Link di Youtube:
https://youtu.be/gEG4bqoUWy0
La elección del nuevo presidente de Cuba, Miguel Díaz-Canel, confirmó todas las expectativas políticas revolucionarias cubanas, mientras distorsionaba las suposiciones de la "Gran Prensa occidental ", que había previsto -e incluso soñado- una possible inflexión que iniciaría a Cuba en el camino del capitalismo. En cambio, Cuba ha elegido dar continuidad a su proceso socialista revolucionario.
Por este motivo, Achille Lollo entrevistó al profesor Luciano Vasapollo, que es un profundo conocedor de la evolución política, económica e histórica de Cuba, tratando de concentrarse en los argumentos que el nuevo gobierno cubano deberá abordar en un futuro cercano, para resolver los problemas geoestratégico y económico en absoluta continuidad del proceso socialista .De hecho, Trump está cada vez más decidido a tomar el camino del conflicto militar latente, ¡mientras que Cuba ha elegido el de la coexistencia pacífica!
La larga entrevista de varias páginas se publicará inicialmente en el periódico online de Contropiano.org y luego se traducirá al español, portugués , inglés , francés.
Link di Youtube:
https://youtu.be/gEG4bqoUWy0

La denuncia della Maggiore delle  Antille è stata presentata  durante la riunione ministeriale del Movimento dei Paesi Non Allineati (Mnoal), a Bakú, la capitale del Azerbaigian .Cuba ha condannato, ieri giovedì 5, la minaccia militare, l’ostilità e l’aggressione economica degli Stati Uniti contro il Venezuela nella riunione ministeriale del Movimento dei Paesi Non Allineati (Mnoal), a Bakú, la capitale dell’Azerbaigian.
«Consideriamo le misure coercitive, ingiuste e arbitrarie e l’ingerenza esterna contro il processo bolivariano, che minacciano la pace e il dialogo tra venezuelani, con propositi di destabilizzazione», ha denunciato  il vice cancelliere cubano Abelardo Moreno.
Il capo della delegazione cubana nel  XVIII Incontro Ministeriale del Mnoal ha indicato che per questa organizzazione è inaccettabile la minaccia d’intervento militare o di distruzione contro qualsiasi dei suoi Stati membri.
Moreno ha denunciato che mentre Cuba rinforza i vincoli di collaborazione con il resto del mondo, il governo degli Stati Uniti indurisce il suo criminale blocco economico, commerciale e finanziario contro il suo paese, includendo la dimensione extraterritoriale.
Washington  ha imposto nuovi ostacoli alle limitate possibilità delle sue imprese per commerciare e investire in cuba, oltre a restrizioni addizionali  dei viaggi dei suoi cittadini, usando una retorica contro Cuba degna della guerra fredda, ha deplorato Moreno.
«Il Mnoal continua ad essere il fórum principale d’unione dei paesi del Sud, nonostante il complesso scenario internazionale e mantiene il suo attivismo nei principali processi in corso nelle differenti sedi multilaterali», ha segnalato  il vice cancelliere cubano.
Sradicare la fame, la povertà e l’esclusione sociale sono sempre sfide,  ha sottolineato Moreno che partecipa alla riunione ministeriale in questa capitale sulle coste del mar Caspio, che sarà sede del Vertice del  Mnoal il prossimo anno.
«Non possiamo permetterci di vivere in un mondo in cui  155 milioni di bambini minori di cinque anni soffrono ritardi nella crescita e migliaia di milioni di persone sono costrette alla disoccupazione e alla miseria», ha affermato.
«L’ Agenda 2030 per  lo Sviluppo Sostenibile manca dei mezzi d’applicazione  per mancanza di volontà politica e per l’egoismo dei paesi industrializzati; le spese militari globali superano i 7 bilioni di dollari che includono la modernizzazione delle armi nucleari, ha indicato ancora. Noi condanniamo la manipolazione, la politicizzazione e la doppia morale nel trattamento dei diritti umani», ha indicato Abelardo Moreno.
«Il meccanismo delle Nazioni Unite è stato incapace di promuovere e proteggere la realizzazione di tutti i diritti umani per tutti. sulla base del rispetto e del vincolo ai principi di universalità, imparzialità, obiettività  e non selettività», ha osservato.
«Inoltre respingiamo l’utilizzo di concetti come “sovranità limitata”, “interventi umanitari”, “guerre preventive”, “responsabilità di protezione”, perchè possono servire gli interessi meschini di un paese e o di un gruppo di paesi»  ha dichiarato il diplomatico di Cuba.
«Tutto questo può essere usato per violare la sovranità e l’integrità territoriale, per impadronirsi delle risorse militari e mutilare l’indipendenza dei nostri paesi», ha denunciato ancora.  (PL/ GM – Granma Int.)

