitalismo. Né è sufficiente aumentare la partecipazione dello Stato nell’economia per rafforzare i servizi sanitari universali e fornire un’istruzione di base gratuita, se poi rimane saldo un sistema di sfruttamento come quello capitalistico.

Dobbiamo cambiare il mondo dalle basi, sradicare l’origine della disuguaglianza e rivedere il sistema di produzione e distribuzione basato sulla disparità di proprietà dei mezzi di produzione. Il mondo post-pandemia dovrebbe spostarsi verso un sistema giusto ed equo. È necessario contenere il capitalismo e fermare la diffusione della disuguaglianza e della povertà che questo sistema genera in maniera esponenziale.

Siamo 3,4 miliardi di proletari. Uniamoci tutti in questa lotta! Buona giornata internazionale dei lavoratori, in particolare quelli che in tempi di pandemia rischiano la propria vita e quella dei propri cari per salvare l'umanità!

 

 Traduzione Martina Vitiello -Collaboratrice del CESTES e di Nuestra America

Assumersi la proprie responsabilità significa dare ai lavoratori, ai piccoli imprenditori, commercianti e artigiani gli strumenti necessari per sopportare e superare questa crisi. Servono risposte concrete. L’agenda della politica del governo, non può essere quella di Confindustria e Confcommercio perché le classi subalterne usciranno stremate da questa situazione”.

“Siamo di fronte alla cronaca di una morte annunciata, quella del mondo del lavoro, decretata in nome dei profitti e delle rendite, con la complicità del governo prono ai poteri forti. Mentre il sistema bancario, gli industriali e i grandi commercianti piangono per la venuta meno di determinati guadagni, il lavoro schiavile e il capolarato la fanno da padrone. Se questo è il modello da cui prendere esempio per uscire dallo stallo, solo la lotta dei subalterni, degli ultimi e degli sfruttati potrà garantire il rispetto della costituzione. Qualcuno vuole socializzare le perdite, ma tenersi i profitti e la ricchezza sociale prodotta dai lavoratori”. “Le nostre proposte sono la nazionalizzazione dei settori strategici, del sistema bancario, la lotta all’evasione e un reddito universale, come ha chiesto anche Papa Francesco, e meno lavoro a parità di salario, una proposta che ieri è stata fatta anche da Avvenire, il giornale dei vescovi”.

    Sono parole nette quelle di Luciano Vasapollo, economista di fama internazionale e direttore, insieme a Rita Martufi, del CESTES, il centro studi dell’USB. Il FarodiRoma ha deciso di ascoltarlo su quanto sta succedendo in questo momento, essenziale per le sorti del paese. “La crisi economica”, infatti, “non può che approfondirsi e le scelte che ha fatto il governo”, ha spiegato Vasapollo, “provengono dall’agenda degli industriali e non vanno nella direzione della giustizia sociale”. Quello che doveva essere implementato, ha aggiunto Vasapollo, “è un programma di investimenti pubblici al fine di garantire le condizioni di vita dei lavoratori”. “Si deve ripartire nazionalizzando le banche, facendo rientrare lo stato nella sfera economica attraverso la programmazione, tramite un nuovo IRI e un nuovo ruolo occupatore e interventista per lo stato”, “Sono tante le proposte che come CESTES abbiamo messo sul tavolo, da una rinnovata politica per la casa, a una tassazione delle rendite azionarie, al rifinanziamento del comparto pubblico tramite una lotta senza quartiere all’evasione fiscale”. “La rarefazione del lavoro, dovuta all’assenza degli investimenti e alla speculazione finanziaria, a sua volta causata dalla caduta tendenziale del saggio profitto, unico indicatore che muove l’economia capitalista, richiede, inoltre, un salario universale o un reddito di base per tutti”.

    La grande recessione del 2007-2011, finita con la crisi del debito sovrano, è stata fatta pagare interamente ai subalterni, agli ultimi e agli sfruttati; è stata aumentata l’età pensionabile, si sono ridotti i diritti e le tutele; si è visto un aumento della precarietà con l’introduzione di forme instabili e discontinue di lavoro. Un altro dato su cui riflettere, ha ribadito Vasapollo, sono anche i tagli e i disinvestimenti nel comparto sanitario e della ricerca, che ha lasciato il paese impreparato dinanzi all’esplosione di questa pandemia. Oggi le risposte che sta dando il governo seguono la stessa direzione. Gli interessi che vengono tutelati sono sempre gli stessi; quelli dell’industria e del grande capitale privato a scapito delle classi subalterne e dei ceti medi che, ha aggiunto l’economista, rischiano di scomparire. Si profila la fine del piccolo e medio capitale a favore dei grandi monopoli e delle grandi multinazionali. Mentre tanta gente non arriva più alla fine del mese, c’è chi continua ad arricchirsi, tramite la speculazione. Il programma di Confindustria, fatto proprio dal governo, mette a repentaglio la coesione sociale. È il momento di ripartire dai lavoratori. Se il governo non li ascolta, solo con una rinnovata conflittualità e attraverso le lotte sarà possibile far rispettare la costituzione.

    Infatti, quello che si sarebbe dovuta fare – ha spiegato Vasapollo – era una forte iniezione di liquidità che andasse a beneficio di tutti i lavoratori e dei piccoli imprenditori, degli artigiani e dei piccoli commercianti, i quali avrebbero così avuto la possibilità di sopravvivere alla serrata del sistema produttivo, giustamente decretata dal governo al fine di frenare l’epidemia. Invece, i soldi saranno dati sempre agli stessi, alle banche e alle frazioni egemoni del capitale, approfondendo disuguaglianze e malessere sociale. Inoltre, i piccoli provvedimenti che sono stati presi dal governo Conte – il mini welfare dei miserabili, i seicento euro, la cassa integrazione – non solo sono insufficienti, ma tardano ancora ad essere effettivi. La crisi del conoravirus dimostrerà, ancora una volta ma in maniera più profonda, le ingiustizie e le iniquità che il capitalismo produce. Lo stato, come ha dimostrato in passato, ha tutti gli strumenti per ripartire da una maggiore e più giusta ridistribuzione della ricchezza sociale.

    “Un altro tema inquietante, è stato il ritardo con cui il governo ha chiuso le fabbriche e l’apparato produttivo del nord. Purtroppo, è stato evidenziato come il numero dei contagi e, dunque, delle morti, sia stato maggiore la dove si è continuato a lavorare, anche dopo l’istituzione del lockdown. Confindustria e Confcommercio hanno spinto perché il comparto produttivo rimanesse aperto”, ha spiegato Vasapollo. Ciononostante, non si è imparato nulla dall’esperienza, un altro elemento che dimostra come siano i profitti a guidare le scelte e le politiche che poi vengono imposte al governo. Ieri sera, nonostante la prudenza annunciata, le categorie imprenditoriali hanno fatto un’indebita pressione affinché si riaprissero tutte quelle attività che avrebbero dovuto aspettare giugno. “Nonostante i proclami, il governo rimane succube dei poteri forti; non si può continuare a mettere la salute e la vita dietro all’economia”, ha ribadito Vasapollo, proprio perché questa è la lezione che il virus c’avrebbe dovuto insegnare.

    Tuttavia, Confindustria, ha aggiunto Vasapollo, non retrocede su nulla e ha detto di “non voler piegare la testa”. Proposte non solo ragionevolissime, ha ribadito l’economista, ma anche sacrosante, come il mantenimento del salario pieno anche se con un orario minore di lavoro, necessario per evitare che il contagio riparta, sono state rifiutate dagli industriali. E il governo si è sbrigato ad accantonare qualsiasi idea di reddito universale, richiesto anche dal Papa, il quale ha avvertito più volte del pericolo rappresentato dagli usurai. “A questo proposito, ha aggiunto Vasapollo, ieri, anche il giornale dei vescovi, l’Avvenire, ha titolato “lavorare tutti, meno”, sottolineando la necessità di fuoriuscire dai paradigmi economicisti dell’ordoliberismo, cui Confindustria, per ovvie ragione, ma anche il governo rimangono aggrappati. IL CESTES e i sindacati conflittuali chiedono da sempre il pieno salario con il rispetto della salute dei lavoratori. Adesso, si deve avere il coraggio di dire “salario pieno, lavoro zero”.

