La segreteria nazionale dei Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR)  ha deciso che quest’anno le celebrazioni per il 57º anniversario dell’ organizzazione della famiglia cubana, dopo il passaggio devastatore dell’uragano Irma, saranno dedicate al recupero dell’Isola.La segreteria nazionale dei Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR)  ha deciso che quest’anno le celebrazioni per il 57º anniversario dell’ organizzazione della famiglia cubana, dopo il passaggio devastatore dell’uragano Irma, saranno dedicate al recupero dell’Isola.
Betty Oria González, dirigente e ideologa nazionale dei CDR, ha fatto i suoi auguri ai circa otto milioni di cederisti ed ha aggiunto che le tradizionali feste del 27 settemebre, in attesa del 28, si trasformeranno in azioni politiche di riaffermazione rivoluzionaria dove non devono mancare gli abbellimenti tipici della data e la bandiera cubana, simbolo di unità, resistenza e patriottismo del popolo.
La commemorazione del 57º  anniversario sarà anche uno scenario in cui i cederisti denunceranno il blocco sostenuto dal governo degli Stati Uniti da più di mezzo secolo contro Cuba e risponderanno alle minacce fatte dal presidente Donald Trump al territorio cubano nel suo discorso  nelle Nazioni Unite.
Oria González ha precisato che i festeggiamenti dovranno avere una messa a fuoco per stimolare quelle famiglie che hanno ospitato i vicini nella propria casa durante l’uragano e altre che prestano la casa come aula per dare le classi.
Inoltre per lodare quei CDR che in tempo hanno fatto pulizia e hanno abbellito la sede dopo i lavori di recupero e ovviamente i cederisti che hanno operato meglio durante tutto l’anno.
«La Direzione Nazionale dei Comitati, per via della situazione che affronta oggi il paese, non solleciterà risorse al Governo per i festeggiamenti, con l’obiettivo d’evitare spese e per far sì che i fondi siano utilizzati nel recupero del territorio nazionale», ha detto ancora.
La cerimonia nazionale dei CDR, semplice e austera, si svolgerà a Pinar del Río giovedì 28 alle 7.30 di mattina, davanti al monumento ai Fratelli  Saíz; queste attività saranno una dimostrazione che i CDR sono nati per essere eterni, come aveva affermato  Fidel Castro Ruz, fondatore della più grande organizzazione di massa dell’Isola. ( Traduzione GM – Granma Int.)

MEETING della RETE DEI COMUNISTI

29/30 settembre 2017 – via del Frantoio Parco ARCI “Concetto Marchesi”

Fermata Metro B Santa Maria del Soccorso

Politica – Cultura – Musica – Gastronomia

PROGRAMMA:

⭐ VENERDì 29 SETTEMBRE ⭐

POLITICA & CULTURA

ore 18.00

● “1917/2017 – L’Ottobre sta arrivando – I Comunisti a 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre”

INTERVENGONO: Rete dei Comunisti – Militant – Partito Comunista Italiano

ore 19.30

●”Medio Oriente: un’area frantumata dall’Imperialismo”

INTERVENGONO: Michele Giorgio (giornalista) – Bassam Saleh (giornalista palestinese) – Dominique Sbiroli (Comitato Palestina nel Cuore)

MUSICA

ore 21.00

●● Concerto Spettacolo di Pizzica e Taranta con musicisti e danzatori – “LE TARANTOLE – Compagnia di Musica e Danza Popolare”

 

⭐ SABATO 30 SETTEMBRE ⭐

POLITICA & CULTURA

ore 18.00

● Lancio della Campagna Nazionale “VAMOS…NADA MAS” per i 50 anni dall’assassinio di Ernesto Che Guevara

INCONTRO PUBBLICO con la partecipazione di:

Gerardo Hernandez Nordelo (dei 5 eroi cubani)

Ramon Labanino Salazar (dei 5 eroi cubani)

Luciano Vasapollo (Rete dei Comunisti)

MUSICA

●● SPERLA ROOTZIE e THE BRIGHT HELMETS – RUMBLE BIT – KENTO + FUZZTEN e SHINY D●●

 

Orgoglioso di lanciare il mio voto di primo mattino e partecipare allo storico giorno del Referendum per il Kurdstan”. Così ha twittato stamane, prestissimo, Masoud, l’epigono del clan Barzani e da tempo leader dei kurdi iracheni. Per l’evento esclusivamente consultivo, e nonostante tutto ostacolato dal governo di Baghdad, negato da quelli di Ankara e Teheran, e surclassato dagli stessi amici (di Masoud) americani che non vogliono prestare il fianco all’ennesimo elemento divisivo fra etnìe e nazioni, sono stati approntati più di duemila seggi.

Dieci le ore dedicate alle consultazioni e 5.6 milioni gli aventi diritti al voto. In realtà quello è il numero di tutti gli abitanti della regione autonoma del Kurdistan, bambini compresi, ma la cifra citata estende il referendum anche a gente presente nei territori attualmente controllati dai peshmerga. Alla vigilia il premier iracheno Haider al-Abadi aveva annunciato, tramite un messaggio televisivo, che sui promotori del referendum sarebbero ricadute tutte le conseguenze divisive di questo passo elettorale. Ne aveva ribadito l’incostituzionalità, affermando con toni gravi che non si può minare l’unità del Paese.

Ma la posizione fermissima tenuta in primo luogo da Barzani, che gli consente di ricevere l’assenso anche dagli elettori delle frange avversarie dei due partiti di casa (Unione patriottica e Gorran) non esclude il desiderio di dialogo col potere centrale e coi grandi del mondo che scoraggiano lo sfaldamento della nazione. Lui è ottimista e legge il futuro con questi occhi, piuttosto che con aria di scontro. Bisognerà vedere cosa faranno gli altri davanti al risultato, che ufficialmente verrà annunciato domani e dovrebbe vedere una valanga di assensi per la causa dell’indipendenza. Passo comunque non vincolante, seppure simbolicamente significativo.

Per ora tre capitali interessate: Baghdad, Ankara, Teheran hanno rispettivamente chiuso i confini di Stato, fatto muovere i carri armati verso la frontiera del Kurdistan, interrotto i voli aerei. Per non far scaldare animi e armi, finora non c’è stata alcuna mossa coercitiva, solo pantomime. Gli esecutivi dei tre Stati sperano che le divisioni partitiche interne facciano da freno alla supremazia che Barzani cerca col referendum. I giorni e le settimane a seguire ci diranno di più.

 

articolo pubblicato su http://enricocampofreda.blogspot.it

Il boom dell’estrema destra tedesca fa giustamente paura. Non altrettanto le razzie e le aggressioni dei gruppi neofascisti e neonazisti spagnoli con la copertura del dispositivo repressivo messo in campo dal governo di Madrid realizzate per impedire che i catalani, il prossimo 1 ottobre, possano partecipare ad un referendum sull’autodeterminazione proibito manu militari dall’esecutivo Rajoy col sostegno di Ciudadanos e socialisti. Gli stessi socialisti corteggiati da Podemos e da Izquierda Unida, che continuano ad appellarsi al suo segretario Pedro Sanchez affinché abbandoni l’alleanza reazionaria col resto dello schieramento nazionalista spagnolo e si aggreghi alle forze che promettono di riformare la Costituzione e permettere un referendum ‘negoziato e concordato con lo Stato’.

Ma i socialisti non vogliono saperne, e le timide (e spesso strumentali) aperture dei mesi scorsi ad un possibile ampliamento dell’autogoverno catalano sono state sostituite da dichiarazioni altisonanti in difesa della patria e dell’indivisibilità dello stato. Come quella di Emiliano García-Page, che governa in Castilla La Mancha grazie ad una maggioranza formata dal Psoe e da Podemos, o come quelle dei socialisti catalani che a Barcellona sostengono la giunta guidata da Ada Colau.

Il leit motiv dei messaggi indirizzati da Iglesias e dagli altri dirigenti di Unidos Podemos ai socialisti è: cacciamo Rajoy e i popolari, formiamo un’alleanza per il cambiamento. Per la sinistra federalista spagnola e i suoi addentellati catalani, la via d’uscita all’impasse determinato dalla reazione di Rajoy al referendum unilaterale del 1 ottobre è un “fermate le macchine” rivolto agli indipendentisti e un appello al governo spagnolo affinché consenta la consultazione popolare in quanto ‘mobilitazione democratica’ senza risvolti di carattere legale. “Ma niente dichiarazione unilaterale di indipendenza” ha tuonato il segretario di Podemos. “Lavoriamo affinché il Psoe costruisca con noi un nuovo patto per la democrazia e il dialogo” ha detto Iglesias intervenendo ieri ad un’assemblea organizzata a Zaragoza insieme a IU alla quale hanno partecipato 400 eletti della formazione ‘viola’ e dei suoi alleati (Compromis, Equo, Mès, Geroa Bai) ma anche del Partito Nazionalista Basco e del PDeCat del President catalano Puigdemont. Presenti, ma solo in qualità di osservatori, due rappresentanti di Esquerra Republicana de Catalunya, che non hanno voluto sottoscrivere l’appello finale.

 

Fascisti e polizia a braccetto

 

Il clima pesante in cui si è svolta la “Assemblea per la Fraternità, la Convivenza e le Libertà” bene rappresenta quella che la sinistra moderata spagnola considera una ‘involuzione autoritaria’ ma che a ben vedere appare come una manifestazione, finalmente esplicita, di pulsioni a lungo rimaste sottotraccia. Gli organizzatori avevano faticato non poco per trovare una sede per la loro assemblea, vista l’ostilità dell’amministrazione provinciale socialista che aveva proibito l’utilizzo di una sala pubblica. Poi ieri, al loro arrivo al Padiglione ‘Siglo XXI’, i partecipanti alla convention hanno trovato ad accoglierli alcune centinaia di fascisti e ultranazionalisti – “manifestanti per l’unità della Spagna” li ha definiti il telegiornale di Tve – con tanto di saluti romani e bandiere franchiste, tenuti a bada da un manipolo di agenti di polizia. Non sufficienti o troppo tolleranti, visto che la Presidente delle Cortes de Aragòn – il parlamentino aragonese – Violeta Barba è stata centrata da una bottiglietta d’acqua lanciata da un esagitato proprio mentre chiedeva ai poliziotti di garantire la sicurezza dei partecipanti all’assemblea. Stessa sorte avevano subito i manifestanti scesi in piazza a Madrid la scorsa settimana per solidarizzare con i catalani contro la repressione: arrivati a Puerta del Sol si erano trovati la strada sbarrata da un aggressivo presidio fascista pronto a difendere ‘l’onorabilità patriottica’ della capitale del Regno.

 

I poliziotti sono stati mandati tutti in Catalogna, per questo non erano a Zaragoza a tenere a bada i fascisti ha chiarito un comandante locale. E, comunque, negli ultimi giorni agli agenti della Guardia Civil e della Policia Nacional mobilitati per impedire il referendum in Catalogna a suon di arresti, perquisizioni, sequestri e cariche, non è mai mancata l’entusiastica solidarietà dei membri delle organizzazioni di estrema destra. Mentre sui muri delle città spagnole si moltiplicano le scritte che augurano la morte o lo stupro ad Anna Gabriel e ad altre dirigenti della sinistra radicale indipendentista, a Barcellona venerdì sera un ragazzo è stato pestato dai fascisti reduci da una violenta manifestazione contro la sede dell’Assemblea Nazionale Catalana. Sulle reti circolano decine di foto che ritraggono senza bisogno di commenti vari episodi di cameratismo tra i fascisti in divisa e quelli in borghese, a suon reciproci applausi e saluti romani. Gruppi ultrà come Generación Identitaria, Somatemps, Dolça Cataluña o Democracia Nacional, sostenuti e coperti da cordate interne/esterne al Partito Popolare di Rajoy coordinate da Vox, da Intereconomia e da fondazioni nostalgiche, fanno a gara a esprimere solidarietà e apprezzamento per l’instancabile opera delle forze dell’ordine. L’episodio che più inorgoglisce i franchisti è il supporto gastronomico prontamente garantito dai camerati ai circa seimila tra militari e poliziotti spagnoli acquartierati in due navi da crociera ancorate nel porto industriale di Barcellona. Il boicottaggio deciso dai lavoratori portuali nei confronti di quelle che vengono considerate truppe d’occupazione rischiava di costringerli al digiuno ma in loro soccorso si sono mobilitate le organizzazioni fasciste che, grazie alla “Operazione Soccorso Azzurro”, hanno preparato quantità industriali di deliziosi e patriottici manicaretti.  A sollevare il morale della truppa stanziata in Catalogna è arrivata anche la decisione del governo Rajoy di ricompensare gli instancabili difensori dello ‘stato di diritto’ con una diaria aggiuntiva di 80 euro.