Ha risposto alle domande di Ahval dal carcere di massima sicurezza tramite il suo avvocato.
Lei è stata co-Presidente dell’HDP in occasione delle storiche vittorie elettorali del 2015 e degli arresti che sono seguiti. Come considera l’evoluzione dell’HDP dopo questo periodo difficile?
“Negli ultimi tre anni l’HDP ha superato innumerevoli processi. Abbiamo vissuto vittorie e anche attacchi, carenze e dolore crescente. Ma una cosa è rimasta vera; nonostante manchevolezze e errori, l’unico partito che poteva superare un periodo così arduo è l’HDP. Abbiamo respinto politiche cicliche e ci siamo invece concentrati su politiche strategiche.

“Il principio centrale dell’HDP è stato e continuerà a essere il sostegno per una patria condivisa e la nostra strategia continuerà a essere quella si seguire il repubblicanesimo democratico che garantisce diritti a tutti i popoli. Non c’è nessun altro partito che possa sostenere questa strategia per il futuro della Turchia.”

“Se guardiamo a altri partiti di opposizione in Parlamento, invece di produrre alternative al regime di un solo partito in cui viviamo, stanno disperatamente cercando di restare in Parlamento.”
“Ci sono state campagne mirate a prendere il posto dell’HDP, quando sono stati costituiti nuovi partiti e è stata creata un’opposizione nuova, amichevole per mantenere una sciarada di opposizione e attenuare gli spigoli del fascismo in questo Paese.”

“Dato che il principio fondativo dell’HDP non è di centralizzazione, è un partito più versatile, resiliente. Di fronte a un regime che rifiuta di considerare alternative, che inietta odio e divisioni nel suo popolo e a fronte di un’opposizione in crisi, l’HDP è pronto a organizzarsi intorno ai valori democratici radicali e a assumere il ruolo di principale opposizione in Turchia.”

Un ex deputato HDP ha detto che il ruolo di leadership lasciato dal suo co-leader in carcere Selahattin Demirtaş non può essere assunto da un turco. Qualcuno a sinistra ha criticato l’HDP per il fatto di scivolare verso vecchie politiche identitarie. Cosa ne pensa?

“Certamente uno degli obiettivi dell’HDP è di risolvere la questione curda e di garantire che vengano riconosciute le identità collettive. Tuttavia la realtà che alcuni rifiutano di vedere è che la questione curda non è limitata a una questione di identità.”

“La questione curda è completamente un fatto di raggiungere e istituzionalizzare la democrazia in Turchia. E il fatto è che l’HDP chiede libertà non solo per coloro che hanno un’identità curda, ma anche per persone con altri sistemi di fede i cui diritti collettivi vengono negati, i cui diritti come cittadini alla pari non sono riconosciuti.”

“L’HDP difende l’idea che possiamo unirci tutti senza cancellare le nostre differenze, assimilare o essere costretti nello stesso stampo.”

Il governo del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) è in declino?