    Anche sulla fase due, su cui tanto si è decantato, Vasapollo ha voluto ribadire alcuni concetti: “riaprire senza avere la reale certezza che la pandemia sia finita, mette a repentaglio la salute di tutti e soprattutto la sicurezza dei lavoratori. Anche prima del corononavirus, questo paese aveva un numero altissimo di morti sul lavoro. Dunque, se prima era difficile garantire a tutti condizioni di lavoro sicure, è utopico e profondamente sbagliato pensare che le imprese italiane siano in grado adesso di mantenere sia il ben che minimo distanziamento sociale che le mascherine, con tutte le attrezzature necessarie, ai lavoratori”. Vasapollo ha aggiunto come il senso di responsabilità non debba essere confuso con la capitolazione di fronte alle richieste degli industriali e del capitale privato; bisogna garantire i diritti sociali e le premesse per cui gli umili e gli sfruttati possano ripartire. Si è ascoltata molta retorica sul fatto che nessuno debba rimanere indietro, tuttavia, dopo le iniziali promesse, il governo retrocede su tutta la linea. ”Questo è il governo di Confindustria, anche le richieste più ragionevoli vengono scartate. Persone che lavoravano da casa sono state costrette a rientrare in ufficio solo per soddisfare le pretese dei padroni. Le mascherine non ci sono e se ci sono non vengono cambiate regolarmente, così come gli esperti e il comitato scientifico raccomandano. C’è tanta retorica sull’unità e la coesione, ma il popolo rischia di uscirne con le gambe spezzate, mentre le rendite e il capitale parassitario vengono garantiti, anche a costo di fare nuovo debito. Esempio lampante di come l’austerità serva solo per qualcuno: vogliono far pagare il prezzo della crisi agli ultimi e agli sfruttati”.

   Vasapollo ha fatto notare come le grandi aziende, rappresentate da Confindustria, chiedano sì un intervento pubblico ma, tuttavia, come sempre, per i propri interessi, per i profitti dei padroni. Anche questa volta, ha sottolineato Vasapollo, l’obiettivo è quello di socializzare il costo delle perdite e mantenere alto il rendimento del grande capitale privato. Dunque, gli industriali vogliono che lo stato entri nelle loro aziende, iniettando liquidità, che sarebbe potuta essere altresì investita per la spesa sociale o data direttamente ai lavoratori, affinché essi potessero continuare a consumare e a sopravvivere, ma Confindustria non vuole che poi lo stato controlli o diriga la produzione. Secondo gli industriali, lo stato, ossia la collettività, dovrebbe garantire i profitti, ha aggiunto Vasapollo, facendo ricadere i costi sul lavoro, sulla scuola e sulla sanità, come se non si fosse imparato niente dalla lezione che il virus ha dato. “Confindustria ha avuto la pretesa di dire che i soldi a raffica non funzionano, che si deve uscire dalla logica assistenziale, quando in realtà chiedono loro l’intervento del pubblico per mantenere in piedi profitti e privilegi”. “Ci vuole una bella faccia tosta”. “Anche il dibattito sul reddito universale è allucinante; vogliono nuovi schiavi, facendo lavorare la terra a persone pagate con voucher o piccoli oboli. Non si vogliono, inoltre, nemmeno regolarizzare i migranti, perché così i caporali perderebbero il loro potere. L’Italia rischia di retrocedere – non come dice il governo al tempo del primo dopo guerra, quando le lotte e la politica progressista indirizzavano il paese verso il miracolo economico – ma direttamente al feudalesimo”

   Vasapollo ha, infatti, spiegato come le cose che si devono fare vanno nella direzione opposta a quella caldeggiata da Confindustria; ossia la nazionalizzazione dei settori strategici, con il fine di orientare la produzione per soddisfare i bisogni dei lavoratori e uscire dalla crisi, garantendo le condizioni di vita di tutti. La nazionalizzazione delle banche, con il credito dato a tutte le categorie bisognose e non ai grandi industriali. Una nuova politica di edilizia pubblica e popolare e tutta una serie di investimenti in grado di far ripartire l’economia, promuovendo lo sviluppo economico e sociale del paese, a scapito della rendita parassitaria. Queste richieste, ha voluto sottolineare Vasapollo, non sono affatto estremistiche ma sono il programma scritto nella Costituzione. Un’altra pretesa insostenibile, ridicola, ha ribadito il docente di economia, è l’idea che gli industriali vogliano degli indennizzi per essere rimasti chiusi e non prestiti, ovvero pretendono che gli vengano dati soldi senza dare nulla in cambio, non impegnandosi però a non licenziare e a non aggravare il costo sociale della crisi. “Non si pensa ai piccoli commercianti, agli artigiani, ai piccoli imprenditori, ma al profitto di grandi aziende”. Un rinnovato ruolo interventista da parte dello stato, con una politica di investimenti pubblici e orientamento del sistema produttivo verso il soddisfacimento dei bisogni collettivi e dei subalterni è quanto richiede il CESTES.

   Un’ultima riflessione, Vasapollo l’ha fatta sull’Europa. L’economista ha bocciato l’atteggiamento del governo, remissivo davanti agli industriali ma anche davanti al blocco degli stati del nord Europa, Germania in testa. Si sarebbe dovuto fare ricorso alla monetizzazione del debito, battendo moneta per garantire le condizioni di sopravvivenza - di questo stiamo parlando ha sottolineato Vasapollo - di tutto il corpo sociale, invece si è ceduto alla logica della troika, aumentando il debito ad un livello insostenibile (per le agenzie di rating) e aprendo le porte a nuovi programmi di risanamento, ossia di massacro sociale.

   Due parole, infine, Vasapollo l’ha volute spendere sulla sentenza della Corte Costituzionale tedesca, con sede a Karlsruhe, che il 5 maggio si è espressa sulla costituzionalità delle politiche di alleggerimento quantitativo della BCE. Nonostante i giudici abbiano ritenuto legittimo il Quantitative Easing, essi hanno, d’altro canto, stabilito il diritto, per la Germania, di stabilire le politiche economiche comunitarie, de jure oltre che de facto, verrebbe da dire. Infatti, la Corte stabilirà, con un ulteriore dispositivo, se il QE sia stato utilizzato senza ledere gli interessi economici di Berlino. “È evidente”, ha spiegato Vasapollo, “come la Germania voglia riproporsi sullo scenario globale come una grande potenza economica, nonostante anch’essa patisca la crisi sistemica del capitalismo. La recente sentenza dei giudici di Karlsruhe, figlia della cultura ordoliberista, istituzionalizza tale pretesa, riproponendo Berlino sulla scena del conflitto interimperialista”. Secondo Vasapollo, che ha offerto una riflessione importante su tale punto, infatti, la Germania non vuole più avere solo un peso economico, ma vuole porsi anche come competitor nel nuovo mondo multipolare, che sta emergendo dalla crisi degli USA, proponendosi, nell’alveo della UE, come interlocutore unico, condizionando anche la Russia e la Cina”.

    Il governo è schiacciato, da un lato dall’imperialismo europeo, rispetto al quale l’Italia come gli altri paesi del Sud Europa è in una posizione di dipendenza, dall’altro dalle pretese degli industriali, che preparano il conto della crisi da far pagare solo ai lavoratori e ai ceti subalterni. Da questa situazione, se non cambierà l’atteggiamento del governo, se ne potrà uscire solo attraverso una rinnovata conflittualità e tramite una strenua difesa dei diritti sostanziali. Le opposizioni, ha concluso Vasapollo, Salvini e Meloni, sicuramente non hanno niente da offrire e le loro ricette economiche sarebbero ancora, ove possibile, più padronali di quelle del governo Conte. Per queste ragioni, solo attraverso la riattivazione della lotta di classe e della conflittualità sociale, sarà possibile far rispettare il dettato costituzionale, ha concluso Vasapollo.

“Una formazione mercenaria, fortemente armata e proveniente dalla Colombia, ha tentato di sbarcare in Venezuela. Con la chiara intenzione di realizzare attacchi terroristici, fra cui un attacco al Palazzo Presidenziale De Miraflores, è giunta in prossimità delle coste della Repubblica Bolivariana. Tuttavia, l’attenta vigilanza da parte delle autorità Venezuelane e l’intervento delle forze armate rivoluzionarie sono riuscite a sventare questo tentativo di destabilizzare il paese”. Lo afferma Luciano Vasapollo, economista e caposcula marxista, che ha denunciato, a nome della Rete dei Comunisti, questo attacco sostenendo come la vigilanza debba essere continua. “L’assalto terrorista, pur essendo stato sventato dalla solerzia delle forze rivoluzionarie bolivariane, dimostra l’arroganza e la persistenza dell’imperialismo nel voler dirottare il corso scelto dal popolo del Venezuela. I terroristi erano in possesso di un gran quantitativo di armi e erano pronti a fare qualsiasi cosa pur di destabilizzare il paese, cercando di creare le condizioni per un colpo di stato. Si tratta dell’ennesimo tentativo, sotto la regia di Trump e Pompeo, di destabilizzare il Venezuela”.