Madrid commissaria la polizia autonoma catalana

 

In perfetta sincronia, dopo che il governo spagnolo ha imposto lo stato d’emergenza di fatto e sospeso l’autogoverno di Barcellona, il Procuratore Capo della Catalogna José María Romero de Tejada ha deciso di commissariare la polizia autonoma, che pure nei giorni scorsi si era prodigata contro alcune manifestazioni indipendentiste, ordinando che il controllo dei Mossos d’Esquadra passi direttamente al Ministero degli Interni di Madrid. A dirigere gli agenti catalani – suscitando il malcontento tanto del loro sindacato maggioritario quanto del loro comandante Josep-Lluís Trapero che ha garantito obbedienza ma alla prima riunione col nuovo capo non si è presentato – è il colonnello della Guardia Civil Diego Pérez de los Cobos, già coordinatore dell’imponente meccanismo poliziesco approntato per impedire il voto del 1 ottobre.

Neanche a dirlo, il 53enne fratello dell’ex presidente del Tribunale Costituzionale Francisco (distintosi per varie decisioni anticatalane), si è fatto le ossa nei Paesi Baschi. Nel suo curriculum spicca un processo – ma non una condanna – per le torture inflitte sotto il suo comando al prigioniero politico basco Kepa Urra, arrestato nel 1992. Al termine del procedimento giudiziario dal quale de los Cobos fu esonerato, tre Guardia Civil furono condannati a pene dai sei mesi ai 12 anni, prima che il primo governo di Josè Maria Aznar concedesse loro l’indulto.

 

Una pioggia di denunce

 

Dove non arrivano i fascisti arrivano giudici e polizia, e viceversa. Ieri l’Unione degli Ufficiali della Guardia Civil ha denunciato Mònica Terribas, direttrice del programma ‘El Matì’ della radio pubblica catalana, per aver incitato i suoi ascoltatori a segnalare i posti di blocco e i presidi realizzati dalle forze di polizia. Da parte sua la Procura ha già presentato una denuncia per ‘incitamento al terrorismo’ nei confronti di quattro militanti di Poble Lliure, una delle organizzazioni della sinistra indipendentista catalana che fa parte della Cup. I quattro – tra i quali c’è il parlamentare regionale Albert Botran – sono accusati di aver ricordato, in un atto celebrativo tenutosi a febbraio a Castelló de Farfanya (Lleida), la figura del militante indipendentista e presunto dirigente dell’organizzazione armata Terra Lliure, morto in un incidente d’auto trenta anni fa.

Anche il ragazzo che ha aperto il sito internet marianorajoy.cat, che prima di essere chiuso dalla polizia rimandava a quello della Generalitat catalana e quindi ai materiali informativi fuorilegge sul referendum del 1 ottobre, è stato denunciato per un reato di ‘disobbedienza’. Come se non bastasse la Procura dell’Audiencia Nacional di Madrid, il tribunale antiterrorismo ereditato dall’epoca franchista, ha denunciato per ‘sedizione’ alcuni dei manifestanti che a Barcellona e in altre città, nei giorni scorsi, hanno manifestato in maniera più determinata contro gli arresti di 14 tra funzionari della Generalitat e imprenditori privati, nel frattempo rilasciati ma sui quali pendono gravi accuse. Nel mirino della Procura antiterrorismo ci sono i manifestanti che hanno realizzato blocchi stradali, danneggiato le auto di servizio della polizia, bloccato l’accesso della Guardia Civil ad alcuni edifici pubblici o sedi di partito (nella fattispecie la Cup). Il Codice Penale spagnolo riserva, all’articolo 544, ben 15 anni di carcere a coloro che vengano ritenuti responsabili del reato di ‘sedizione’.

La repressione sembra mirare anche alle sfere alte. Oggi il Procuratore Generale dello Stato, José Manuel Maza, ha dichiarato nel corso di un’intervista radiofonica che “per il momento non ci è sembrato opportuno” chiedere l’arresto del Presidente della Generalitat Carles Puigdemont, nonostante la denuncia spiccata nei suoi confronti per i reati di disobbedienza, abuso di potere e malversazione. La non troppo velata minaccia di arresto del capo del governo catalano non è passata inosservata proprio mentre la Corte dei Conti di Madrid ha imposto una cauzione di ben 5.25 milioni di euro all’ex governatore Artur Mas e a tre suoi consiglieri accusati di aver usato fondi pubblici per organizzare la consultazione indipendentista del 9 novembre del 2014.

 

La mobilitazione popolare continua

 

Intanto, mentre il governo catalano continua a pubblicare siti in cui appare la lista dei seggi dove il 1 ottobre i cittadini e le cittadine potranno recarsi a votare – che ci riescano o meno è tutto da vedere visto il capillare e determinato schieramento di polizia – ieri le associazioni indipendentiste Assemblea Nazionale Catalana e Omnium Cultural hanno organizzato manifestazioni in circa 500 tra città e centri minori, distribuendo alla popolazione circa un milione di schede elettorali dopo che durante il blitz della scorsa settimana la polizia spagnola ne ha sequestrate circa 10 milioni. Mentre continua il boicottaggio, nei confronti della macchina repressiva, deciso dalle assemblee dei portuali di Barcellona e Tarragona – si parla di alcune migliaia di lavoratori – rimangono confermati per il prossimo 3 ottobre gli scioperi generali convocati dai sindacati di sinistra Cgt e Cnt e da alcune sigle indipendentiste, mentre i sindacati ufficiali Comisiones Obreras e Ugt hanno deciso di non partecipare ufficialmente alla giornata di mobilitazione (nella foto un poliziotto fa il saluto romano sulla caserma galleggiante).

 

Nelle università catalane gli studenti hanno dato vita nei giorni scorsi ad occupazioni simboliche, e per i giorni 28 e 29 settembre il coordinamento “Universitats per la República” ha convocato due giornate di sciopero e manifestazione. Mobilitati sono anche i contadini e gli allevatori catalani aderenti alle maggiori organizzazioni del settore, che nel fine settimana hanno dato vita ad una imponente marcia a favore del diritto di autodeterminazione e contro la repressione che ha visto sfilare un migliaio di trattori da Lleida a Vic. “Ci vogliono sotterrare ma non sanno che siamo semi” ha dichiarato il presidente dell’organizzazione contadina JARC il quale ha denunciato gli arresti e le prevaricazioni, schierandosi a favore della celebrazione del referendum, in difesa della democrazia e della libertà di scelta.

 

 Solidarietà internazionale

 

Anche sul fronte internazionale qualcosa comincia a muoversi. Mentre a Barcellona sono già attivi alcuni noti osservatori internazionali arrivati per monitorare la celebrazione del referendum, un appello intitolato “Lasciate che i catalani votino” è stato firmato dalla filosofa statunitense Susan George, dalla premio Nobel per la Pace Jody Williams (1997), da Ahmed Galai, Rigoberta Menchú, Desmond Tutu, Noam Chomsky, Adolfo Pérez Esquivel, Ken Loach, Tariq Ali, Paul Preston, Ignacio Ramonet e Angela Davis, solo per citare i nomi più noti.

Si conclude la partecipazione della delegazione italiana alle giornate di solidarietà internazionale con la Rivoluzione bolivariana Todos Somos Venezuela. La delegazione composta, tra gli altri, da due dei responsabili del CESTES-USB, il prof. Luciano Vasapollo e la dott.ssa Rita Martufi, ha svolto diversi incontri con membri del governo venezuelano e di altri paesi dell'America Latina.
"A nome del Centro Studi Cestes - USB si sono concordate molte attività da tenere per realizzare pubblicazioni, interviste e scambi culturali e scientifici. Si sono avuti incontri con altri viceministri, rappresentanti dell'Assemblea Costituente. Molte interviste con Radio e televisioni nazionali, con TeleSUR e altre. Insomma giornate piene ma molto importanti e che ci hanno dato modo di confermare ancora una volta l'appoggio al processo bolivariano, al Popolo Venezuelano e al Governo del Presidente Maduro." Lo ha reso noto Rita Martufi (Cestes-Usb) sulle reti sociali. 
Vasapollo ha voluto precisare come " dopo l'eroica dimostrazione popolare del 31 luglio scorso, l'Assemblea Nazionale costituente ha regalato la pace al Venezuela. Questo a dimostrazione di come i media occidentali abbiano mentito per mesi all'opinione pubblica. La delegazione italiana ha partecipato con grande entusiasmo militante anche alla manifestazione antimperialista a Caracas di questa settimana. Abbiamo assistito ad un grande discorso, il discorso di affermazione dei valori e della pratica del socialismo per il XXI secolo del presidente Maduro. La stampa occidentale ha censurato tutto. Siamo abitutati. Mentre il leader del 'mondo libero' Trump minacciava di genocidi e guerre decine di paesi all'Onu, in Venezuela il popolo resisteva e lottava per affermare la propria libertà, sovranità e pace. Ognuno deve chiarire da che parte stare. Giornalisti, politicanti e burattini vari anche."

Discorso del Ministro delle Relazioni Estere di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla nel 72º Período di Sessioni dell Assemblea Generale della ONU.

Signor Presidente:

Signor Segretario Generale:

Le confermo l’appoggio di Cuba nel suo lavoro al fronte della Segreteria dell’
Organizzazione delle Nazioni Unite come garante e difensore della pace
internazionale.

Signori Capi di Stato e di Governo:

Distinte delegate e delegati:

Invio le più sincere condoglianze estese ai familiari dei morti e dei danneggiati e la nostra disposizione d’incrementare la cooperazione, nelle nostre modeste possibilità ai fraterni popoli e governi di Dominica e Antigua y Barbuda, piccole isole che hanno sofferto una terribile distruzione, alla Repubblica Dominicana, a Puerto Rico, Saint Martin, Sint Maarten, Isole Vergini e Anguila  per il passaggio degli uragani Irma e María.
Chiamo la comunità internazionale a dare tutta la priorità e a mobilitare risorse per aiutare i piccoli Stati e i territori insulari dei Caraibi devastati.
Ricevano infiniti sentimenti di solidarietà da Cuba il popolo e il Governo messicani e in particolare i familiari delle Vittime e ai danneggiati dai due terremoti; reiteriamo la disposizione d’assistere la popolazione nel recupero dei danni con i nostri modesti sforzi.
Inviamo le nostre condoglianze al popolo degli Stati Uniti, alle famiglie dei morti e la più profonda simpatia a tutti i danneggiati dall’uragano Irma.

Signor Presidente:

Porto la testimonianza del popolo cubano che realizza uno sforzo colossale nel recupero dei severi danni alle case, all’agricoltura, al sistema elettro-energetico e altro, provocati dall’uragano Irma.
Nonostante le ingenti misure di prevenzione, includendo l’evacuazione di circa 1, 7 milioni di persone e la totale cooperazione dei cittadini, abbiamo sofferto la perdita di  dieci vite umane.    

I dolorosi danni ai servizi, ai beni sociali e personali, le privazioni sofferte dalle famiglie, per lunghe ore senza elettricità o rifornimento di acqua, hanno accentuato l’unità e la solidarietà del nostro nobile ed eroico popolo.
Si sono ripetute scene commoventi di addetti ai riscatti che consegnavano una bambina salvata alla mamma, di un bambino piccolo che ha raccolto dai rottami un busto di Martí, di studenti che aiutavano famiglie che non conoscevano,  ufficiali delle Forze Armate e del ministero degli Interni eseguendo i lavori più duri e i dirigenti locali guidando negli impegni più difficili.
Il Presidente Raúl Castro Ruz, dalla zona più devastata, ha fatto un richiamo nel quale ha scritto: «Sono stati giorni duri per il nostro popolo, che in poche ore ha visto come quello che era stato costruito con sforzo è stato colpito da un uragano devastatore. Le immagini delle ultime ore sono eloquenti, come lo è anche lo spirito di resistenza e di vittoria del nostro popolo, che rinasce in ogni avversità».
A nome del popolo e del Governo cubani ringrazio profondamente le sentite espressioni di solidarietà  e affetto di numerosi governi, parlamenti, organizzazioni internazionali e rappresentazioni della società civile.
Esprimo la più profonda gratitudine di fronte alle differenti offerte di aiuti ricevute.