“Nessun regime autoritario finisce da sé. Il governo può vacillare e declinare gradualmente, ma se l’opposizione non ha istituzionalizzato e sviluppato il proprio piano di azione politica, se non c’è nessuna forza che combatte in modo efficace il governo incombente, allora non si può dire che il regime è finito.”

“L’AKP ha perso molto terreno. Negli ultimi anni, la lotta per le libertà democratiche, il movimento curdo, il movimento delle donne, il movimento di Gezi e le sue propaggini nazionali hanno tutti portato alla luce uno spirito di attivismo in tutto il Paese.”

“Questi fattori hanno contribuito dal declino dell’AKP. Il Presidente (Recep Tayyip) Erdoğan e il suo partito hanno provato di essere incapaci di produrre qualsiasi crescita economica, sociale o politica. Ma in un caso classico di un regime autoritario che mantiene la presa sul potere, l’AKP e Erdoğan sono in grado di mantenere la loro posizione attraverso la guerra e l’uso della forza. Questa strategia sicuramente poterà la società al collasso, ma le forze al potere continuano.”

“Se la sinistra politica non è in grado di unire le forze antifasciste sotto un ombrello ampio, non sono capaci di andare oltre i loro punti di discussione politici e di assumersi dei rischi, e specialmente se non è in grado di costruire una relazione con l’HDP, allora o commetterà il peccato di essere un astante storico, o diventerà un partner nel portare al collasso della società.”
Quali effetti avrà l’operazione turca a Afrin sul Paese e sulla regione?

“Prendendo di mira le forze più efficaci contro ISIS nel nord della Siria, in particolare il popolo curdo, questa operazione continuerà a destabilizzare la regione e renderà i confini della Turchia più deboli e meno sicuri.”

“Chiunque abbia buon senso si rende conto del pericolo in chi riempirà il vuoto lasciato dalle Forze Siriane Democratiche (FSD) e dalle Unità di Difesa del Popolo (YPG), e in particolare dal Congresso del Popolo della Siria del Nord. L’operazione di Afrin crea uno spazio per elementi di ISIS e al Qaeda per conquistare terreno all’interno dei nostri confini.”

“L’esercito turco ha bombardato Afrin senza distinguere tra militari e civili e ha ucciso bambini e persone anziane,curdi e arabi, e persone di tutte le origini etniche e convinzioni religiose. Per giorni il governo ha cercato di provare che Afrin stava proteggendo terroristi, ma le prove che hanno presentato non hanno la minima credibilità.”

Cosa pensa delle elezioni presidenziali turche del 2019?

“La Turchia non può tenere elezioni sane se non mobilitiamo la lotta per togliere lo stato di emergenza, mettere fine alla guerra e alla censure e alle restrizioni nei confronti di organizzazioni politiche.

“L’HDP è aperto a mettere in campo un candidato comune con altri gruppi di opposizione, purché concordiamo su obiettivi e valori condivisi. Il candidato ideale sarebbe qualcuno che difenda la pace, lasciandosi alle spalle l’attuale status quo divisivo. E soprattutto sarebbe un leader che attribuisce potere al popolo piuttosto che concentrare la forza nelle sue mani. Non vogliamo sostituire Erdoğan con un altro regime di un-solo-uomo o di una-sola-donna.”

Dopo un processo conclusosi con una condanna a 12 anni nei confronti dell’ex-presidente Inácio Lula da Silva, in cui le prove e i testimoni della difesa furono esecrati dai giudici del TFR-4 (1). Dopo l’insabbiamento di due articoli della Costituzione da parte del presidente del Supremo Tribunale Federale, Carmén Lúcia. Dopo le minacce interventiste del Comandante dell’Esercito, generale Eduardo Villas Boas, che hanno condizionato il verdetto del giudice del STF, Rosa Weber. Dopo l’ennesimo linciaggio mediatico realizzato dalle televisioni: “TVGlobo”, “SBT”, “TVRecord” e dai giornali: “Folha de SP”, “Estado de SP”, “O Globo” e dalla rivista “Veja”… alle 17:00 di venerdì sei aprile, il giudice Sergio Moro ha infine spiccato il mandato di cattura nei confronti dell’ex-presidente Lula.