“Cionostante – ha spiegato Vasapollo – la Repubblica Bolivariana continuerà la sua lotta per la cooperazione, la solidarietà e la pace”.

“Le autorità venezuelane – osserva l’economista – hanno sottolineato come il paese abbia reagito con calma, mobilitando le forze sociali e di sicurezza e come il Paese sia pronto a ricacciare indietro qualsiasi tentativo di invasione. Vasapollo, che ha recentemente partecipato ad una tavola rotonda, in occasione del Primo Maggio, insieme ad Adán Chavez, fratello del Comandante Eterno Ugo Chavez e ambasciatore della Repubblica Bolivariana a Cuba e a Ramón Labañino, uno dei Cinque Eroi Cubani detenuto nelle carceri dell’Impero, ha spiegato come le forze reazionarie e l’imperialismo non riescono a sopportare l’esempio che il governo di Maduro sta dando durante questa pandemia, in cui il numero dei contagi è stato particolarmente ridotto e il sistema sanitario socialista ha retto bene l’urto. A differenza di quanto successo in Colombia, in Brasile e a Washington, i cui governi cercano in continuazione di destabilizzare il Venezuela. Non riuscendo a salvaguardare la propria popolazione, vogliono creare dei diversivi. Sono note le fantasiose accuse a Maduro delle settimane scorse – il Presidente era stato accusato in maniera volgare e ridicola di essere un narcotrafficante – e il blocco navale davanti le coste della Repubblica Bolivariana, decretato dagli Stati Uniti. In un momento in cui tutti gli sforzi della comunità internazionale dovrebbero essere diretti a sconfiggere la pandemia, si cerca evidentemente una nuova guerra”.

“A nome della Rete dei Comunisti e di tutte le organizzazioni politiche e culturali che si riconoscono nella lotta all’imperialismo, e a nome ai compagni che sono attivi nel sindacato, Vasapollo ha voluto esprimere la massima solidarietà con il legittimo Presidente Maduro, con la Repubblica Bolivariana del Venezuela e con il popolo rivoluzionario chavista contro questo nuovo tentativo di golpe da parte di alcuni gruppi mercenari proveniente dalla Colombia, in combutta con gli Stati Uniti.

Questo attacco ricorda l’assalto di Playa Girón, rileva Vasapollo, in riferimento al “tentativo con cui i mercenari della Cia cercarono di abbattere il sogno rivoluzionario cubano. Tuttavia, Cuba riuscì a ricacciare indietro gli invasori e a smascherare la tigre di carta. L’intento dell’impero, in ogni modo, è sempre lo stesso, quello di sconfiggere le possibili alternative al modello basato sullo sfruttamento. Oggi più che mai, poiché la crisi del coronavirus sta dimostrando la fragilità e l’inefficacia del capitalismo nel proteggere la vita umana, è necessario difendere il popolo del Venezuela, sottoposto a un blocco criminale e a continui attacchi terroristici”.


 
 

 

Le “Brigate mediche cubane Henry Reeve” meritano assolutamente il Premio Nobel per la Pace. Questo è l’appello del Capitolo italiano della Rete degli Intellettuali, Artisti e Movimenti Sociali in Difesa Dell’umanità (di cui fanno parte, fra le altre associazioni, il CESTES e l’Associazione padre Virginio Rotondi per un Giornalismo di Pace, l’Associazione Rivista Nuestra America, FarodiRoma, la Rivista Proteo) Infatti, la piccola isola caraibica, durante questa pandemia di coronavirus, ha inviato più medici e operatori sanitari nel mondo che qualsiasi altro paese, anche fra le economie più sviluppate.

Come ha spiegato l’intellettuale marxista e docente di economia presso l’Università di Roma “La Sapienza”, Luciano Vasapollo, “l’internazionalismo solidale di Cuba è sia un esempio che un modello per tutto il mondo. L’impegno di Cuba – che da tantissimi anni invia i propri medici e infermieri la dove c’è più bisogno, in paesi colpiti da terribili terremoti, epidemie, uragani e perfino eruzioni vulcaniche – merita un riconoscimento prestigioso, come il Premio Nobel per la Pace”.

In effetti, ha aggiunto Vasapollo – che insieme a Rita Martufi coordina il Capitolo Italiano della Rete degli Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità – “nell’agosto del 2005, infatti, fu reclutata dal popolo cubano una brigata di 1500 medici e tecnici specializzati nel settore della salute, con l’obiettivo di portare il proprio aiuto alla popolazione colpita dal terribile uragano Katrina. Tuttavia, l’arrogante governo degli Stati Uniti rifiutò questo soccorso, nonostante le condizioni gravissime in cui si trovava la città di New Orleans. Ciononostante, questo non impedì la costituzione della brigata Henry Reeve, che prese il nome da un volontario statunitense nella lotta per l’indipendenza di Cuba dal colonialismo spagnolo”.

Oggi, nel corso di questa terribile pandemia di coronavirus, la quale ha messo in crisi le nostre vite ed abitudini, ha spiegato Rita Martufi, “le brigate mediche cubane hanno raggiunto 28 paesi, in tutti i continenti. Si tratta di uno sforzo incredibile per un piccolo paese che ha messo a disposizione il suo bene più prezioso: Cuba ha investito tantissimo nella formazione di talenti nel campo medico e della ricerca. Nonostante il blocco economico, cui da sessant’anni è sottoposta la piccola isola caraibica, Cuba ha concentrato i propri sforzi per formare e esportare competenze mediche e umane, guardando alla cooperazione e alla fratellanza tra stati”.

La priorità di Cuba è stata il soddisfacimento dei bisogni sanitari del proprio popolo e l’impegno per la salute e il benessere di tutto il mondo, al di là delle preclusioni politiche e degli orientamenti ideologici. “Dal 1963”, ha sottolineato uno dei promotori e fondatori della Rete degli Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità (REDH) a Caracas nel 2004, Luciano Vasapollo, “quasi mezzo milione di professionisti e medici cubani hanno portato il loro aiuto in 160 paesi. In questo modo, l’isola caraibica ha dimostrato che i valori della solidarietà e della pace possono trionfare nei confronti della logica economica e della volontà di potenza”.

Per questo motivo si lancia questo appello affinché la prestigiosa giuria del Premio Nobel assegni alla Brigata di Medici cubani Henry Reeve il Premio Nobel per la Pace. Si tratta di un appello promosso dal Capitolo italiano della Rete degli Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità, che è stato già sottoscritto da decine di intellettuali, democratici, progressisti, marxisti e esponenti del cattolicesimo di base e che è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore la ragione dell’umanità. Nei prossimi giorni, verrà, infatti, fornita la lista dei primi aderenti.

FarodiRoma aderisce convintamente all’iniziativa che prende le mosse dall’idea di un’organizzazione francese, “Cuba Linda” ed è portata avanti da

“Un messaggio di solidarietà alla nostra rivoluzione socialista cubana”. È questo l’appello di Luciano Vasapollo, docente alla Sapienza e delegato del Rettore per i rapporti con l’America Latina e il Caribe. Vasapollo è un economista di fama internazionale, da sempre vicino alla ragione dei popoli.

“Sono un amico fraterno di Cuba e della rivoluzione. Ho lavorato insieme a molti compagni cubani e ho avuto l’onore di collaborare con il Comandante en Jefe Fidel Castro” ha spiegato Vasapollo, il quale coordina, insieme a Rita Martufi, il Capitolo italiano della Rete di Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità, di cui fu tra i fondatori, nel 2004 a Caracas, insieme ai Comandanti Eterni Fidel Castro e Ugo Chávez.

Cuba è stata inserita da Trump nella lista degli stati che promuovono il terrorismo, nonostante l’isola caraibica abbia promosso solo la solidarietà e la cooperazione. A differenza degli Stati Uniti, infatti, Cuba non ha mai esportato bombe, ma medici e salute. È noto, per fare un esempio fra i più recenti, ha spiegato Vasapollo, come Cuba sia in prima linea nella ricerca medica, con la sperimentazione e la distribuzione del farmaco Interferone Alfa B, che è stato riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale come un importante strumento nella lotta contro il Covid 19.

“Dobbiamo considerare”, ha aggiunto Vasapollo, “come quella di Trump sia una mossa dettata dalla disperazione”. Infatti, il presidente americano deve nascondere la gestione fallimentare della crisi epidemica negli Stati Uniti e, pertanto, è alla ricerca di pretesti al fine di distogliere l’attenzione sul suo operato. Infatti, ha ricordato lo studioso italiano, Trump ha avuto un approccio erratico e ondivago, giungendo prima a negare e poi a minimizzare gli effetti del virus, nonostante gli scienziati e l’OMS avessero avvertito per tempo della sua pericolosità.