Signor Presidente:

Ho una viva ed emozionata  memoria dell’imponente presenza e delle  
idee enormemente vigenti, espresse in questa Assemblea, dal Comandante in  Capo della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz.
Ringrazio a nome del nostro popolo e Governo i sentimenti di rispetto, affetto e ammirazione ricevuti da tutte le latitudini.

Signor Presidente:

Martedì scorso, (19 settembre) il Presidente Donald Trump  è venuto a convincerci che uno dei suoi propositi è promuovere la prosperità delle nazioni e delle persone.
Ma nel mondo reale otto uomini possiedono congiuntamente la stessa ricchezza di 3600 milioni di esseri umani che formano la metà più povera dell’umanità (1).
In termini di fatturazione, 69 delle 100 più importanti entità del mondo sono imprese multi nazionali, non Stati (2).
Unite le dieci più importante corporazioni del mondo hanno una fatturazione superiore alle entrate pubbliche di 180 paesi sommati (3) .

Sono estremamente poveri 700 milioni di persone (4); 21 milioni sono vittime di lavori forzati (5); più di 5 milioni  di bambini sono morti nel 2015 prima d’aver compiuto cinque anni per malattie prevenibili e curabili  (6); 758 milioni di adulti sono analfabeti (7) .
815 milioni di persone soffrono patiscono fame cronica decine di milioni più che nel 2015. 2000 milioni non hanno cibo sufficiente . se si recuperasse il precario ritmo di diminuzione degli ultimi anni ora interrotto,  653 milioni  di persone continueranno a patire la fame nel 2030 e non sarebbe sufficiente  nemmeno per sradicare la fame nel 2050 (8) .

Ci sono 22,5 milioni di rifugiati (9). Si aggravano le tragedia umanitarie associate ai flussi di emigranti e il loro numero cresce in un ordine economico e politico chiaramente ingiusto.
La costruzione di muri e di barriere le leggi e le misure adottate per impedire l’ondata di rifugiati e di emigranti, hanno dimostrato d’essere crudeli e inefficaci. Proliferano politiche d’esclusione e xenofobia che violano i diritti umani di milioni di persone e non risolvono i problemi del sottosviluppo, la povertà e i conflitti, cause principali dell’emigrazione e della richiesta di rifugi.
Le spese militare toccano 1,7 milioni di dollari(10) .
Questa realtà contraddice coloro che sostengono che non ci sono risorse per far terminare la povertà. E l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile manca di metodi d’applicazione per egoismo e mancanza di volontà politica degli Stati Uniti e degli altri paesi industrializzati.
Qual è l aricetta miracolosa che ci raccomanda il Presidente Trump, in
mancanza dei flussi finanziari del Piano Marshall? Chi metterà ora le risorse al suo posto? Come riconciliare tutto questo con l’idea dei presidenti Reagan, decenni fa, e Trump adesso, dell’“América First”?
Ignora e tergiversa la storia e presenta come obiettivo una chimera.
Gli indici di produzione e consumo propri del capitalismo sono insostenibili  e irrazionali e conducono, inesorabilmente, alla distruzione dell’ambiente e alla fine della specie umana.
Si possono forse dimenticare le conseguenze del colonialismo, la schiavitù, il  
neocolonialismo e l’imperialismo?
I decenni di sanguinarie dittature militari in America Latina
Si possono presentare come esempio di un capitalismo di successo?
Qualcuno conosce ricette del capitalismo neoliberale meglio applicate di quelle che hanno distrutto le economie latino americane nel decennio degli ’80?.
È imprescindibile e irrimandabile che le Nazioni Unite lavorino per  stabilire un nuovo ordine economico internazionale partecipativo, democratico, equo e inclusivo e una nuova architettura  finanziaria, che considerino i diritti, le necessità e le particolarità dei paesi in via di sviluppo e le asimmetrie esistenti nelle finanze e nel commercio mondiale, risultato di secoli di sfruttamento e saccheggio.
I paesi industrializzati hanno il dovere morale, la responsabilità storica e possiedono i mezzi finanziari e tecnologici sufficienti per questo.
Non ci sarà la prosperità che si annuncia nemmeno per i ricchi, senza fermare il cambio climatico.
Cuba lamenta la decisione del Governo degli Stati Uniti, il principale responsabile storico dei gas con effetto serra, d’aver ritirato il paese dall’Accordo di Parigi.
Nel  2016, per il terzo anno consecutivo, sono stati battuti i records di
aumento della temperatura media globale, e e questo conferma il cambio
climatico come una minaccia per la sopravvivenza dell’umanità e lo sviluppo sostenibile dei nostri popoli.
Reiteriamo la nostra solidarietà con i piccoli paesi insulari in via di sviluppo, soprattutto nei Caraibi e nel Pacifico, che sono i più danneggiati, per il cambio climatico, noi che reclamiamo un trattamento giusto, speciale e differenziato.
Appoggiamo anche l’attenzione prioritaria ai paesi dell’Africa
Subsahariana.

Signor Presidente:

Il governo degli Stati Uniti è venuto a dirci che, con la prosperità, gli altri due bei pilastri dell’ordine mondiale sono la sovranità e la sicurezza.
È responsabilità di tutti preservare l’esistenza dell’essere umano di fronte alla minaccia delle armi  nucleari. Un importante apporto all’ottenimento di questo obiettivo è stata la storica adozione e la firma nella cornice di questa Assemblea del Trattato sulla proibizione delle Armi Nucleari che proibisce l’uso e la minaccia di queste armi che hanno la capacità d’annichilire la specie umana.
Gli Stati Uniti si sono opposti tenacemente a questo trattato. Hanno annunciato che utilizzeranno 700.000 milioni di dollari in spese militari e sviluppano una dottrina nucleare e militare estremamente aggressiva, basata nella minaccia dell’uso della forza e il suo impiego.
Gli Stati membri della NATO attentano contro la pace e la sicurezza internazionali e il Diritto Internazionale, promuovendo interventi militari e guerre non convenzionali contro Stati sovrani.
Come aveva segnalato il Comandante in Capo della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz e cito : «Cessi la filosofia della spoliazione e cesserà la filosofia della guerra».
Risulta quotidiana l’imposizione illegale di misure coercitive unilaterali e l’uso di strumenti finanziari, giudiziari, culturali e della comunicazione per la destabilizzazione di governi e la negazione del diritto di libera determinazione per i loro popoli.
Cresce la militarizzazione  con l’uso segreto di tecnologie dell’informazione e le comunicazioni per attaccare gli altri Stati, mentre vari paesi sviluppati si oppongono fermamente all’adozione di trattati internazionali che regolino la cooperazione, per ottenere un ciber spazio sicuro.
Il Presidente statunitense manipola i concetti di sovranità e sicurezza a suo esclusivo beneficio e a detrimento di tutti, includendo i suoi alleati.
Il tentativo d’utilizzare la minaccia militare e la forza per fermare la tendenza mondiale irreversibile al multipolarismo e al policentrismo provocherà gravi pericoli per la pace e la sicurezza internazionali che devono essere difese  e preservate con la mobilitazione internazionale.
I principi d’uguaglianza sovrana rispetto all’integrità territoriale e alla non ingerenza nei temi interni degli Stati, si devono rispettare.
La Carta delle Nazioni Unite e il Diritto Internazionale non ammettono una reinterpretazione.
La riforma delle Nazioni Unite si deve proporre come obiettivo essenziale che questa risponda alle necessità urgenti dei popoli e delle grandi maggioranze sfavorite. Il multilateralismo debe’essere protetto e rinforzato  di fronte agli  interessi imperialisti  di dominio e di egemonia.
La democratizzazione del Consiglio di Sicurezza, sia nella sua composizione che nei suoi metodi di lavoro è un obiettivo che non si può rimandare.
Il rafforzamento dell’Assemblea Generale e il recupero delle funzioni che le sono state usurpate risulta  imprescindible.

Signor Presidente:

Il “patriottismo” che s’invoca nel discorso degli Stati Uniti è una perversione dell’umanismo, dell’amore e la lealtà per la Patria, e dell’arricchimento e la difesa della cultura nazionale e universale. Incarna una visione d’eccezionalità, di supremazia, d’ignorante intolleranza di fronte alla diversità dei modelli  politici, economici, sociali e culturali.
Nei paesi sviluppati s’aggrava la perdita di legittimità dei sistemi e dei partiti politici  e s’incrementa l’astensionismo  elettorale.
La corruzione, legale o illegale, presenta metastasi com’è il caso estremo dei chiamati  “interessi speciali”, o pagamenti di corporazioni in cambio di benefici, nel paese in cui si spende più denaro nelle campagne e dove in modo paradossale si può essere eletti con meno voti popolari di un altro candidato o governare con un appoggio infimo degli elettori.
L’uso della scienza e della tecnologia, crescente e insolito, serve per esercitare egemonia, mutilare le culture nazionali e manipolare la condotta umana, come nel caso dell’uso politico e pubblicitario delle dette “ big data”, o psicometria. Sette consorzi occidentali controllano in modo ferreo quello che si legge, vede e ascolta nel pianeta, e prevale il monopolio delle tecnologie, il governo delle reti digitali è dittatoriale e discriminatorio e nonostante le apparenze la breccia digitale tra paesi ricchi e paesi poveri cresce.
Si tagliano le opportunità e si violano in modo flagrante e sistematico diritti umani di giovani, emigranti e lavoratori.
L’altro ieri il Vicepresidente degli Stati Uniti, Unidos Michael Pence ha affermato nel Consiglio di  Sicurezza, con un’assurda mancanza di conoscenza delle sue funzioni e la pretesa di stabilire nuove prerogative, che il Consiglio di Sicurezza dovrebbe modificare la composizone i metodi del Consiglio dei Diritti Umani, che “non merita il suo nome”, ha detto, “perchè una chiara maggioranza dei suoi membri  non realizza nemmeno gli standard di base dei diirtti umani”, fine della citazione. Suppongo che il Sr. Pencel  non include nel caso il suo stesso paese, che lo meriterebbe per il suo indice di violazioni sistematiche dei diritti umani, come l’uso della tortura, la detenzione e la privazione arbitraria della libertà, come avviene nella Base Navale di Guantánamo, l’assassinio di afroamericani da parte della polizia, la morte di civili innocenti  per colpa delle sue truppe, la xenofobia e la repressione degli emigranti, includendo i minorenni, e la sua scarsa adesione agli strumenti internazionali.

 Signor Presidente:
 
Riaffermiamo  la nostra più ferma condanna contro il terrorismo, in tutte le sue
forme e manifestazioni e respingiamo le doppie morali nel loro scontro.
L’indispensabile ricerca immediata di una soluzione giusta e duratura del conflitto in Medio Oriente si basa nell’esercizio del diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e a disporre di un Stato libero e indipendente,con le frontiere precedenti il 1967, e con la sua capitale in Gerusalemme Orientale.
La questione del Sahara Occidentale necessita uno sforzo di conformità
con le risoluzioni delle Nazioni Unite, per garantire al popolo saharaui l’esercizio dell’autodeterminazione e si rispetti il suo legittimo diritto di vivere in pace nel suo territorio.
Cuba riafferma il suo appoggio alla ricerca di una soluzione pacifica e negoziata alla guerra in Siria , senza ingerenze esterne e con il pieno rispetto della sua  sovranità e integrità territoriali.
Si accentuano i pericoli per la pace e la sicurezza internazionali, derivati dalla crescita della presenza della NATO alle frontiere con la Russia.
Reiteriamo la nostra contrarietà alle sanzioni unilaterali e ingiuste imposte a questo paese.
Domandiamo che si rispetti il detto accordo nucleare con la Repubblica Islamica dell’Iran
Condanniamo la minaccia di distruggere totalmente la Repubblica Popolare
Democratica della Corea, dove vivono 25 milioni di esseri umani.  
La guerra non è un’opzione nella Penisola Coreana, minaccerebbe l’esistenza di centinaia di milioni di persone in questo e nei paesi vicini e condurrebbe a una conflagrazione nucleare con conseguenze imprevedibili.
Solo con il dialogo e i negoziati si può ottenere una soluzione politica duratura che deve considerare le preoccupazioni legittime di tutte le parti coinvolte. Appoggiamo la denuclearizzazione totale della Penisola Coreana, senza ingerenza  straniera, con totale rispetto dell’uguaglianza sovrana e dell’integrità territoriale degli Stati e con l’assoluto rispetto del principio del non uso, nè della minaccia dell’uso della forza.