Un mandato che la Polizia Federale di São Paulo non ha eseguito per non scontrarsi con le migliaia di persone che proteggevano l’ex-presidente, barricato nella sede del sindacato dei metallurgici della città di São Bernardo do Campo.

Poi, sabato, alle 18:40, dopo aver parlato, per più di un’ora, alle migliaia di militanti riuniti davanti al sindacato, l’ex-presidente, Inácio Lula da Silva si è consegnato alla Polizia Federale che l’ha condotto nel carcere di Curitiba.

Preso contatto con il deputato del PT, Wadih Damous, avvocato e in passato presidente dell’OAB–RJ (2) – ha confermato che «… l’ex-presidente Lula, prima di consegnarsi, ha ribadito che considera arbitraria e ingiusta la condanna del TRF4, reputando una provocazione, il mandato di cattura del giudice Sergio Moro, poiché il Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ) deve ancora analizzare due motivi di appello, mentre nel Tribunale Superiore Federale (STF), rimangono disattese due ADC’s (Azioni di Legittimità Costituzionale), presentate dal giudice del STF Marco Aurélio Mello…».

Wadih ha poi sottolineato che gli avvocati di Lula sono in attesa di una risposta dal presidente del STF, Carmén Lúcia, affinché le due ADC’s del giudice Marco Aurélio Mello, siano discusse dai giudici del STF, nella riunione plenaria dell’11 aprile.

Uno degli avvocati di Lula, Cristiano Zanin Martins – per telefono – ci ha detto: «Se le due ADC’s fossero state discusse prima del dibattito sulla nostra richiesta di Habeas Corpus, il risultato sarebbe stato di 6 a 5 a favore di Lula, poiché il giudice Rosa Weber, in una decisione precedente aveva votato a favore di Lula. Purtroppo, questo giudice, credendo che le due ADC’S costituzionali fossero state bocciate dal presidente del STF, ha votato contro, solo per la cosiddetta solidarietà collegiale. Quindi, se le due ADC’s saranno dibattute dal plenario dei giudici l’11 aprile, è possibile sospendere la detenzione di Lula e realizzare la sua iscrizione nel Tribunale Supremo Elettorale (TSE) in qualità di candidato del PT per le elezioni presidenziali di ottobre.».

Impedire la candidatura di Lula

Per la borghesia brasiliana, e logicamente per le eccellenze della Casa Bianca e di Wall Street, la ventilata candidatura di Lula nelle elezioni di ottobre è un grande problema, poiché i partiti della destra moderata e quelli che rappresentano i settori più conservatori, non hanno un candidato, di ambito nazionale, capace di controbattere la popolarità di Lula.

Nello stesso tempo, la destra, con il fallimento economico del governo di Michel Temer, non ha nessuna proposta programmatica vista la disastrosa situazione in cui oggi il Brasile si trova.

Per questo motivo, Lula, l’ex-metallurgico e anche ex-presidente, oltre a ricevere l’appoggio dei settori popolari che durante i governi del PT hanno ricevuto numerosi benefici, riceverebbe anche il voto di una parte della classe media che, pur non essendo “petista” (simpatizzante del PT, ndr), riconosce che Lula è l’unico che ha realizzato delle riforme sociali veramente universali.

Quindi la fretta del giudice istruttore di Curitiba, Sergio Moro, e quella dei tre giudici del TRF-4 di sbattere in carcere Lula, è motivata dal fatto che se l’ex-Presidente rimane a piede libero fin tanto che non sono analizzati dai giudici del TSJ gli ultimi due appelli della difesa, Lula può iniziare la campagna elettorale del PT e vincerla, addirittura nel primo turno.