Va ricordato come questo autunno, negli Stati Uniti, avranno luogo le elezioni e la vittoria di Trump è tutt’altro che scontata. Ci sono già adesso milioni di disoccupati in USA e il sistema sanitario americano, costruito per le classi ambienti, non cura chi non dispone di un’assicurazione, a differenza che a Cuba, dove la salute non è considerata una merce e la sanità è pubblica e universale. Quello che gli Stati Uniti vogliono fare, è colpire chi dà l’esempio di un modello alternativo a quello dello sfruttamento e dell’oppressione dell’uomo sulla natura.

Un altro elemento che Vasapollo ha sottolineato, è come, in questa campagna elettorale, grande importanza avranno i voti dei cubani residenti a Miami, dove la destra golpista latino americana, e le oligarchia spogliata dai propri privilegi, ha la sua residenza.

In questo disperato tentativo di distrarre l’attenzione, Trump se l’è presa prima con il Venezuela, colpevole di aver difeso il proprio popolo e le sue risorse naturali dall’avidità delle corporation, arrivando perfino ad accusare il legittimo Presidente Maduro di essere un narcotrafficante. Gli Stati Uniti hanno utilizzato, poi, questa ridicola scusa, ha spiegato Vasapollo, per imporre un blocco dinanzi alle coste del Venezuela. Inoltre, il recente tentativo di sbarco di un gruppo di mercenari, con il sostegno dell’autoproclamato presidente appoggiato da Washington, Juan Guaidó, getta una luce ancora più inquietante sull’operato degli USA nella regione.

“Vogliamo esprimere il massimo livello di solidarietà sia contro l’infame bloqueo imposto a Cuba dagli Stati Uniti sia contro le sanzioni da parte dell’Unione Europea”, ha, dunque, ribadito Vasapollo. Tuttavia, “è necessaria la massima solidarietà contro queste nuove sanzioni di Trump e del governo nordamericano”, ha spiegato Vasapollo. “Come si può considerare Cuba uno stato terrorista?” – ha aggiunto l’eminente economista: “è una pazzia senza senso, perché Cuba sta dimostrando – e lo ha dimostrato sempre da quando iniziò la rivoluzione di Fidel Castro, di Camilo Cienfuegos, di Ernesto Che Guevara e di Raúl – di essere un paese solidale, che ha messo al centro la solidarietà, la cooperazione e la complementarietà”. Infatti, “questo è stato dimostrato anche con la Brigata Medica Henry Reeve”, la quale è venuta in soccorso di 28 paesi, fra cui anche l’Italia, per combattere questa terribile pandemia di coronavirus.

Va ricordato come Vasapollo sia tra i promotori, con il Capitolo italiano della Rete di Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità, della candidatura al Premio Nobel per la Pace dei medici cubani. “Infatti, appoggiamo la proposte analoghe in giro per il mondo, fra cui quella del Comitato per la Pace e la Giustizia di Cuba, diretto da Graciela Ramírez”, ha voluto sottolineare Vasapollo.

“In questo senso desideriamo dare un grande ringraziamento ai medici cubani che, in funzione di quella che è l’idea rivoluzionaria di Che Guevara e Fidel, stanno continuando ad essere solidali nel mondo. Per questo si propone il Premio Nobel per la Pace perché Cuba rappresenta, nel mondo, il massimo livello di solidarietà. Viva Cuba, viva il Socialismo, viva la Nuestra Patria, Socialismo o Muerte, Hasta la Victoria Siempre, Venceremos ”.

http://www.farodiroma.it/le-brigate-mediche-testimoniano-il-valore-della-solidarieta-per-questo-cuba-sotto-attacco-vasapollo-meritano-il-nobel-per-la-pace-di-n-galie/

 

Diez años después del primer manifiesto político sobre el tema en el libro "PIGS el despertar de los cerdos" y dos años después del segundo libro "PIGS la venganza de los cerdos" y las muchas luchas e iniciativas realizadas en los años por el sindicalismo conflictivo y los movimientos políticos sociales de la izquierda radical de alternativa, el Prof. Luciano Vasapollo, economista docente a la Sapienza y militante marxista, ha relanzado en una intervención en videoconferencia, "el desafío de defender a los trabajadores de la masacre social". "El desafío - explicó - es el de la democracia; no se trata de ver en las formas democráticas liberales y burguesas el final de la historia, sino de substituirlas por una democracia participativa del pluralismo y de la libertad, de la igualdad y con un Estado que se plantee por fin la cuestión central de los derechos sociales, políticos y económicos del lado de la masa de los excluidos, de los subalternos. El desafío, pues, es el del multicentrismo internacionalista y el pluriverso cultural en un contexto de contaminación de la hegemonía por un bloque histórico gramsciano que se ponga en el camino de la toma del poder democrático de base por parte de los trabajadores y explotados todos, respetando las especificidades y las diferencias en la unidad de clase de quienes viven de su trabajo y del derecho a un trabajo denegado".

Según Vasapollo, "el objetivo real de estas estrategias de liberación debe ser organizar la coexistencia en la contaminación de los valores de la democracia económica y política del trabajo, en la complementariedad, en la interacción de las comunidades del Mediterráneo para definir un marco de mayor espacio político y de internacionalismo proletario. Para ello, son necesarias reformas radicales, que sólo pueden realizarse en el cauce del Alba Euro Afro Mediterranea"

.
"Dentro de nosotros está la posibilidad del cambio y de forzar el horizonte", ha sostenido Vasapollo en su intervención en la conferencia titulada "Alba Euromediterránea: la alternativa posible para un futuro no escrito". La iniciativa, organizada por la Rete dei Comunisti y transmitida en la página facebook de Contropiano, ha tenido muchísimas visualizaciones, como testimonio de cómo la crisis profunda que estamos viviendo requiere respuestas radicales y de contrartendencia. al acontecimiento, participó incluso a Alessandro Giannelli, que ilustró las propuestas de la plataforma Eurostop, o sea para la salida del neoliberalismo impuesto de la Unión Europea, tanto por una alternativa de sistema que parta de una alianza de los pueblos de Sudáfrica que mire también a las realidades del África mediterránea.


Vasapolo, jefe de escuela marxista, dirigente de la Rete dei Comunisti y entre los fundadores de la Red de Intelectuales y Artistas en Defensa de la Humanidad, ha relanzado con fuerza el proyecto del Alba mediterránea, nacido hace diez años. Esta propuesta, explicó el economista, "viene de lejos y ha recorrido un camino de grandes debates y luchas". En efecto, la crisis profunda, pero no determinada, de la emergencia sanitaria del coronavirus, ha puesto de manifiesto la necesidad de romper la jaula de la Unión Europea. Una ruptura, destacó Vasapollo, que debe partir de la izquierda, de los excluidos y de los subalternos y que hoy más que nunca es absolutamente practicable. En efecto, el de la Alba mediterránea es un programa funcional que dirige esta fase de transición favoreciendo una alternativa de sistema, de la que no se puede prescindir absolutamente.

Al principio de su intervención, Vasapolo quiso recordar "no tanto al escritor, sino al rebelde, al revolucionario y al guerrillero Luis Sepulveda" que estos días "nos ha dejado físicamente". Leyendo un relato del grandísimo escritor chileno, "Historia de un caracol que descubrió la importancia de la lentitud", Vasapolo destacó que es una hermosa metáfora del recorrido de lucha que animó y anima el proyecto del Alba: "Huimos, huimos - exclamaron los caracoles más jóvenes"- contó el economista - "y lentamente, muy lentamente comenzaron el descenso. Una vez de vuelta bajo las hojas del calicanto todos los caracoles miraron con respeto a la compañera que les había advertido del peligro y le dijeron: 'Tenías razón, has aprendido mucho en tu viaje y tendrás que guiarnos en el éxodo. Antes de irte, dijiste que no volverías sin un nombre, ¿lo conseguiste? Lo dijiste antes de subir a las ramas. ¡Rebelde, así me llamo! ¡Es el nombre que me ha dado memoria! ' " En esta historia, explicó Vasapollo, "memoria", representada por la tortuga, simboliza la memoria histórica. "Rebelde" es también "el proceso revolucionario, lento pero inexorable". "Donde iremos", en cambio, "lo explica el búho, que representa la sabiduría". De este relato, Vasapollo se inspiró para hablar "de un éxodo, de un proceso de liberación razonado o de un distanciamiento , como decía Samir Amin , una salida. La salida de la Unión Europea".