Signor Presidente:

Le nuove minacce si dirigono oggi contro la pace e la stabilità in America
Latina e nei Caraibi, con evidente macanza di rispetto del “Proclama come Zona di Pace”, firmato a L’Avana dai Capi di Stato e di Governo della
nostra regione, nel gennaio del 2014, in occasione del II Vertice della
Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC).
Reiteriamo quello che ha sostenuto il Presidente Raúl Castro Ruz a proposito  della Repubblica Bolivariana del Venezuela lo scorso 14 luglio, e cito:
«L’aggressione e la violenza golpista contro il Venezuela danneggiano tutta
“Nuestra América” e apportano benefici solamente agli interessi di coloro che
s’impegnano per dividerci, per esercitare il loro dominio sui nostri popoli, senza che gli importi generare conflitti con conseguenze incalcolabili in questa regione, come quelli che vediamo in differenti luoghi del mondo».
«Avvertiamo oggi - aveva ha detto ancora - che coloro che pretendono di far crollare   per vie inconstituzionali, violente e golpiste la Rivoluzione
Bolivariana e Chavista assumeranno una seria responsabilità di fronte alla storia»”, fine della citazione.
Respingiamo energicamente le minacce militari  contro il Venezuela, l’ordine
Esecutivo che lo definisce come una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e le sanzioni unilaterali, ingiuste e arbitrarie applicate da questi.
Reiteriamo la  nostra assoluta solidarietà con il popolo e il Governo bolivariani e chavisti, e con la loro unione civico-militare guidata  dal presidente costituzionale Nicolás Maduro Moros.
Denunciamo e condanniamo l’iniziativa Nica Act, promossa nel Congresso degli Stati Uniti con un atteggiamento d’ingerenza che vuole imporre un blocco economico al popolo e al governo del Nicaragua, al quale reiteriamo il nostro sostegno.


Esprimiamo la nostra solidarietà all’ex Presidente Luiz Inácio Lula da
Silva, vittima di una persecuzione politica per impedire la sua candidatura alle
elezioni dirette, con una non idoneità  giudiziaria. Lula, la presidente Dilma Rousseff, il Partito dei Lavoratori e il popolo brasiliano avranno sempre Cuba al loro fianco.
Riaffermiamo il nostro impegno storico con la libera determinazione e l’indipendenza del popolo di Puerto Rico.
Appoggiamo il legittimo reclamo argentino di sovranità sulle Isole Malvine, Sandwich del Sud e Georges del Sud.
Cuba continuerà a contribuire in tutto il possibile alla richiesta delle parti con gli sforzi per ottenere una pace stabile e duratura in Colombia.
Siamo sempre impegnati nel condividere le nostre modeste realizzazioni con i popoli del sud, includendo l’impegno dei 40.000 cooperanti che in 64 paesi oggi lottano per la vita e la salute degli esseri umani.(11)

Signor Presidente:

Il 16 giugno scorso il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato   la politica del suo governo  verso Cuba, che costituisce un passo indietro nelle relazioni bilaterali e corrode le basi stabilite due anni fa per avanzare in una relazione di nuovo tipo tra i nostri peasi, nella quale primeggiavano il rispetto e
l’uguaglianza.
Il governo statunitense ha deciso d’indurire il blocco economico, commerciale e finanziario, imponendo nuovi ostacoli alle limitate possibilità che avevano le sue imprese per commerciare e investire in Cuba, con restrizioni addizionali ai suoi cittadini per viaggiare nel nostro paese.
Queste decisioni ignorano l’appoggio di ampli settori statunitensi, includendo la maggioranza dell’emigrazione cubana, all’eliminazione del blocco e alla normalità delle relazioni.  
Soddisfano solamente gli interessi di un gruppo d’origine cubana nel sud della Florida, sempre più isolato e minoritario, che insiste nel voler danneggiare Cuba e il nostro popolo per aver scelto di difendere a qualsiasi costo il diritto d’essere libero, indipendente e sovrano.
Reiteriamo oggi la denuncia delle misure d’indurimento del blocco e riaffermiamo che qualsiasi strategia che cercherà di distruggere la Rivoluzione Cubana fallirà.
Ugualmente respingiamo la manipolazione del tema dei diritti umani contro Cuba che ha molti motivi  d’orgoglio per le conquiste realizzate e non deve ricevere lezioni né dagli Stati Uniti, nè da nessuno.
Esprimiamo in questa occasione  la più energica condanna alle dichiarazioni senza rispetto , offensive e d’ingerenza  contro Cuba e il governo
cubano, realizzate tre giorni fa in questa tribuna dal presidente Donald Trump. Le ricordiamo che gli Stati Uniti, dove si commettono fragranti violazioni dei diritti umani che suscitano profonde preoccupazioni nella comunità internazionale, non hanno la minima autorità morale per giudicare il mio paese.
Riaffermiamo che Cuba non accetterà mai condizioni nè imposizioni e non rinuncerà mai ai suoi principi.
In relazione con i discussi incidente che avrebbero danneggiato dei funzionari statunitensi a L’ Avana, affermiamo categoricamente che
il governo cubano realizza con tutto il rigore e la serietà i suoi obblighi con la
Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche in quel che si riferisce alla
Protezione dell’integrità di tutti i diplomatici senza eccezioni, includendo quelli degli Stati Uniti  e che Cuba non ha mai perpetrato, né perpetrerà azioni di questa natura, nè ha mai permesso o permetterà che il suo territorio sia utilizzato da terzi con questo proposito.
Le autorità cubane, in accordo con i risultati preliminari dell’investigazione, prioritaria e con una forte componente tecnica, che si sta sviluppando per indicazione del più alto livello del nostro governo che ha considerato i dati apportati dalle autorità degli Stati Uniti, sino al momento non contano con
alcuna prova che confermi le cause o l’origine dei problemi di salute riportati dai diplomatici statunitensi e dai loro familiari.  L’investigazione per chiarire questo tema è sempre in corso e per portarla a termine sarà essenziale la cooperazione effettiva delle autorità degli Stati Uniti,  Sarebbe lamentevole politicizzare un tema della natura descritta.      
Come ha detto il Presidente Raúl Castro Ruz, Cuba ha la volontà di continuare a negoziare i temi bilaterali pendenti con gli Stati Uniti sulla base dell’uguaglianza e l’assoluto rispetto della sovranità e l’indipendenza del nostro paese e proseguire il dialogo rispettoso e la cooperazione in temi d’interesse comune con il governo statunitense.
Cuba e gli Stati Uniti possono cooperare e convivere, rispettando le differenze e promuovendo tutto quello che è benefico per i due paesi, ma non si deve pensare che per questo Cuba realizzerà concessioni inerenti la sua sovranità,  e independenza.

Signor Presidente:

Il popolo cubano non smetterà il suo legittimo reclamo per la fine e l’eliminazione del blocco economico, commerciale e finanziario e
continuerà a denunciare l’indurimento di questa poltica.
Il1º novembre Cuba presenterà ancora una volta nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il Progetto di Risoluzione intitolato “Necessità di porre fine al blocco economico commerciale e finanziario imposto dal governo degli Stati Uniti contro Cuba”.
Mentre nel mondo crescono la disuguaglianza, l’opulenza di pochi e
l’emarginazione di molti, il popolo cubano continuerà la sua lotta per creare una società più giusta possibile e continuerà ad avanzare con passo fermo nel cammino delle trasformazioni rivoluzionarie decise sovranamente dai cubani e dalle cubane per il perfezionamento del nostro socialismo.

Molte grazie.

30/9 Roma-ARCI Tiburtino Terzo
1/10 Roma Associazione La Villetta
2/10 Bologna
3/10 Genova
5/10 San Vito Chietino
7/10Val Susa
8/10 Roma Intifada
Con la partecipazione di rappresentanti diplomatici dell'ambasciata di Cuba in Italia

Una lettera dall’Argentina ci invita a sollevare anche in Italia la vicenda di Santiago Maldonado, un giovane attivista argentino desapararecido da agosto mentre sosteneva la protesta dei Mapuche contro l’espropriazione della loro terra in Patagonia. Abbiamo riferito diverse volte sul nostro giornale delle mobilitazione per “l’apparizione in vita di Santiago Maldonado”, ultima delle quali una enorme manifestazione a Plaza de Mayo a Buenos Aires.

Ma i nostri amici e compagni argentini ci chiedono qualcosa di più. Le terre che i Mapuche stanno difendendo, sono infatti contese ad una grande multinazionale italiana: la Benetton. Questa ha infatti comprato quasi 800.000 ettari di territorio per allevarvi le pecore da cui ricavare lana e tessuti per le sue produzioni. Ma su quelle terre ci sono i Mapuche, che da anni conducono una resistenza durissima e violentemente repressa sia sul versante argentino che su quello cileno.

“Carlo Benetton, fratello minore della famiglia che controlla l’impero tessile italiano, è uno dei milionari del pianeta innamorato della Patagonia argentina. Nel 1991, il gruppo ha acquistato in questo paradiso 900.000 ettari (più spazio di quello della Comunità di Madrid) nella raccolta di circa 100.000 pecore, che hanno prodotto il 10% della lana della ditta. Carlo viaggia quattro volte l’anno per godersi gli amici e controllare la produzione che sarà la base dei suoi vestiti” – scrive in “Battaglia in paradiso” il giornale Resumen Latinoamericano– “Ma la sua tenuta placida ed enorme ha riscontrato un problema che nessuno sa come affrontare: un gruppo di indiani Mapuche che occupava queste terre fino a quando non sono stati praticamente spazzati via dagli argentini alla fine del XIX secolo, si è installato in un piccola zona con l’intenzione dichiarata di “iniziare la ricostruzione della gente di Mapuche”. “Questo è come se io ora vado a Inverness in Scozia per reclamare la terra dei miei antenati”, si lamenta Ronald McDonald, uno scozzese che è venuto in Patagonia ad allevare pecore, ma che è anche il direttore generale della società Benetton. McDonald viaggia con un veicolo fuoristrada nell’enorme tenuta in un luogo magnifico, con le maestose Ande sullo sfondo. Solo le pecore e il vento patagonico rompono il silenzio”.

I nostri amici argentini ci scrivono per informarci che negli ultimi anni, e soprattutto nello scorso gennaio, ci sono state azioni repressive molto forti da parte della “Gendarmeria Nazionale” ed è provato da testimoni che i gendarmi alloggiano in una palestra dentro quella che viene chiamata la “Repubblica Benetton” (i 900mila ettari di proprietà dell’azienda), dove con un catering vengono rifocillati a spese dell’azienda. Lo stesso sindaco di Maitèn ha ringraziato pubblicamente Benetton perché grazie ad esso ha potuto pagare le tredicesime.

La scomparsa forzosa di Santiago Maldonado, va inquadrata in una escalation che include torture, morti e “sparizioni” contro i Mapuche. In Italia, dopo la “desaparicion” di Santiago Maldonado, alcuni argentini hanno fatto sottoscrivere una lettera a diversi parlamentari italiani e l’hanno consegnato all’ambasciata, con la quale chiedono l’apparizione in vita di Santiago Maldonado.