Per l’appunto, il principale istituto brasiliano di sondaggi elettorali, “Data Folha”, il 5 di aprile, comunicava che Lula aveva il 43% delle intenzioni di voto, e che con il passar del tempo sarebbero aumentate, nonostante il linciaggio mediatico della “TV Globo”.

Da non dimenticare che il regolamento elettorale stabilisce che i giudici del Tribunale Supremo Elettorale (TSE) analizzano la validità delle candidature soltanto dopo la chiusura delle iscrizioni, fissata per il 10 agosto, avendo tempo per decidere fino al 17 settembre. Vale a dire venti giorni prima del 7 ottobre, quando 141 milioni di brasiliani si recheranno alle urne per definire i due candidati vincitori del primo turno.

È evidente che se Lula comincia la campagna elettorale il 15 aprile, partecipando nei dibattiti televisivi e radiofonici e facendo comizi in tutto il Brasile, agli occhi degli elettori lo scenario accusatorio montato dal giudice Sergio Moro inevitabilmente cadrebbe. Infatti, “Data Folha” ha previsto che l’iniziale 43% delle intenzioni di voto a favore di Lula, potrebbero crescere fino al 65% o addirittura al 70%, come accadde nel 2006. Quindi, con il 65% delle intenzioni di voto, difficilmente i giudici del TSE avrebbero avuto il coraggio di squalificare la candidatura di Lula invocando un articolo della legge “Ficha Limpa” (Fedina Penale Pulita).

A questo punto, l’unica soluzione per bloccare sul nascere la candidatura di Lula era accelerare la condanna nel TRF-4, per poi confermarla anche nel STF, realizzando la detenzione prima della sua iscrizione nel Tribunale Supremo Elettorale (TSE) come candidato del PT nell’elezione presidenziali di ottobre!

 

L’attualizzazione del Golpe istituzionale del 2016

Il presidente del PT, Luis Marinho, al lato di Lula, nel Sindacato dei Metallurgici di São Bernado do Campo telefonicamente ci ha spiegato: «… Per il PT Lula è e rimane il nostro candidato! Quello che hanno fatto contro di noi è una persecuzione implacabile, nel tentativo di distruggere non solo Lula ma tutto il partito. Proprio perché avevamo vinto quattro elezioni di seguito e, adesso, con la candidatura di Lula, il PT potrebbe vincere addirittura nel primo turno. Per questo aspettiamo e speriamo che tutto l’iter giuridico degli appelli presentati dagli avvocati siano dibattuti, soprattutto le due ASD’s costituzionali che permetterebbero a Lula di realizzare la campagna elettorale.

Purtroppo la “razza padrona” brasiliana e le eccellenze del potere imperialista non vogliono che Lula corra per la campagna elettorale perché, nonostante i suoi 72 anni, è tuttora il principale leader popolare in cui il proletariato, la classe operaia e parte degli intellettuali si riconoscono. Infatti, Lula è l’unico leader della sinistra e del centro-sinistra capace di ottenere la fiducia di ottanta milioni di elettori, soprattutto adesso che nel Brasile l’economia è praticamente ferma, soffrendo con il ritorno dell’inflazione, della disoccupazione e con l’aumento indiscriminato del degrado e della criminalità.

Il senatore di Rio de Janeiro, Lindbergh Farias ha voluto spiegare ai lettori di Contropiano che «La condanna, inizialmente inflitta dal giudice Sergio Moro con una pena di detenzione di nove anni, in seguito è stata aumentata fino a dodici dai giudici del TRF-4 per creare una definitiva situazione infamante, capace di squalificare Lula e il PT agli occhi degli elettori. Per questo la condanna del TRF-4 è diventata il cavallo di battaglia della destra in Parlamento e dei media nella società. Mi riferisco In particolare alla TV Globo, che è stata quella che ha utilizzato questo processo, manipolato dal giudice Sergio Moro, per sviluppare l’odio di classe nei confronti dei lavoratori e dei poveri in generale».