En primer lugar, el economista y dirigente revolucionario quiso exponer las razones de la crisis: ésta es una crisis sistémica, nacida en los años 70 como crisis de sobreproducción. Esto determinó la formación de un sistema monetario funcional a la financierización de la economía, un subterfugio para mantener altos los beneficios del capital privado. Sin embargo, con la desaparición de los acuerdos de Bretton Woods, este proceso se ha intensificado y, junto con el dólar, se han añadido otras monedas. Como explicó Vasapollo, "la composición de las reservas monetarias ha cambiado mucho en los últimos años: al dólar y al euro se ha añadido el yuan chino". Sin embargo, debemos preguntarnos qué papel desempeña el euro en este proceso de financiarización; el euro, reiteró Vasapollo, es muy importante para lo que es la competencia interimperialista, en la que también participan los países del norte de Europa.

Pero "aplicar la misma moneda en un contexto en el que en algunos países la acumulación del capital se basa en la exportación y en otros se basa en la importación, hace que la política monetaria sea absolutamente incapaz de conciliar las prioridades de algunos, como Alemania, los Países Bajos, Finlandia, etc. que necesitan una moneda estable para tener una acumulación a largo plazo basada en la exportación, y de otros países, que en cambio necesitan devaluaciones periódicas para facilitar el ajuste interno y hablamos de Italia y de los PIGS". En efecto, esta política basada en el euro, destacó Vasapollo, protege los intereses de los más fuertes en detrimento de los más débiles, "es decir, la periferia mediterránea y el este europeo". Otro tema, del que ha hablado el economista, ha sido el del chantaje de la deuda pública y extranjera con el uso político de los títulos públicos, revelando un mecanismo que a menudo se encubre y no se destaca; "El BCE ha decidido que los bonos soberanos deben tener un valor mayor que el de la reducción de la deuda pública, aunque sea a costa de la emisión de dinero, para tener valores colaterales cuando los bancos centrales exigen liquidez".

En esta clave, países "como los Países Bajos, o países similares, han practicado una política de reducción de la deuda pública en detrimento de la deuda privada porque les convenía. En efecto, la destrucción del público ha llevado al hecho de que hoy, en los Países Bajos, pero también en Alemania, los fondos privados de pensiones dan una renta mayor que los fondos públicos de previsión". Precisamente por esto, reiteró Vasapollo, "ir a mendigar a la mesa de los poderosos no sirve de nada, porque los títulos de la deuda del sur de Europa son los más deseados por los fondos de pensiones y son los fondos de pensiones privados del norte de Europa los que quieren nuestros bonos del estado. Nada está más lejos de las intenciones de estos miembros del euro club que el endeudamiento cueste a todos de la misma manera". En efecto, "no se puede permitir en absoluto que se reduzca a cero el interés que pagan los países del Mediterráneo porque una parte de nuestros impuestos, de nuestros impuestos de los trabajadores, a través del servicio de la deuda, debe utilizarse para pagar las pensiones de los pensionistas de los países del norte. Esto es extremadamente importante no para una guerra entre pensionistas", explicó Vasapollo, sino para comprender cuál es la realidad, más allá de los europeístas de manera. En efecto, el norte de Europa y Alemania quieren desempeñar un papel clave en el cauce del conflicto interimperialista y, por tanto, "la unificación de la política monetaria" más que a las necesidades de las personas "sirve esencialmente para subordinar la dinámica de acumulación de los países periféricos del Sur a la división del trabajo impuesta por los países nórdicos, por la burguesía transnacional europea".

"Sigue", añadió Vasapollo, "que los PIGS se reducen a veces a reservas agrícolas, a veces a reservas de servicios turísticos o a reservas de servicios de bajo valor añadido, como los servicios residenciales". Por consiguiente, todos los países de la periferia mediterránea están sometidos a procesos de desindustrialización. Esto determina que, explicó el economista y militante revolucionario, incluso una perspectiva keynesiana "ya no tiene posibilidades" porque lo que era el papel expansivo del Estado se ha alienado en favor de las dinámicas de acumulación financiera decididas por los países del norte de Europa. De hecho, "Alemania ha convertido la crisis bancaria en una crisis de deuda pública, obligando a otros países a utilizar los impuestos y los impuestos de los trabajadores para limpiar y oxigenar el sistema financiero privado". De este modo, destacó Vasapollo, Alemania, junto con los demás países nórdicos, "se aseguró de que los ingresos fiscales, en primer lugar los que gravan el factor trabajo, estuvieran orientados a pagar las deudas comerciales de los bancos alemanes". Todo esto "a costa de reducir los servicios públicos, las pensiones, la sanidad" y esto, explicó el economista, es más evidente con la tremenda epidemia del nuevo coronavirus que estamos viviendo. "Se trató de una operación gigantesca en favor de los bancos y del sistema bancario y en favor de las empresas, no de las pequeñas, pero medianas, para transformar la deuda privada en deuda pública, llevando el capital a una crisis más grave: de la crisis económica de las deudas privadas" se ha llegado a la "crisis de la deuda pública soberana".

Además, "los bancos y las finanzas desvían recursos de las inversiones productivas industriales". Esto no sólo agrava la situación para los precarios, los desempleados y los trabajadores, que "salen masacrados de esta crisis, sino también para los pequeños empresarios, artesanos y comerciantes que se verán obligados a cerrar sus negocios". Este proceso de desindustrialización, favorecido por las políticas monetarias europeas, les afecta y afectará sobre todo a ellos. Estamos ante la transformación "de los pequeños ahorradores en consumidores endeudados a través del recurso a las mil formas de la deuda", destacó Vasapollo. Estamos ante una "distribución del valor añadido en las rentas del capital, media y grande, a la transformación de los beneficios en rentas que desincentiva de hecho la propensión global a la inversión productiva". "El problema del euro", por otra parte, "pone de relieve el agravamiento de la ausencia de una política de impulso expansivo de la economía".


Por lo tanto, reiteró Vasapollo, "no es concebible que se pueda retomar una política expansiva en el cauce de los tratados comunitarios vigentes". Por el contrario, "el intervencionismo del Estado estará al servicio del gran capital privado, condicionando el mercado, ya sea a través de la asignación privada de los recursos o a través de los que son los sectores principales, como el militar". El intervencionismo estatal, en efecto, del que Vasapolo ha evidenciado la nueva fase a nivel internacional, tiene un carácter proteccionista, "pero de un proteccionismo que las ideologías nacionalistas desean para un aumento de las inversiones militares". "La guerra de los aranceles", en efecto, "que se ha hecho explícita desde 2018, evidencia claramente este aumento de la tensión internacional, con un recurso tanto al proteccionismo como al estatalismo del privado".

En esta fase, añadió Vasapollo, tremendamente marcada por la emergencia coronavirus, sería necesario un proteccionismo solidario para relanzar una política industrial "al servicio del pueblo". No se trata de revolucionar, explicó el economista, sino de invocar los derechos ventales y fundamentales de nuestra Constitución.

Sin embargo, esta situación de desindustrialización "sitúa a los PIGS en una nueva fase de la división internacional del trabajo y en la afirmación de un nuevo sector de la producción del valor. Desde el epifenómeno de la crisis de 2007, se pone de relieve que el único objetivo ha sido el rescate del sistema financiero y bancario, elevando, por una parte, el déficit de los países del sur del Mediterráneo, por otra, desincentivando las inversiones productivas". El objetivo principal de los grandes capitalistas es "capturar los rendimientos financieros".


Al final de su intervención, después de haber analizado despiadadamente esta situación, Vasapolo enunció las que pueden representar, sobre todo en esta fase de colapso, buenas alternativas. En primer lugar, el economista se preguntó si todavía era posible considerar "vías de reformismo keynesiano". Aunque "también hay propuestas honestas, como la de apoyar el consumo, de relanzamiento keynesiano de la demanda, de valorización de los capitales internos, limitando la adquisición de capitales extranjeros", todo esto, explicó Vasapollo, no es suficiente, a pesar de ser absolutamente indispensable, la condición clásica sine qua non, incentivar la intervención pública del Estado en el sistema económico. Esto porque, añadió, las preguntas que hay que hacernos son otras; ¿cuáles son los intereses que hay que proteger? ¿De qué crecimiento hay que hablar? ¿Cómo se pueden colmar las desigualdades y los déficits de distribución?