Insomma questa vicenda ci riguarda da vicino. L’idea degli imprenditori “italiani brava gente”, non regge al confronto con i fatti. Le autorità argentine continuano a coprire la Gendarmeria ritenuta responsabile dell’arresto e della scomparsa di Santiago Maldonado e delle violenze contro i Mapuche. Forse bisogna prendere la mobilitazione da lontano, dalla “tasca”, dagli interessi dei Benetton. Sarebbe opportuno porre ai dirigenti e ai proprietari della Benetton in tutta Italia – ma anche ai loro clienti nei vari centri vendita sparsi nelle città e nei centri commerciali – “Sapere dirci qualcosa di Santiago Maldonado?”

Caracas: continuano gli incontri del Prof. Vasapollo con vari dirigenti e movimenti sociali dell'America Latina, dell'Ecuador, Uruguay, con il viceministro di Bolivia Alfredo Prada e con il vice responsabile delle responsabile delle relazioni internazionali del Partito Comunista cubano.
Altre interviste con radiosur, altre radio, televisioni.

Nella trasmissione in diretta a TeleSUR il Prof. Vasapollo ha parlato del blocco economico che gli USA stanno attuando contro il Venezuela e che ricorda tristemente il blocco degli USA contro Cuba che è ancora in vigore e che sta danneggiando il popolo cubano e che ora la storia si ripete in Venezuela.

Nella Trasmissione in diretta nazionale con la prof . Cristina in "Alo' presidente " a RNV Radio nazionale Venezuela , il prof . Vasapollo ha parlato delle politiche imperialiste militari ed economiche sul piano internazionale e sulle sanzioni economiche del blocco USA contro il Venezuela e le continue contro Cuba presentando e discutendo attività di solidarietà internazionalista della Rete dei Comunisti , Assoc. Nuestra América e La Villetta , Capit. Italiano Red Defensa Humanidad , del CESTES- centro studi di USB , in appoggio militante a Venezuela , Cuba e con tutti i popoli aggrediti dagli imperialismi USA e UE .
Nei suoi interventi il prof. Vasapollo ha sottolineato che gli Stati Uniti sono un paese con un debito altissimo e che hanno necessità di esportare. Il Venezuela, quinto produttore di petrolio al mondo, è sotto attacco da parte dell'impero, ha una opposizione ipocrita, infame e fascista. Il Presidente Maduro invita tutti alle giornate di solidarietà con il Venezuela in favore della pace che si terranno a Caracas il 16 e 17 settembre prossimi.
Il Venezuela comunque si prepara a resistere alle provocazioni e ogni giorno il popolo bolivariano scende in piazza per dimostrare il proprio appoggio al Governo Maduro e alla Rivoluzione bolivariana.

No pasarán !
Chávez vive !!
La lucha sigue!!!

Para investigar la dinámica de los ataques y la manipulación mediática contra el gobierno bolivariano, el Capítulo Italiano de la Red de intelectuales, artistas y movimientos sociales en defensa de la humanidad (REDH.it) participó en una rueda de prensa con el profesor Luciano Vasapollo y el periodista Achille Lollo, en la que respondieron a las cuestiones de ADIATV; Contrapunto Internacional, Revista Nuestra América yla Oficina de Estudios REDH.it

ADIATV – En el mediodía del domingo 6 de agosto, las principales agencias de noticias divulgaron un vídeo relatando que en Venezuela estaba en marcha un golpe de estado. Luego corregieron diciendo que se había producido sólo una rebelión militar en la ciudad de Valencia. Por la noche, lo desmentían todo diciendo que la "Operación David Carabobo" había fracasado. ¿Nos podría decir por qué este acto terrorista, deliberadamente proclamado con fines propagandísticos por este pequeño grupo de fascistas como "intento de golpe", iniciaría en Valencia y no en Caracas?

Luciano Vasapollo: “La acción militar comenzó a las 3.00 de la mañana, cuando el grupo de veinte hombres armados y con uniformes de las FAB, dirigido por el capitán Juan Cagauripano, entró en el cuartel Fuerte Paramacay con el objetivo de apropiarse de los tanques, los vehículos blindados y los morteros y luego iniciar un levantamiento popular contra el gobierno de Nicolás Maduro en la ciudad de Valencia.

Sin embargo, para lograr esto era necesario movilizar a los soldados, los oficiales y los suboficiales de la 42a brigada acorazada, porque en el grupo de los veinte rebeldes, sólo un sargento conocía vagamente la forma de operar un tanque. Los otros eran todos civiles procedentes de los estados de Zulia, Lara y Yaracuy, que habían sido contratados (en dólares) por diversos intermediarios, algunos vinculados a los partidos de la oposición. Si bien no hay evidencia directa, todos sospechan que se trata de los paramilitares que integran la red clandestina de "Voluntad Popular" y la de una fracción extremista del partido "Primero Justicia" vinculada a Julio Borges.

Del por qué en Valencia y no en Caracas, en primer lugar, porque Caracas es una fortaleza con 320.000 militares chavistas, leales al gobierno bolivariano y a la nueva Constituyente. Mientras que Valencia, capital del estado de Carabobo, es la capital industrial de Venezuela, donde la oposición ha elegido ocho diputados, mientras que el PSUV tiene sólo dos. Es decir, Valencia es un bastión histórico de la Mesa de Unidad Democrática (MUD). Es también la capital del norte, donde se concentra la industria petroquímica, con dos complejos enormes (Morón y Pequivén), la industria alimentaria, la industria textil, la industria metalúrgica, además de la mayor refinería “El Palito”, que cada día refina 140.000 barriles de petróleo.

Por lo tanto, para aquellos que quieren poner en marcha una rebelión nacional contra el gobierno, Valencia es el objetivo estratégico decisivo. Lo que la prensa no ha dicho es que a las 3,50 los militares del Fuerte Paramacay reaccionaron con las armas en la mano, y luego a las 5:00, finalmente, habían puesto en fuga al grupo de los 20 rebeldes, de los cuales la mitad había sido detenido. Según algunas fuentes, el grupo de los fugitivos se dispersó en el Estado de Carabobo, mientras que el capitán Juan Cagauripano estaría tratando de llegar a la frontera de Colombia.

La idea de hacer estallar una rebelión en la 42ª Brigada Blindada y luego convertirla en insurrección popular en Valencia, sigue una lógica subversiva coherente, típica de los estrategas de la CIA. De hecho, las antenas de Freedom2 no se equivocaron en la planificación técnica. Pero, cometieron dos errores políticos: 1) subestimar la preparación política de los soldados de la 42a Brigada acorazada; 2 °) estar convencidos de que después de la victoria electoral de 30 de julio, el Sebin (Servicio de Inteligencia de Venezuela) y el CEOFAN (Comando Central de las FAB) habrían bajado la guardia".

Oficina de Estudios REDH.it - Después el fracaso de la rebelión, los medios de comunicación presentaron al capitán Juan Cagauripano como un payaso idiota que, en 2014, fue expulsado del ejército por razones disciplinarias, y luego se refugió en los Estados Unidos. ¿Este retrato no parecer demasiado simple?

Achille Lollo: De hecho, la etiqueta de "boludo" sólo sirve para cubrir el enésimo fracaso de la CIA y del plano subversivo Freedom2. Digo esto porque Juan Cagauripano, en 2014, había participado en otro fallido levantamiento militar, por lo que el Tribunal Militar lo condenó, pero el ya se había refugiado en Miami.

En los Estados Unidos apoyó la operación "La Salida" que Leopoldo López y Carlos Alfredo Vecchio De Mari - coordinador de la organización del partido- lanzaron en abril de 2014, causando una matanza de 43 personas y más de 300 heridos. Así mismo, fue el mismo capitán Cagauripano quien, más tarde, coordinaría la huida de Carlos Vecchio y su entrada triunfal en Miami, donde hoy el partido "Voluntad Popular" recoge el reconocimiento (y dólares) de la comunidad cubana en exilio y de los industriales venezolanos que operan en los Estados Unidos, al tiempo que también de los senadores del partido republicano Marco Rubio y Bob Menendéz; es decir, los dos senadores que están organizando en el Congreso un lobby con el fin de aprobar una ley de sanciones económicas contra Venezuela, semejante o tal vez peor que el "Bloqueo" contra Cuba.

Claro que después, en el 2015, Carlos Vecchio y Juan Cagauripano se convirtieron en ''asesores de la CIA” que, en esa época estaba tratando de definir como la guerra económica podría desarrollar rebeliones populares en el país, y luego iniciar un proceso de guerra civil con la fragmentación política de las Fuerzas Armadas Bolivarianas. De hecho, Cagauripano no es un “boludo”, sino que es una persona responsable que antes de salir para la misión había preparado con el equipo de la periodista Patricia Poleo un vídeo con un comunicado político sobre la "Operación David Carabobo".

ADIATV - Perdone que le interrumpa, pero ¿cuál es la relación entre Cagauripano, Carlos Vecchio y Patricia Poleo en la "Operación David Carabobo”?

Achille Lollo: "En primer lugar, Patricia Poleo es una verdadera "pieza 90" de la oposición violenta venezolana, que en el 2005 se refugió en los Estados Unidos, en el exilio dorado de Miami, porqué había sido acusada de complicidad en el asesinado del Ministerio Público Danilo Anderson. Un juez que, en 2004, estaba investigando a 400 políticos de la oposición, acusados de complicidad en las ejecuciones que se llevaron a cabo, en abril de 2002, durante las 72 horas del golpe de estado dirigido por el empresario Pedro Carmona Estanga. En Miami, todo el mundo sabe que Patricia Poleo, junto con su marido, Nixon Moreno (otra pieza 90 de la oposición que, en 2008, obtuvo asilo político en el Vaticano por intentar asesinar a un oficial de policía), trabajan para la CIA. Del mismo modo, se sabe que ellos fueron los que prepararon las reuniones de Leopoldo López con los funcionarios del Departamento de Estado, después de lo cual nació el partido "Voluntad Popular". Así que en este triángulo subversivo, es decir Viejo/Cagauripano/Poleo, hay muy poco azar y estupidez!".

Revista Nuestra América - Sin embargo, la "Operación David Carabobo" fue precedido por la huida en la embajada de Chile del juez suplente del TSJ Luis Salazar Marcano y después de la "Fiscal General" Luisa Ortega Díaz, acusada y condenada el 4 de agosto por el TSJ por traición y otros delitos comunes relacionados con las actividades de su marido y de su hijastra. ¿Podría decir por qué el TSJ condenó a Luisa Ortega Díaz, que ahora los medios han convertido en la víctima simbólica de la represión Bolivariana?

Luciano Vasapollo: "A decir la verdad, los refugiados en la embajada de Chile eran seis. De hecho, la huida de Luis Salazar Marcano fue precedida por la de otros cuatro jueces (Zuleima Del Valle González, Beatriz Ruiz, José Fernando Nuñez y Elenis del Valle), junto con la del presidente del partido opositor Copei, Roberto Enriquez. La razón de estas huidas está relacionada con el programa de la Comisión de la Verdad, que investigará no sólo los asesinados y los ataques cometidos por los "Guarimbas", sino también los niveles de complicidad.

Especialmente de aquellos jueces que quitaron importancia a las investigaciones de la policía, que no dieron peso a las confesiones de los culpables, con las que era posible detener a líderes políticos de la oposición. Uno de ellos, de hecho, es Roberto Enríquez que al no poder huir a los Estados Unidos, se refugió en la embajada de Chile, con la esperanza de obtener un pasaporte diplomático con el que viajar a Miami.

En cuanto a la Fiscal General, las acusaciones son muchas y la más grave es la de alta traición por haberse asociado a la oposición tomado posiciones absurdas, a partir de 2016, cuando su marido, Germán Ferrer, diputado del PSUV, traicionó el partido para ser el nuevo aliado de la Mesa de Unidad Democrática (MUD). De hecho, a partir de 2016 la Fiscal General comenzó a apoyar públicamente las posiciones de la oposición, convirtiéndose en un icono de los medios que atacaban al gobierno bolivariano.

Por ejemplo, Luisa Ortega Díaz defendió una posición absurda diciendo que las nuevas operaciones de la policía judicial contra el crimen organizado (Operación Liberación del Pueblo) en realidad eran una forma de preparación para acostumbrar a la sociedad al terrorismo de Estado, con el que el gobierno bolivariano quería diezmar a la oposición. Declaraciones que hirieron a la opinión pública y especialmente a los chavistas, porque los Narcos, las bandas juveniles y los varios clanes mafiosos vinculados a la Ndrangueta, a Cosa Nostra y a los clanes de Marsella, habían convertido Caracas en la ciudad más peligrosa del mundo, en donde para robar un pequeño collar de oro los criminales disparan en la boca.

Al mismo tiempo, Luisa Ortega Díaz chocó con el ejército y con la policía en la investigación sobre la muerte del manifestante Juan Pernalete, que según la Fiscal General murió por un cohete de gas lacrimógeno lanzado por la policía, cuando en realidad resultó que fue alcanzado por una bala disparada por uno de los propios manifestantes para cubrir su huida. El caso Pernalete fue, por lo tanto, la gota que colmó el vaso, porque cuando los "Guarimbas" en una semana mataron a 8 chavistas, dos de los cuales fueron envueltos en neumáticos y luego quemados, Luisa Ortega Díaz no hizo nada.

Entonces, el 16 de julio, el diputado Pedro Carreño solicitó al TSJ un proceso de suspensión contra Luisa Ortega Díaz por: "... la repetición continua de errores graves en el ejercicio de sus funciones …". De hecho, en 2016, ella ya desaprobaba todo lo que el gobierno hacia o proponía, convocando después a la prensa para contradecir, desmentir y, especialmente, ofender al Presidente Maduro, llamándolo dictador, represor y así sucesivamente. Obviamente, Luisa Ortega Díaz y su marido German Ferrer inmediatamente se convirtieron en los ídolos de la oposición, de los medios de comunicación y de la administración Trump! "

Contrapunto Internacional - ¿Por qué la Fiscal General y su marido, de antiguos "chavistas" pasaron a la oposición en el año 2016?

Achille Lollo: "Mediante el análisis de los documentos de “Panamá Papers” se puede entender la razón de ese cambio político. De hecho, Luisa Ortega Díaz se convirtió en una radical opositora después que su hijastra, Geraly Ferrer Brito, dueña de la sociedad anónima Mipadisma Corporation en Panamá fue misteriosamente secuestrada y luego liberada. Fuentes de Caracas dicen que la Fiscal General, Luisa Ortega Díaz sospechaba del Sebin (Servicio secreto de Venezuela) como autor del secuestro para amenazarla a ella y a su marido.

Sin embargo, otras fuentes informaron de que el secuestro fue una advertencia de la mafia a su hija y al padre, porque habían hecho desaparecer varios millones de dólares en lugar de depositarlos en la cuenta bancaria de otra empresa fantasma en Panamá. Hay que decir que esta empresa fue creada especialmente para enmascarar la exportación ilegal de capitales de Venezuela.

Está claro que cuando estalló el escándalo de los documentos “Panama Papers”, resultó evidente que la Fiscal General Luisa Ortega Díaz sabía de los negocios turbios que su marido y su hijastra hacían en Caracas con la empresa Promociones y Publicidad Iga y, luego, con la Mipadisma Corporation en Panamá. ¡Una mala historia de corrupción de quien tenía el mandato moral y legal de luchar contra la corrupción!"

Oficina de Estudios REDH.it - ¿Cómo puede una chavista histórica, militante de la extrema izquierda, tapar las operaciones de corrupción hechas por su familia y, al mismo tiempo, convertirse en el símbolo de la oposición y retener todos los privilegios que el encargo de Fiscal General le garantizaba?

Achille Lollo: "¡Entre los muchos privilegios, un avión que, en 2014, había sido confiscado a una empresa y que era utilizado por su marido y su hijastra! Sin embargo, hay que recordar que Luisa Ortega Díaz tiene un rico pasado de izquierda, que participó durante un corto período en el movimiento guerrillero dirigido por Douglas Bravo. Pero, en seguida, Luisa Ortega Díaz, influenciada por el debate introducido por Teodoro Pektoff y otros que más tarde se unieron a los diversos partidos trotskistas de Venezuela, asumió posiciones extremas.

Digamos que Luisa Ortega Díaz poco a poco, sufrió una gran transformación, comportándose como militante chavista en las instalaciones de la Fiscalía, para después vestir la túnica del radical chic en casa con su marido. Según algunos, el marido habría estimulado esta transformación. De hecho, a pesar de ser un diputado del PSUV , German Ferrer estaba muy cerca de los círculos de la oposición. Llegando a ser el único chavista que tenía un programa exclusivo ( "Criterios") en la televisión "Globovisión". O sea, la que jugó un papel clave en el golpe de 2002 contra Chávez.

Cuando la nueva Asamblea Constituyente legitimó la decisión del TSJ de privar a Luisa Ortega Díaz del encargo de Fiscal General, el científico político Nicmer Evans, que siempre ha tenido posiciones críticas con el chavismo, dijo ante los micrófonos de la BBC World: “... su pasado izquierdista ciertamente no impedirá que el gobierno la juzgue como una traidora y diga que ha sido pagada por la CIA !!! "

Desafortunadamente, en Venezuela muchos grupos de izquierda, que en 1999 demostraban sólo una posición crítica contra Hugo Chávez, pero poco a poco se han alineado con la derecha; y algunos, ahora, integran incluso la Mesa de la Unidad Democrática (MUD). No me refiero sólo a algunos grupos ideológicamente vinculados con el trotskismo o el maoísmo. Estoy hablando de gente como Teodoro Pektoff, número dos de la guerrilla y fundador del MAS, que desde el año 2002, siempre peleó con Hugo Chávez y su programa bolivariano utilizando su periódico digital "TALQUAL", financiado con mucha "publicidad" de los industriales vinculados a la derecha.

Isaía Rodríguez, que fue el primer Fiscal General y que señaló a Luisa Ortega Díaz como su sucesora, hoy, dijo con tristeza: " ... Las crisis políticas se profundizan porque surgen de posiciones como las de Luisa Ortega Díaz. A ella le he tenido mucho afecto; por desgracia, ahora ha caído en la red de los contrarrevolucionarios y debe estar ardiendo internamente, ya que la Fiscalía General no es una institución que se pueden trabajar con velitas, hay que hacer luz sobre todo! ".

Oficina de Estudios REDH.it -¿Cómo reaccionará el gobierno de Nicolás Maduro a la decisión del Mercosur de suspender Venezuela mediante la cláusula de ruptura del orden democrático?

Luciano Vasapollo: "Uno de los lemas de la campaña electoral de Mauricio Macri, que ganó el corazón de las excelencias de la Casa Blanca, fue precisamente el compromiso de expulsar a Venezuela del Mercosur. De hecho, después de una tempestuosa sesión en que la Canciller de Venezuela, Delcy Rodriguez, fue atacada por policías federales argentinos, que quería evitar que ella entrase donde se habían reunido los representantes de los otros países, asistimos al "delito" del rey de Buenos Aires, Mauricio Macri. Éste, con la complicidad del Secretario General de la OEA, Luis Almagro, consiguió ganar la adhesión de Uruguay y proponer la suspensión de Venezuela por razones comerciales, estrechamente vinculadas a la crisis que vivía el país debido a la disminución de los precios del petróleo.

Al mismo tiempo, ningún periódico o televisión de los “grandes medios” han dicho que Macri y el brasileño Michel Temer lograron sabotear el desarrollo del "Banco del Sur" y permitir al FMI volver a señorear sobre la economía de los países de América Latina. A saber, el “Banco del Sur” fue una iniciativa de Hugo Chávez, creado para reducir la dependencia de los países latinoamericanos de las políticas perjudiciales del Fondo Monetario Internacional, monopolizado por los banqueros de Estados Unidos y de Wall Street.

De hecho, además de la expulsión, el presidente argentino Macri y el brasileño Temer, para complacer a la Casa Blanca, quieren utilizar el Protocolo de Ushuaia para imponer a Venezuela "... las sanciones, incluidas las económicas y las comerciales ...". Es decir, Macri y Temer tendrán que hacer el trabajo sucio que los Estados Unidos difícilmente lograrían legitimar en la ONU, ya que la mayoría de los países representados en la Asamblea General de la ONU ha votado sistemáticamente contra los bloqueos económicos. Como sucede todos los años con la votación para el mantenimiento del bloqueo de Estados Unidos contra Cuba.

Por lo tanto, el presidente Maduro respondió reivindicando la presidencia del Mercosur y luego recordó: " ... Nadie puede expulsar a Venezuela del Mercosur. Sería como si nosotros fuésemos borrados del mapa de América Latina. Somos de Mercosur alma, corazón y vida vivida. Las oligarquías de Brasil y esos miserables que ahora gobiernan Argentina podrán intentar esta monstruosidad un millar de veces, pero nosotros siempre nos quedaremos aquí y no nos apartaremos del Mercosur! "

Nuestra Revista América - ¿Por qué los medios de comunicación han dicho, muy rápidamente, que el Papa Francisco, solamente el 4 de agosto y no el 29 de julio, pidió al presidente Maduro que suspendiera la Asamblea Nacional Constituyente?

Luciano Vasapollo: "En primer lugar, quiero aclarar que el documento no es del Papa Francisco. Es del director de la Secretaría de Estado del Vaticano, el cardenal Pietro Parolin, que cita las preocupaciones del Papa. De hecho, en junio y luego en julio el Papa manifestó su opinión sobre la situación interna de Venezuela. Por esta razón la oposición reaccionó con fuerza ejerciendo presión sobre el director de la Secretaría de Estado del Vaticano, el cardenal Pietro Parolin, (ex nuncio apostólico en Venezuela 2009-2013), para que informara a la Curia sobre el papel anti-chavista de la Mesa por la Unidad Democrática (MUD).

Efectivamente, todo el mundo sabe que las altas esferas de la Iglesia Católica de Venezuela siempre se han opuesto al proyecto revolucionario de Hugo Chávez, a pesar de que el Gobierno Bolivariano haya siempre respetado a la Iglesia y especialmente sus propiedades. Recuerdo que en el 2002, inmediatamente después del golpe, el Nuncio Apostólico André Dupuy y el presidente de la Conferencia Episcopal Venezolana, el cardenal Ignacio Velasco, legitimaron con su presencia al líder del golpe, Pedro Carmona Estanga, cuando a éste se le proclamó presidente.

Por esta razón, Lilian Tintori, la esposa del líder de "Voluntad Popular" Leopoldo López, reaccionó de forma vulgar contra el Papa Francisco. No hay que olvidar que la Conferencia Episcopal Venezolana siempre ha presionado al Director de la Secretaría de Estado del Vaticano para que éste convenza a Francisco para que emita una condena del régimen bolivariano.
Por tanto, el hecho de que el documento del Vaticano esté firmado sólo por el director de la Secretaría de Estado del Vaticano y no por el Papa demuestra claramente que esto es sólo la posición del poderoso cardenal Pietro Parolin. De hecho, Francisco, en su homilía sigue preocupado con el futuro del pueblo venezolano, pero no apoya la tesis de la oposición!”

Otra cuestión importante es que el documento del Director de la Secretaría de Estado del Vaticano, el cardenal Pietro Parolin, fue revelado solamente el 4 de agosto, es decir, después de las elecciones y cuando los constituyentes habían entrado en el Salón Elíptico del Palacio Federal Legislativo. Según algunos periodistas vaticanistas, este retraso sería consecuencia del intenso debate que se ha desarrollado dentro de la propia Curia con muchos pros y contras sobre el documento elaborado por el cardenal Pietro Parolin. Para otros, sería una salida diplomática. De hecho, si el documento del cardenal Pietro Parolin, hecho público el 29 de julio, hubiese pedido no celebrar la elección, el Vaticano hubiese podido ser acusado por el Gobierno Bolivariano de injerencia en los asuntos internos de un estado soberano”.

Por lo tanto, se espera que los obispos de la Conferencia Episcopal Venezolana -considerada la simpatía que tienen por los partidos de oposición - no utilizarán el documento del Director de la Secretaría de Estado del Vaticano para apoyar la desobediencia civil, que puede fomentar el terrorismo en varios tonos, contra el gobierno de Nicolás Maduro!