Para resolver este problema, explicó Vasapollo, es absolutamente necesario hablar de reformas radicales; hay que poner en el orden del día una política de nacionalización del banco central, de parte del sistema bancario y de los activos productivos estratégicos y volver a poner en marcha "una dinámica de acumulación en favor del trabajo". No hay que dejar de mirar las experiencias que han colocado la relación entre el hombre y la economía en clave alternativa. Vasapollo se acordó de NEP, a través de la cual Lenin "colocó las relaciones con el mercado pero con en el centro el problema de la acumulación a favor del sector público". Sin embargo, "los fracasos también se han definido como vías para una mejor planificación". "La situación actual de la periferia mediterránea puede tener una base de desarrollo capaz de convivir con el mercado, siempre que no se pierda la centralidad de la gestión pública". Vasapollo enumeró también otros "experimentos" y "ejemplos" de planificación, que tuvieron éxitos extraordinarios, como los de Alba en América Latina , y las experiencias de la transición socialista de Cuba y China.

Otro tema, que ha estado en el centro de la súplica de Vasapollo, ha sido el de la subjetividad política, que el estudioso ha identificado en la capacidad de dirigir político un "nuevo bloque social, que reúna a todos los subordinados, para construir una nueva hegemonía". Sólo este nuevo bloque social, en el que participen todos los excluidos de la financiarización y de la barbarie capitalista, que se decline en bloque histórico que podrá favorecer el proceso de construcción de la Alba mediterránea. Para poner en práctica esta transición, sin embargo, explicó Vasapollo, será necesario retomar el ejemplo concreto de Cuba , y de todos los países que se han sustraído a la dictadura del euro y del dólar. "Pasando por alto estas monedas imperiales, estas realidades, como Irán, Rusia, China y Venezuela, más allá de Cuba, han aliviado la presión del capital transnacional y no sólo financiero, que quiere controlar la política global".


Vasapollo se refirió explícitamente a derribar todos los bloques y a las sanciones contra Cuba , Venezuela, Palestina, Irán , lo que el imperio llama estados canallas sólo porque quieren autodeterminarse fuera de la lógica del dominio imperial , de las políticas de guerra a todos los efectos. "Además, es necesario", añadió, "replantearse completamente el sistema monetario de pago, el cual, más que sobre los valores de masacre social centrada en los principios financieros, debería basarse en valores políticos sociales; es decir, los valores de la producción social - eco compatible , las producciones de utilidad social , La acumulación en favor de los trabajadores , la reciprocidad, la cooperación y la solidaridad, complementariedad , que no poseen vacíos aspectos retóricos y humanistas, pero representan objetivos para utilizar los recursos de los diferentes países para atenuar con la cooperación solidaria y complementariedad socio - productiva los desequilibrios existentes".

Hoy, concluyó Vasapollo, estamos en condiciones de presentar un programa político económico alternativo concreto. La aparición de un contexto más democrático del unipolarismo, en un nuevo y equilibrado multicentrismo solidario, pone las condiciones objetivas para la constitución del Alba Euro Afro Mediterranea. En cuanto a los modelos que han puesto en práctica experimentos con connotaciones antiimperialistas y de complementariedad activa, se puede, dijo el economista, poner en el orden del día la ruptura de la jaula. Un sistema alternativo al euro no es tan deseable, pero es absolutamente necesario.

Además, añadió Vasapollo, existe una cuestión de sostenibilidad eco/social que ya no puede posponerse, como nos demuestra la crisis social y sanitaria que se asocia a la epidemia del coronavirus . El conflicto capital/medio ambiente pone de manifiesto la fragilidad e irracionalidad de nuestro sistema de acumulación. "La naturaleza se rebela contra la barbarie del beneficio y del mercado sin ninguna regulación del Estado". Quien se ponga en una perspectiva seria debe darse cuenta de que si no se pone en tela de juicio el marco de acumulación capitalista no se sale. "No se puede salir". "Para defender a los subordinados, para defender a los trabajadores, hay que cuestionar profundamente los parámetros impuestos por la Unión Europea neoliberal e imperialista . Es esencial recuperar espacios de soberanía popular". Sin embargo, para ello, concluyó Vasapollo, hay que ir más allá del economicismo "con la fuerza destructiva de la lucha de clases. Desarrollar la democracia participativa, desafiar las lógicas del mercado con los ejemplos vivos de la planificación y de la economía al servicio del pueblo".

Por lo tanto, el proyecto del Alba Euro Mediterráneo, al que Vasapolo gusta añadir el adjetivo de Afro para recordar la importancia de nuestros hermanos africanos en este proceso, se debe plantear el problema de la "transición hacia una economía pública con elementos de mercado". Una economía "con" el mercado y no una economía "para" el mercado y que inmediatamente orienta a los procesos de transición hacia el socialismo . Si se quiere hacer esto, añadió, "ninguna mediación con el sistema del euro es imaginable". "Los países del sur del Mediterráneo deben colocarse en otro terreno que es el del abandono de la empresa mundo como decía el querido Hosea Jaffe ". Es necesario, pues, nacionalizar los bancos y romper con la lógica del capital financiero, sometiendo la economía al único criterio válido: el de la economía pública con sostenibilidad social y ecológica. Todo esto se podrá realizar, concluyó Vasapollo, impidiendo la fuga de capitales y nacionalizando los sectores estratégicos.

"Le dicen los otros caracoles al "rebelde"; 'has mantenido la palabra, nos has llevado a la tierra del diente de león', concluyó Vasapollo leyendo la fábula de Sepulveda. "Sí. Responde. En realidad la tierra de león", que podría significar el nuevo amanecer mediterráneo, "está dentro de nosotros"

Luciano Vasapollo con Joaquin Arriola e Rita Martufi, Edizioni Efesto, Roma, 2020

Volta la carta… o  voltare pagina ad un ciclo e ad una lunga fase internazionale. Potrebbe riassumersi così il contenuto di questo Trattato di analisi.  A partire dalla disamina storico-economica delle relazioni internazionali, delle principali dottrine che le hanno ispirate, le pagine di questo lavoro attraversano la storia di un lungo dibattito che affonda le radici nella necessità di un alternativa al modo di produzione capitalistico e di rilanciare un processo generale delle transizioni verso il socialismo che, in ultimo, la crisi da coronavirus ha reso urgente per i destini dell’umanità intera. In tale contesto, l’analisi del sistema monetario internazionale, delle sue trasformazioni determinate in special modo dalla diffusione e sperimentazione di cripto valute, alternative alla dollarizzazione del mercato finanziario internazionale.

 A partire da tali premesse generali, si espongono le categorie fondamentali della critica dell’economia politica, della fase imperialista dello sviluppo del modello di produzione egemone, ma si dà contestualmente conto, con ampio spazio, del fitto dibattito che queste categorie, che questa tradizione, hanno attraversato nel corso del Novecento e negli anni più recenti. Fondamentale, in tale prospettiva, è il contributo di autori e teorici che hanno fatto della rottura dei rapporti di dominanza tra centro capitalista e imperialista con le periferie del mondo il cuore di una riflessione originale sulle prospettive del movimento rivoluzionario mondiale. Dell’apporto peculiare che viene dai cosiddetti paesi del “Terzo Mondo” nel volume in oggetto viene dato ampio riscontro.

La lunga fase storica presa in considerazione nel testo arriva fino all’attualità: essa descrive il tendenziale declino dell’unipolarismo statunitense, del primato euroatlantico, dell’eurocentrismo come prospettiva strategica per il futuro dell’umanità, accompagnato, in parallelo, dall’ascesa di una nuova articolazione delle relazioni internazionali, dei rapporti di forza tra Paesi. Protagonisti di questo nuovo ciclo multicentrico sono proprio quegli Stati un tempo oppressi dal giogo coloniale e imperialista, liberatisi da tale condizione di subordinazione grazie all’apporto dei movimenti e delle rivoluzioni anticoloniali. Tra essi, spicca il ruolo dell’asse di Paesi rappresentato dai BRICS, ed il ruolo di Paesi che perseguono saldamente la via delle transizioni al socialismo come Repubblica Popolare Cinese, Cuba, Venezuela. Paesi caratterizzati da una lunga riflessione teorica e da un intenso dibattito sulle caratteristiche storiche peculiari di ciascun specifico contesto nazionale, da una riflessione originale sul rapporto tra categorie socialiste e categorie di mercato nel quadro della transizione, da un impegno attivo per l’ascesa di un mondo multicentrico e per l’affermazione della cooperazione internazionale, in luogo dell’unilateralismo imperialista, stretto nella morsa della crisi. Una crisi, quella della pandemia globale, che ha rivelato fortemente il ruolo d’avanguardia rivestito dagli Stati socialisti, dai paesi che fanno della pianificazione e del primato degli interessi sociali su quelli proprietario la colonne portanti della propria architettura sociale, economica e istituzionale.