Contrapunto Internacional - En los Estados Unidos hay una empresa petrolera llamada COGIT de cual la PDVSA venezolana es dueño de la mayoría de las accionesta, junto con el grupo ruso Rosneff. ¿Con un eventual embargo qué puede pasar con COGIT?

Luciano Vasapollo: "En realidad, es una situación complicada, porque si la refinería COGIT, a causa del embargo, tuviera que comprar el "crudo" en el mercado "Spot" (libre), o a los productores africanos, Angola, por ejemplo, o de los países árabes del Golfo, en ambos casos tendrían que aumentar en los Estados Unidos todos los precios de venta de sus productos refinados, con el riesgo de perder algunos de sus clientes tradicionales. Por esta razón el grupo COGIT, así como otras empresas petroleras de Estados Unidos, podrían denunciar el gobierno de Donald Trump por violar las normas del AMI (Multilateral Agreement on Investments - Acuerdo multilateral de Inversiones) y "... llevar al gobierno estadounidense ante un tribunal de arbitraje internacional, reclamando la reparación de todas las oportunidades de ganancia perdidas como resultado de las leyes y reglamentos nacionales ....". Un proceso que para la Casa Blanca sería extremadamente destructivo, desde el punto de vista político, porque liquidaría la imagen de Trump como último defensor del mercado de Estados Unidos. "

ADIATV - En respuesta al posible embargo de petróleo de los Estados Unidos, el gobierno bolivariano podría reaccionar cancelando el pago de su deuda externa?

Luciano Vasapollo: "La actual guerra económica contra de Venezuela y, sobre todo, la reconversión política de los gobiernos de Argentina, Brasil y de Paraguay, prácticamente han redimensionado el proyecto del “Banco del Sur”. Un proyecto impulsado por Hugo Chávez que, hasta 2015, fue un importante intento de la UNASUL para reducir la dependencia financiera del FMI. Así, una riqueza potencial de 20 mil millones $ fue borrada debido a la intransigencia de Macri, Temer y, sobre todo, de la Casa Blanca.

Al mismo tiempo, a pesar de que el “Banco Central de Venezuela” pagase todas las cuotas de los "Bolero Bond", el rating de Venezuela hoy ha sido degradado a Triple C. Una decisión que, más que una medida financiera preventiva parece una venganza política de los banqueros de Wall Street contra el gobierno bolivariano, ya con problemas financieros después de la caída del precio del petróleo. Así, si los banqueros de Wall Street y la Casa Blanca insisten en querer usar las combinaciones de las altas finanzas para estrangular la economía de Venezuela es muy probable que el gobierno de Maduro no acepte en silencio esta situación.

Inicialmente, la respuesta podría ser la suspensión del pago de la deuda externa, que asciende a 160 mil millones de dólares, o posiblemente congelarla durante un año, siempre que no haya una revisión de los criterios por los cuales, en 2016 y 2017, fueron reducidas las cotizaciones de todos los títulos venezolanos. Si es necesario, también existe la posibilidad de una moratoria sobre la asimilación de la deuda externa a la tasa de descuento, utilizada para valorar el rebajamiento de todos los títulos venezolanos.

Una situación compleja que, sin embargo, es muy discutida en los corredores de Wall Street, porque Venezuela, además de ser la cuarta economía en América Latina, es la que tiene las mayores reservas mundiales de petróleo y de gas, y un enorme potencial de oro, contando con que la explotación futura de oro sería el doble de la actual producción mundial; y también una producción consistente de diamantes, hierro, aluminio y los llamados metales raros y estratégicos. Por esta razón, el banco de inversión estadounidense Goldman Sachs, en julio, a pesar de las amenazas de la oposición, compró los títulos que PDVSA había emitido en 2014 con vencimiento en 2022, pagando sólo $ 865 millones gracias al descuento de 69%. Títulos que originalmente costaban 2.800 millones de dólares! Un buen negocio que la dirección de Goldman Sachs comentó así en las páginas del "Wall Street Journal": "... Hemos comprado los títulos de PDVSA porque estamos convencidos de que la situación venezolana está destinada a mejorar!"

ADIATV - ¿La posición expresada por el Gobierno italiano en estos días y la participación del senador Casini al lado de la oposición pueden afectar a la empresa estatal ENI?

Achille Lollo: "En cierto modo, sí, porque hoy en día, el problema que surge con ENI es que además de ser una empresa pública y estatal, también representa el Estado italiano. Es decir, sus lazos políticos con el gobierno Gentiloni son evidentes. Por consiguiente, si el gobierno italiano no reconoce la legitimidad de la nueva Asamblea Constituyente y si el primer ministro Gentiloni continúa diciendo que el gobierno bolivariano de Nicolás Maduro es una dictadura, ¿por qué motivos las instituciones bolivarianas deben otorgar y ratificar la concesión a la ENI de uno o más bloques de petróleo en la faja del Orinoco?

Desafortunadamente, Gentiloni, Renzi y Paduan, a causa de los arrogantes conceptos eurocéntricos que predominan en su formación ideológica y en su ejecución política, olvidan que la cuestión de la soberanía es uno de los principales objetivo del gobierno bolivariano. De hecho, si el Primer Ministro Paolo Gentiloni y el Ministro de Asuntos Exteriores Angelino Alfano hubieran consultado la noticia de la BBC (en inglés), habrían descubierto el potencial de petróleo que hay en la faja del Orinoco. Tal vez por eso sus declaraciones tendrían que seguir un mayor rigor diplomático!

Por eso quiero recordar lo que dice uno de los principales expertos del mundo de la producción de petróleo en Venezuela, Alejandro Grisanti: " ... Las reservas de petróleo descubiertas en Venezuela, además de ser inmensas y superiores a las de Arabia Saudita, tienen costos de producción muy bajos, debido a que la extracción se realiza a profundidades mínimas. También las infraestructuras para el transporte del crudo y del gas hasta las refinerías y los puertos del país son eficientes, aunque más viejas ...". Por su parte, el economista Asdrubal Oliveros dice: " ... En el Medio Oriente existe, siempre, la amenaza de una guerra, pero aquí la situación es calma. Por otra parte, en los próximos años, el precio del petróleo deberá aumentar. Por esta razón todas las compañías multinacionales están aquí en Venezuela dispuestas a invertir en la exploración de la faja del Orinoco y esperando que el gobierno prepare los nuevos contratos y licencias de producción asociada a PDVSA".

Elementos y nociones de estrategia geo-económica que, quizás por estar escritas en inglés, no merecezcan la atención de los miembros gubernamentales del Partido Demócrata! ".

Oficina de Estudios REDH.it - El tema de las elecciones en Venezuela ha reavivado el espectro de una segunda Guerra Fría. ¿Podría decirnos si el asunto de Venezuela encaja en el choque entre los Estados Unidos y Rusia? ¿Cómo reaccionarán China e India, que son importantes aliados y clientes de Venezuela?

Luciano Vasapollo: "El presidente Putin ya ha enviado un mensaje a Donald Trump sobre la inoportunidad de impulsar la dinámica de violencia contra el gobierno de Nicolás Maduro. De esta manera, Putin dio a entender que nunca el gobierno ruso permitirá y apoyará en el Consejo de Seguridad de la ONU una propuesta de intervención armada contra Venezuela.
Para aquellos que conocen la metodología de la diplomacia de la China y de la India, saben muy bien que cuando estos gobiernos están en silencio es porque no aprueban el comportamiento del atacante contra Venezuela, es decir de los Estados Unidos. De hecho, la nación Bolivariana, además de ser un aliado político de China y de India en el ámbito del Movimiento de los Países No Alineados, es sobre todo su principal proveedor de petróleo.

China, por ejemplo, todos los meses compra 12 millones de barriles de petróleo. Por otro lado, si Donald Trump prohibiera la compra de petróleo venezolano, haría un gran favor a las industrias químicas, farmacéuticas y metalúrgicas de China, India y Rusia, que, gracias a la presencia en Venezuela de las respectivas compañías de petróleo (CNPC, ONGC y Rosnof), se verían cada vez más favorecidas en la definición de nuevos contratos de exportación y de importación.

De hecho, si la compra de los 750.000 barriles de petróleo que los Estados Unidos hace todos los días tuviera que ser sustituida por contratos con China e India, está claro que habría una compensación mediante la importación de más productos de las industrias de China y de India. Un contexto que explica porqué las industrias de China, India y Rusia serían preferidas a las de Occidente en los futuros proyectos de explotación y procesamiento industrial de los depósitos de oro, hierro, manganeso y especialmente de los metales raros y estratégicos, de los cuales China ya ha alcanzado 93% de la producción mundial ".

Contrapunto Internacional - ¿Por qué el presidente Nicolás Maduro nombró a Jorge Alberto Monserrat Arreaza nuevo Canciller?

Luciano Vasapollo: "En primer lugar quiero aprovechar esta oportunidad para felicitar la decisión del presidente Maduro, porque Jorge Arreaza es el dirigente político que en este momento debe tomar las riendas de la política exterior, que en los próximos meses va a jugar un papel clave. De hecho, y sin querer minimizar a Samuel Moncada, el problema es que hoy el choque entró en otra dinámica internacional. Es decir, la confrontación con el imperialismo norteamericano y sus asociados, más allá de los asuntos diplomáticos, deberá discutir cuestiones comerciales, estratégicas, de política económica, energética y financiera, además de las cuestiones relacionadas con la política de inversión extranjera para la construcción de nuevos centros de desarrollo industrial.

Por lo tanto, considerar que Jorge Arreaza, durante el gobierno de Hugo Chávez fue nombrado Vice-ministro de Ciencia y Desarrollo Tecnológico y Vice-Presidente Ejecutivo y luego, a principios del gobierno de Nicolás Maduro justo después de la muerte de Chávez, fue ascendido a ministro acumulando la posición de Vice-Presidente de la República, en seguida desempeñó otros cargos ministeriales (Ministerio de la Educación de la Universidad, Desarrollo Científico y Tecnológico) acumulando, desde enero de 2017, el encargo de Vicepresidente del Desarrollo Social y de la Revolución de las Misiones. Más tarde fue nombrado Ministro del Poder Popular para la Minería y el Desarrollo Ecológico.

Con este nombramiento entendemos por qué el 20 de julio el Presidente Maduro dijo: "... En nuestra Venezuela es necesario hacer una revolución económica! De hecho, es finalmente llegado el momento, no sólo para corregir los errores, sino para comenzar a establecer las nuevas líneas de la construcción real del Socialismo del Siglo XXI. " Por esta razón, Jorge Arreaza es el dirigente político chavista, anti-imperialista, de formación marxista, que Nicolás Maduro necesitaba."

Contrapunto Internacional - ¿Cómo interpreta la entrada triunfal con las pinturas de Bolívar y de Chávez al nombramiento de Delcy Rodriguez, presidente de la nueva Asamblea Constituyente?

Achille Lollo: "Tal vez pocas personas lo saben, pero la primera enmienda que la oposición hizo, inmediatamente después de ganar las elecciones legislativas en 2015, fue ordenar que todos los cuadros y los bustos de mármol de Bolívar y de Chávez fuesen colocados en el sótano. Así, para los venezolanos que observaban en sus televisiones a los167 diputados constituyentes entrar en el Salón Elíptico del Parlamento con un centenar de fotos y pinturas de Bolívar y de Chávez fue algo muy conmovedor y emocionante. De hecho, este homenaje a los dos líder históricos de Venezuela, demuestra la fuerza del chavismo y la consistencia política del Movimiento Bolivariano, que representa la mayoría del pueblo venezolano.

En cuanto al nombramiento de Delcy Rodriguez, tengo que decir que ella ha sido señalada por Diosdado Cabello y éste es un elemento decisivo para consolidar la unidad del movimiento chavista. Un contexto que borra las indecisiones que surgieron en el PSUV inmediatamente después de la muerte de Chávez y, en particular, con ocasión de las elecciones presidenciales, donde el candidato era Nicolás Maduro. Hoy en día, o mejor, el 30 de julio, las charlas sobre las divisiones y la incompatibilidad entre Maduro y Diosdato vuelven a ser "charlas", es decir, palabras desconectadas de la realidad ".