Il lungo e tendenziale processo di depolarizzazione in atto, incoraggiato dalla diffusione di criptovalute indipendenti dalle logiche serventi e strumentali alle logiche proprietarie nello scambio che la moneta riveste nelle società capitalistiche occidentali –  funzione di cui, nel testo, viene ampiamente indagato il nesso  col modello produttivo e la sua teorizzazione - sta contribuendo a liberare Paesi  e popoli dal ruolo oppressivo esercitato dal dollaro a livello internazionale. II dollaro è strumento economico fondamentale per il permanere dell’oppressione imperialista nel mondo, specialmente nei confronti degli Stati sottoposti alle mire predatorie di multinazionali e degli interessi del capitale finanziario internazionale, in cerca di  nuove e diverse frontiere dell’accumulazione e della valorizzazione capitalista in danno dell’indipendenza dei popoli. Non è un caso che i Paesi emergenti assieme alle esperienze di transizione al socialismo abbiano lanciato idee e sperimentazioni che, a partire dall’esigenza di dedollarizzare le relazioni commerciali, nel campo delle criptovalute, al fine di realizzare e consolidare relazioni e rapporti finanziari liberi dall’intermediazione del dollaro. In questa prospettiva, la proposta di rottura dell’Unione Europea attraverso la creazione di un’ALBA euro-afro-mediterranea, fondata su pilastri economico sociali alternativi al liberismo e unita da un SUCRE mediterraneo quale criptovaluta come moneta di compensazione per gli scambi, si inserisce nel contesto della crisi manifesta dell’UE, ricercando e sostenendo un’alternativa possibile, e in quello del multicentrismo nelle relazioni internazionali e di un nuovo sistema monetario internazionale fondamentale per la determinazione di nuovi equilibri nel mondo.

Il Trattato indaga e interpreta le aspre contraddizioni di cui è foriero il tempo presente, ripropone la necessità di una via della trasformazione sociale, che superi i limiti e le barbarie del modo di produzione capitalistico, specialmente nel quadro della sua lunga crisi sistemica, che riproponga l’attualità dei processi di transizione al socialismo alla luce dell’esperienza storica del Novecento, dei percorsi peculiari che da esso sono sorti e del dibattito e confronto teorico in corso nel movimento rivoluzionario mondiale.

“La ola que para muchos se cerró definitivamente, la ola progresista, la ola democrática de base revolucionaria se reanudó en América Latina, con las nuevas victorias electorales en Argentina y Bolivia”. Esto fue subrayado por el economista Luciano Vasapollo, delegado del rector de la Universidad Sapienza de Roma y miembro de la secretaría de la Red Comunista. “La de Morales —le explica a Farodi— es una gran victoria, una victoria sincera, porque claramente ha habido juicios e intentos de negar el voto y, por lo tanto, un golpe de estado”.

“No olvidemos – enfatiza Vasapollo – que en Bolivia por largo tiempo la derecha golpista, pero también , digamos la internacional negra, ha tenido una gran hospitalidad y, por lo tanto, hay raíces, hay una oligarquía en Bolivia que es muy poderosa y no es una lucha de clases, es una condición de lucha porque Bolivia es un país lleno de recursos primarios no solo metano, no solo gas sino también litio, sino también plata, incluso oro y no solo. Al igual que en Venezuela por el petróleo, allì la guerra es acaparamiento por la oligarquía y, por supuesto, los Estados Unidos. Además, Bolivia también es codiciada porque hoy, romper la hegemonía revolucionaria democrática progresiva de Evo Morales en Bolivia significaba poder dar un tremendo golpe incluso a Cuba y Venezuela que están sufriendo de una manera increíble lo que es de hecho el bloqueo y, por lo tanto, significaba crear un condición terrible “.

Según el economista, “desafortunadamente los intentos de golpe de estado, los intentos de disturbios para crear un clima de guerra civil en Bolivia nunca terminarán, por lo que debemos ser cuidadosos y alertas para defender los logros populares y al mismo tiempo defender los recursos que no son ni más ni menos que recursos que son la riqueza social de las personas y, por lo tanto, deben usarse dentro de Venezuela dentro de Bolivia ”.

En cuanto a la “gran victoria en Argentina del peronismo de izquierda, del peronismo progresista, no olvidemos – recomienda Vasapollo – que siempre hemos apoyado a Cristina, incluso en el pasado, contra algunas idioteces de una parte de la izquierda colonial eurocéntrica, eurocéntrica y cultural europea” .

“Cristina Kirchner – subraya Vasapollo – ha tenido un papel y todo el kirchnerismo ha tenido un papel fundamental, no solo en Argentina, sino para América Latina, un papel progresista que apoya al Alba, que apoya a Cuba y Venezuela, como escudo. Mientras que Bolivia, con recetas político-económicas de nacionalizaciones, está en contra del Fondo Monetario Internacional y, por lo tanto, se trata de entablar una batalla directa contra los poderes de los Estados Unidos y contra el colonialismo estadounidense “.

El rol de la izquierda italiana.

Refiriéndose a la victoria de hoy del “Sr. Salvini” en las elecciones regionales de Umbria, Vasapollo señala que lo que sucedió en Argentina, un país muy cercano a Italia por razones culturales e históricas, “significa que, después del cabildero fascista de la oligarquía Macrì, con la palabra que obviamente regresa al pueblo, el papel y las responsabilidades internacionales de la izquierda italiana, desde los partidos hasta los medios de comunicación, incluido el diario Il Manifesto, vuelve a estar en juego.” “No tengo dudas – explica el profesor – al ver nuevamente la subordinación a la preparación de una nueva” guerra humanitaria “al servicio de un capitalismo cada vez más cínico e inhumano”.

“En Italia – denuncia el economista comunista – la izquierda eurocéntrica y colonizadora ya no está interesada en inversiones sociales, en salud, educación, vivienda y políticas públicas sobre los recursos que han caracterizado a Chávez, Maduro y Venezuela o las revoluciones y los procesos progresistas en América Latina, pero se dobla a la lógica de las democracias occidentales. En estos casos, prevalece la búsqueda de ganancias y propiedad privada, las únicas inversiones en las que la nunca se levanta de veras la voz son aquellas de naturaleza militar. Veo, cada vez más, una izquierda eurocéntrica y un hilo cada vez más imperialista, con partidos y prensa alineados para la enésima guerra humanitaria, el oxímoron y la ambigüedad que hemos visto en el trabajo en estos veinte años “.

Y así, “incluso los medios más cercanos a la izquierda muestran continuamente hacia dónde se dirige. Hablan de la unidad de la izquierda, tal vez para ir juntos a las elecciones europeas, pero incluso los periódicos representativos como Il Manifesto, son incapaces de justificar el derrocamiento del derecho internacional, aprovechando el discurso del llamado derecho humanitario para legitimar una posible invasión de Venezuela “.

Papa Francisco, la única excepción

“Como laico y marxista, – debo admitir, – continúa el profesor Vasapollo, que el Papa parece haberse convertido en la unica instancia internacional y moral que se opone a la burguesía transnacional de las multinacionales de armas y petróleo. El único que levanta la voz en defensa de la independencia de los pueblos, como lo hizo con el llamado al diálogo en Venezuela, también pide el derecho a estar en una confrontación democrática y expresarse ”.

Mientras que “la derecha venezolana, así como la oposición de Carlos Mesa en Bolivia, están dirigidas por Estados Unidos y por las multinacionales petroleras. Y no quieren diálogo ni paz. Quieren tomar el poder por la fuerza, como lo han intentado varias veces desde 2002 en Venezuela y como lo han hecho repetidamente en toda América Latina durante siglos. El colonialismo, inherente a la doctrina Monroe, continúa guiando las elecciones del régimen de Washington, sea cual sea el presidente actual, pero ahora también inspira a la Unión Europea. Los derechistas no quieren diálogo, o más bien no pueden porque Estados Unidos debe poner un nuevo gobierno títere en Caracas con violencia o un golpe de estado ”.

Y, según Vasapollo, “el ataque viene de afuera y adentro usa personajes dispuestos a traicionar los intereses de su país”. El petróleo y otras riquezas naturales de Venezuela son el motivo de lo que sucede a través de una estrategia de desinformación y explotación apoyada por el sistema de medios. En el origen de los ataques contra Venezuela, que cuentan con el respaldo de una estrategia impresionante y desconcertante de los principales medios de comunicación también en Italia, existe la riqueza de las reservas de petróleo de Venezuela que Chávez ha devuelto al pueblo venezolano, quitándola a las multinacionales “.

“La Venezuela de Chávez y Maduro nunca ha invadido o bombardeado a otros pueblos, no tiene bases militares distribuidas en todo el mundo, ni ha planteado una amenaza contra ningún estado”, dice Vasapollo.