Oficina de Estudios REDH.it - ¿El nombramiento de Isaía Rodríguez demuestra que la vieja guardia chavista ha recompuesto la unidad del movimiento y está al lado del presidente Maduro?

Luciano Vasapollo: "Sin duda, porque la elección de Julián Isaía Rodriguez Dias a vicepresidente de la Asamblea Constituyente es otra pieza de este nuevo proceso político, en que todos los dirigentes del PSUV han contribuido para la unidad y el fortalecimiento del movimiento chavista. De hecho, cuando se habla del entrañable Isaía es difícil de olvidar la imagen de aquel lejano 2002, cuando el pueblo lo liberó de la prisión de los golpistas. El camarada revolucionario Isaía se mantuvo en los corazones de los venezolanos como el primer "Fiscal General de la República", que tuvo el valor de llevar ante la justicia a los hombres que en el pasado habían convertido la República en un estado mafioso.

Es por esta razón que enviamos todos los deseos políticos, militantes y con todo el corazón; y con grandes motivaciones políticas acompañaremos la participación activa en el trabajo constituyente de nuestro querido Embajador. Por otro lado, su formación jurídica será esencial para complementar el trabajo de la Presidente de la Asamblea Constituyente, Delcy Rodriguez, también conocida como "Canciller de la Dignidad" . Un atributo más que calificado, debido a las constantes batallas que esta joven compañera revolucionaria bien preparada ha hecho contra las "vacas sagradas" de la diplomacia imperial.

De hecho, me gustaría resaltar que el nombramiento de Delcy Rodriguez a la Asamblea Constituyente no sólo depende de su firmeza política, demostrada en el gobierno de Hugo Chávez, en el que tuvo diferentes tareas, incluyendo el delicado encargo del Ministerio del Despacho del Presidente, es decir, una especie de Secretaria de Estado para la actividad de la Presidencia. Se puede decir que su nombramiento depende sobre todo de su capacidad de abordar y resolver los problemas candentes de la política internacional y también de su formación académica, especializada en derecho laboral. Un patrimonio absolutamente necesario para dirigir no sólo la Asamblea Constituyente, sino también la Comisión de la Verdad, porque el pueblo venezolano, ahora, quiere saber el por qué de 124 muertos, de 756 heridos y el por qué de los ataques a las instituciones públicas, la destrucción de las cuales supera los 3 mil millones de Euro".

ADIATV - El PD y los partidos europeos de centro-izquierda están defendiendo las posiciones de la oposición venezolana, pero ¿cuál es la composición real de partidos de derecha, vagamente fascistas y pro-imperialistas?

Achille Lollo: "Para responder quiero recurrir a Norberto Bobbio, que en su compendio "Gramsci y el concepto de la sociedad civil ", para explicar la distorsión de las posiciones ideológicas de algunos partidos de izquierda, de centro-izquierda y también de la derecha, destacó: " ... el poder, a través de la atracción parlamentaria, inevitablemente atrae a los partidos de la izquierda hacia el centro, donde están los poderes del Estado ...". Hoy en día, hay muchos que dicen que el PD es un partido de centro-izquierda. Incluso porque, cada vez más, el PD quiere alejarse de las posiciones históricas de la socialdemocracia que estimularon la formación del “L’Olivo”, el PDS y finalmente del mismo PD. En mi opinión, el PD renziano todavía no puede llamarse Partido de la Nación y por esta razón continúa siendo un sucedáneo moderno de la antigua Democracia Cristiana, evidentemente con el atributo progresivo!

Otros dicen que el PD (Partido Demócrata) se ha convertido en el partido de "centro-izquierda" del mercado, debido a la gran capacidad de comunicación de su líder Matteo Renzi, que para los trabajadores, los pensionistas y los jóvenes en particulares es una maldición!. ... Tal vez por eso el social-liberal clintoniano Walter Veltroni ha preferido dedicarse a los documentales históricos !!! "

Nuestra Revista América - También en la izquierda radical, revolucionaria, extra-parlamentaria y alternativa, la cuestión de Venezuela ha expuesto la definición de nuevas posiciones políticas que permanecían cubiertas por las etiquetas históricas. ¿Podría explicar la razón de esto?

Achille Lollo: "Uno de los defectos históricos de la izquierda, incluyendo al PCI, es que desde los años sesenta, prácticamente ha perdido la batalla de la información. Por su parte, la denominada izquierda alternativa nunca ha sido capaz de mantener con vida un medio de comunicación de masas, unitario, informativo y formativo, capaz de hacer frente a las manipulaciones que los periódicos, las revistas, las radios y, en especial, las televisiones vomitaban. Medios de comunicación que, de esta manera, han creado una cultura de masas consumista, fundamentalmente anti-comunista, anti-proletaria y contraria a todos los que defienden la lucha de clases. Por ejemplo, tomemos el diario “Il Manifesto”, que en su cabecera aún mantiene el logotipo "jornal comunista." Hoy en día, este periódico ha censurado a su periodista en Venezuela Geraldina Collotti por defender al gobierno bolivariano, mientras que la dirección del periódico se acercó a las posiciones de la "gran prensa".

Algunos dicen que lo habría hecho para vender unos cuantos ejemplares más, ya que en la izquierda casi nadie compra “Il Manifesto”. Otros dicen que este periódico está experimentando el mismo drama del antiguo periódico del PCI “L’Unità”, que hoy defiende los juegos de poder de Renzi y del Partido Demócrata, mientras mantiene el logotipo "periódico fundado por Antonio Gramsci"!

Por desgracia, esto depende de la evolución de una izquierda que se dobla a la lógica del mercado y que ha aceptado los principios del euro-centrismo y luego de la globalización. El producto más visible de esta izquierda euro-céntrica es precisamente Federica Mogherini. Es decir la militante de la FGCI ligada a Dalema, que en el Foro Europeo de la Juventud defendía la soberanía nacional y la solidaridad, después fue promovida a vicepresidente de la "Fundación Italia-Estados Unidos.", participando, en la sede de la OTAN en Bruselas, en las reuniones de este organismo controlado por el imperialismo! “

Revista Nuestra América - ¿A qué se debe que los grupos y los partidos de la izquierda revolucionaria sean críticos con Chávez y muy hostiles con Maduro?

Luciano Vasapollo: Es verdad, tenemos una izquierda radical y aventurera que critica a Hugo Chávez y ataca, sobre todo, a Nicolás Maduro por ser demasiado comprensivo con la burguesía, con las multinacionales, con los Estados Unidos y con los medios de comunicación. En realidad atacan a Maduro por no haber impuesto el socialismo del siglo XXI con una revolución permanente. Sin embargo, en parte, reconocen las transformaciones socio-económicas y culturales que los gobiernos bolivarianos proporcionaron a los trabajadores de Venezuela.

Por último nos queda otra izquierda crítica que es muy influyente porque está vinculada a las teorías del trotskismo morenista argentino, que siempre atacó Chávez de ser un militar (... bonapartista ...), nacional-estalinista (de tener relaciones estrechas con Fidel) y populista (por inventar las "Misiones" y el "Gobierno de la Calle").
Al igual que en Argentina y Brasil, incluso aquí en Italia hay compañeros que atacan la experiencia bolivariana, hasta el punto de asociarse a la derecha, olvidando que para evitar la victoria del imperialismo en Venezuela, especialmente después del éxito de Macri en Argentina y los dos Impeachment en Brasil y Paraguay, en este momento es necesario defender al estado y al gobierno bolivarianos. Sin embargo, dejo este debate con el teórico argentino Claudio Katz, que destaca: " ... Frente a la inminencia de un golpe político y subversivo como el que Venezuela está sufriendo, nuestros principales enemigos son la derecha y el Imperialismo y luchar contra ellos es siempre una prioridad. Este principio básico debe ser reafirmado, sobre todo, en estos momentos críticos. Hemos sido críticos con Salvador Allende, pero el foco central de nuestra lucha siempre fue Pinochet! Del mismo modo, hoy en Venezuela se debe construir una acción conjunta contra la escalada golpista de la derecha. Maduro cometió varios errores, pero los autores de la situación de deterioro han sido los capitalistas. Entonces, ante la perspectiva de una "golpeada" imperialista debemos ser capaz de distinguir y saber cómo reaccionar! ...

Oficina de Estudios REDH.it – ¿El comunicado de prensa del Movimiento 5 Estrellas presenta una nueva posición política o es una forma para alinearse con los otros partidos?

Achille Lollo: “En el 2015, antes de las elecciones, el Movimiento 5 Estrellas ha encendido los corazones destrozados de la izquierda, haciendo creer que un gobierno penta estrellado revisaría la servidumbre geo-estratégica de la OTAN, manipulada por los Estados Unidos. Inmediatamente después, las declaraciones de Di Maio garantizaron que en el M5S nadie iba a luchar contra la OTAN y sus propietarios, es decir los Estados Unidos. Más tarde, el M5S organizó un seminario en el Parlamento sobre el ALBA, donde el diputado Di Battista citaba Venezuela como un ejemplo de democracia directa, multiplicando, así, los consensos en la izquierda alternativa. Pero cuando el Presidente Maduro incentivó la lucha de clases con la elección de una nueva Asamblea Constituyente, el movimiento penta estrellado dejó caer un silencio de muerte.

Por último, cuando los periódicos "La Stampa", "Il Messaggero" e "Il Tempo" montaron una provocación contra el "L’Antidiplomático", por ser un periódico digital ligado al M5S y demasiado amable con la Rusia de Putin, pasó algo increíble con los diputados del M5S, que se encerraron en silencio en un rincón, dibujo de la cálida sonrisa de alguien que dice en voz baja: "... lo siento, no puedo hacerlo más." Por esta razón, el contenido del comunicado de prensa del M5S no me ha sorprendido ni me impactó! "

Oficina de Estudios REDH.itEl primer ministro Gentiloni y el PD, junto con la derecha española, han prácticamente abrazado la causa de la oposición venezolana. Otros gobiernos europeos han tomado posiciones más o menos similares a la de Trump. ¿Habrá represalias por parte del gobierno bolivariano contra los bancos y las multinacionales que operan en Venezuela, como por ejemplo la ENI?

Luciano Vasapollo: "Esta pregunta debería ser dirigida al Primer ministro Paolo Gentiloni o a su ministro de Asuntos Exteriores, Angelino Alfano, ya que deben saber que la ENI y otras grandes empresas italianas están en Venezuela! Sin embargo, está claro que el PD está definitivamente alineado con las posiciones reaccionarias de Donald Trump. Desafortunadamente Renzi y Gentiloni dan en la TV lecciones de antifascismo solo para recuperar un cierto consenso a la izquierda y ganar un poco de espacio de los medios.

Pero están en silencio cuando las relaciones ambiguas con la Francia de Macron, la Libia de Haftar Libia y la Unión Europea demuestran la falta total de un liderazgo, así como señalan que los objetivos geo-estratégicos son cada vez más vagos.

En cuanto a la situación de las multinacionales en Venezuela hay que distinguir entre las empresas públicas y las privadas. De hecho, el gobierno bolivariano no responsabilizará a los grupos privados de las posiciones políticas adoptadas por sus gobiernos. A menos que participen en la conspiración, como es por ejemplo el caso de Conoco Phillips.

Sin embargo, la posición de las empresas estatales de petróleo va a ser complicada si sus gobiernos no reconocen la elección de la nueva Asamblea Nacional Constituyente y apoyan el proyecto de ruptura institucional lanzado por la oposición con el apoyo de los Estados Unidos. Por desgracia, el primer ministro Paolo Gentiloni para ganar un poco de espacio en los medios de comunicación italianos y extranjeros prácticamente ha comprometido la posición de la ENI.

De hecho la ENI, junto con la Repsol española, la Exxon Mobil de Estados Unidos, la india ONGC, la china CNPC y la rusia Rosnof, es decir las principales compañías petroleras internacionales, están esperando que el gobierno bolivariano oficialice los contratos para iniciar la explotación de las enormes reservas de petróleo y de gas, que se encuentra en la faja del Orinoco ".

 

Trad. Pep. Valenzuela

Realizzazione: Natura Avventura

Joomla Templates by Joomla51.com