Y si “el ataque a la autodeterminación de los pueblos, la soberanía popular, se produce hoy, además de las fuerzas reaccionarias, de las multinacionales y dentro de una feroz competencia interimperialista, incluso de los medios de izquierda, entre los países que se han unido en el la Unión Europea en la postura vergonzosa de España, Francia y Alemania, está Austria y la mayoría de los países de Europa del Este que se definen soberanistas, todos amigos de Salvini”.

“Me gustaría ser claro en un punto: Venezuela – dice Vasapollo – será un hito político decisivo. Por un lado, el multilateralismo, la soberanía de los pueblos, la autodeterminación y la búsqueda de un modelo de convivencia pacífica entre las naciones; Por otro lado, estamos lidiando con el imperialismo criminal del neoliberalismo, con guerras y con el 1% de la población mundial que cada vez matarà de hambre al resto del planeta. La izquierda en Italia y en Europa asume esta responsabilidad. Si queremos un acto verdaderamente serio hacia la información, hacia la autodeterminación y el respeto entre los pueblos, debemos responder a quienes piden la unidad de la izquierda que esta debe basarse en conceptos serios de democracia real y oposición frontal a la interferencia. imperialistas en Venezuela y otros países “.

https://www.farodiroma.it/alerta-que-avanza-la-espada-de-bolivar-con-victorias-presidenciales-en-bolivia-y-argentina-regresa-el-grito-de-bolivar-por-america-latina-y-tambien-podria-despertar-a-la-izquierda-itali/?fbclid=IwAR3OYIKQMYMqSsdooXOzhehUm4Fg6svaVSXx4cLKx8BXrVFmABGFFYeNVhY

 

“Avevano dato per morta l’ondata progressista in America Latina e invece la Spada di Bolivar è più viva che mai.” Con queste parole Luciano Vasapollo, professore all’Università la Sapienza,  commenta la vittoria del peronismo in Argentina che, sommata con il trionfo di Morales e la vittoria delle sinistre nelle elezioni comunali colombiane, conferma un trend ormai consolidatosi con l’esplosione di ribellione dei popoli di Ecuador e Cile contro il neo-liberismo.  “Quello che era esploso in Ecuador e poi in Cile erano solo segnali di un risveglio di massa. Si erano illusi che con Bolsonaro e Macri l’America Latina fosse tornata ad essere il cortile di casa degli Stati Uniti, ma i popoli di quelle terre si stanno riprendendo la loro indipendenza e sovranità”.

 
 
 “La vittoria di Evo Morales in Bolivia è un segnale straordinario. Ha scatenato subito i tentativi di colpo di stato. Non dimentichiamo che l’internazionale nera ha avuto grande ospitalità in Bolivia, dove l’oligarchia è molto potente e c’è una lotta di classe in corso per l’esproprio delle grandi risorse di cui gode quel paese. In Venezuela è il petrolio, in Bolivia è per il litio. Le Guarimbas in Bolivia non sono finite e bisogna rimanere in massima allerta per difendere l’indipendenza e le conquiste sociali di Evo.”, ha commentato Vasapollo.
 
Grande vittoria in Argentina del progressismo peronista. “In passato abbiamo sempre difeso Cristina nonostante le idiozie di certa sinistra italiana. Per il suo appoggio al Venezuela a Cuba alla Bolivia, per le sue ricette politico economiche di nazionalizzazioni contro il Fondo Monetario Internazionale e contro l’imperialismo statunitense, il ritorno del peronismo può dare ulteriore impulso a tutto il continente.
Come membro fondamentale Mercosur, l’Argentina potrà dare un segnale forte di nuova linfa di integrazione regionale che negli ultimi anni era stata abbattuto dai vassalli degli Usa. Non dimentichiamo che Nestor, insieme a Chavez, Lula e Fidel sono stati i primi grandi artefici dell’ondata progressista e socialista che ha tolto dalla povertà milioni e milioni di persone, offrendo al mondo un modello alternativo alle barbarie del neo-liberismo. Per questo l’attacco fatto di colpi di stato e guerre ibride da parte degli Stati Uniti è stato particolarmente feroce in questi anni.”, ha proseguito.

“Dopo il fascista, lobbista delle oligarchie Macri la parola è tornata al popolo argentino. La parola torna a chi aveva già combattuto il FMI e aveva vinto. La battaglia sarà difficilissima, perché lo strozzinaggio del FMI è enorme. E’ stato spezzato via dal paese da Nestor, con Macri era rientrato e ha subito portato il paese in una fase di crisi devastante. Ma ora il popolo è tornato a riprendere in mano le sue sorti. Per il futuro dell’Argentina non ci sono alternative alle nazionalizzazioni, alla redistribuzione, alle politiche sociali. Solo un governo progressista può farlo.”
 
Fondamentali anche le vittorie progressiste in Colombia contro l’uribismo e tutta l’estrema destra che da anni attraverso l’imperialismo nord-americano ha lavorato per abbattere la sovranità del Venezuela e di Cuba. “E’ un segnale enorme nel paese che è il maggior vassallo dell’imperialismo statunitense e ora avamposto della Nato che lavoro per la destituzione anche armata del legittimo governo di Caracas”.
 
Dopo Ecaudor, Cile, paese dell’esperimento dei Chicago boys, Perù, ora Argentina e i primi segni di cedimento in Colombia. La conclusione per Vasapollo è chiara: “Il Gruppo di Lima, quel Cartello di paesi dell'America Latina che, umiliando il diritto internazionale e la sovranità delle proprie nazione, ha lavorato per conto degli Stati Uniti e contro il socialismo sta per essere sepolto e spazzato via dalla storia. In corso in America Latina è una straordinaria lotta di classe che, quella si, deve essere esportata in tutto il mondo. A partire dalla dormiente Europa. A partire dalla morente Italia in cui il capitale trionfa con la battaglia tra poveri costruita ad arte per premiare le finte alternative delle destre.”
 
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-vasapollo_sulla_vittoria_del_peronismo_in_argentina_in_america_latina_i_popoli_si_riprendono_la_loro_sovranit_contro_il_fmi/5496_31393/
 

Para este miércoles, las organizaciones sociales de Bolivia han convocado al pueblo a una movilización masiva para defender el triunfo electoral de su presidente Evo Morales.Si en algo ha cumplido la derecha boliviana es que siempre aseguró que «no reconocería el resultado electoral si Evo Morales ganaba». Es, sin lugar a duda, la filosofía de la cacareada democracia neoliberal, enemiga de los pueblos, y con dotes dictatoriales cuando sus representantes no son beneficiados por el apoyo del pueblo. Por tanto, como recoge la expresión popular, es una «jugada cantada», un patrón apoyado por quienes aúpan a esa derecha para convertir a la Bolivia de Evo, el país de mayor crecimiento en toda la región, de avances sociales y respeto internacional, en un símbolo de inestabilidad, al estilo de Ecuador, Chile, Brasil y Argentina. Ya hay medios de prensa internacionales, como BBC Mundo, que titulan «Mesa denuncia un fraude escandaloso en el recuento de los votos y la OEA muestra su profunda preocupación».Mientras, elementos de la extrema derecha han comenzado a realizar acciones violentas. En el caso de la OEA de Luis Almagro, especializada en el chanchullo y en sembrar dudas, dijo estar sorprendida por el cambio drástico y difícil de justificar en la tendencia de los resultados preliminares. Los datos ofrecidos por el TSE tras el parón de 24 horas, según la oea, presentan un cambio inexplicable de tendencia que modifica drásticamente el destino de la elección y genera pérdida de confianza en el proceso electoral. Dando por segura  una segunda vuelta, como ya había celebrado el derechista Carlos Mesa, el representante de la OEA, se adelantó en señalar: «Oportunamente, la misión que presido dará un informe con recomendaciones de cara a una segunda vuelta». Morales, por su parte, ha afirmado: «Ganamos una vez más, son cuatro elecciones consecutivas que ganamos, es histórico e inédito». «El esfuerzo, el compromiso con Bolivia no ha sido en vano, hemos enfrentado tantas mentiras, pero igual el pueblo boliviano se ha impuesto para continuar con el proceso de cambio», dijo. Para este miércoles, las organizaciones sociales de Bolivia han convocado al pueblo a una movilización masiva para defender el triunfo electoral de su presidente Evo Morales. Una vez más se trata de la salvaguarda de un proyecto cuyo único beneficiario es el pueblo, diferente del proyecto del aspirante Carlos Mesa, que propiciaría la vuelta al neoliberalismo, la entrega del país al FMI y la renuncia a los programas sociales. La derecha debe convencerse de que el pueblo votó por Evo, y si es inteligente, debe resolver las diferencias con el diálogo, no con la violencia.

Realizzazione: Natura Avventura

Joomla Templates by Joomla51.com