La condanna del TRF-4 e poi l’attuazione del STF non hanno convinto i principali giornali del mondo occidentale. Il “New York Times”, “Le Monde”, passando poi per “El Pais” e il “Der Spiegel”, sono rimasti sorpresi e in un certo senso preoccupati, con l’intervento verbale degli alti comandi delle Forze Armate, cui ha fatto seguito la decisione di arrestare Lula, stracciando gli articoli della Costituzione del 1988.

Infatti, due giorni prima che i giudici del STF si riunissero per analizzare la richiesta di Habeas Corpus e le due ADC’s costituzionali, il presidente golpista, Michel Temer, si riuniva “in privato” con il Comandante dell’Esercito, generale Eduardo Villas Boas. Subito dopo quest’incontro, Villas Boas ha spedito nella rete un tweett esplosivo, in cui, in qualità di “Comandante delle Forze Armate” lanciava un pesante avviso – chiaramente diretto ai giudici del STF – in cui era implicita la minaccia di un intervento dei militari se per caso i giudici avrebbero assolto Lula, permettendogli di presentarsi nelle elezioni come candidato del PT.

In realtà il tweet del generale Villas Boas è stata una silenziosa dichiarazione di guerra nei confronti del PT e del movimento popolare, giacché i principali comandanti delle regioni militari (3) hanno immediatamente risposto, dimostrandosi pronti a intervenire con le proprie truppe. In pratica, con un semplice tweet, il generale Villas Boas è riuscito a creare un virtuale clima da guerra civile che ha influenzato le decisioni dei giudici del STF.

Per fortuna, l’appello interventista è stato subito ridimensionato dal Comandante dell’Aereonautica Militare, Nivaldo Luiz Rossato, che in questo modo ha impedito l’aggravamento della situazione. D’altra parte è opportuno ricordare che, nel 2016, gli ufficiali dell’Aereonautica, di guardia nell’aeroporto do Congonha, impedirono alla Polizia Federale di sequestrare l’ex presidente Lula e di portarlo ammanettato a Curitiba per essere interrogato dal giudice Moro, logicamente alla presenza delle telecamere della “TV Globo”!

C’è da dire che l’attualizzazione del Golpe del 2016, con il quale il Parlamento e poi il STF sanzionarono l’Impeachment nei confronti del presidente Dilma Rousseff, non ha ottenuto gli effetti desiderati, poiché le principali manifestazioni contro la condanna di Lula sono iniziate nel pomeriggio di venerdì, per continuare il sabato e la domenica nelle ventisei capitali degli stati federali, nel distretto federale di Brasilia, dove ha sede il governo, i ministeri e il comando nazionale delle Forze Armate e in altre 50 città del Brasile.

Per esempio, a Rio de Janeiro più di 50.000 persone hanno manifestato per due giorni occupando il centro della città. Manifestazioni che, comunque, si concluderanno pacificamente, solo se il presidente del Supremo Tribunale Superiore (STF), Carmén Lúcia, avrà convocato per l’11 aprile la plenaria dei giudici del STF per discutere la validità due ACD’s costituzionali, presentate dal giudice Marco Aurélio Mello.

Nello stesso tempo i leader dei due fronti popolari (4) che sostengono la candidatura di Lula per le elezioni di ottobre, rispettivamente João Pedro Stédile e Guillherme Boulos, continuano a mobilitare tutti i militanti e simpatizzanti, realizzando manifestazioni di protesta davanti a tutte le sedi regionali della “TV Globo” e della Giustizia Federale.

In alcune di queste la polizia si è scontrata con i manifestanti e a Curitiba un poliziotto ha sparato contro una giovane manifestante. Nelle altre città del Brasile la polizia ha evitato di fronteggiare i manifestanti, mentre le unità della polizia militare sono rimaste nelle caserme. A Rio de Janeiro, dove un mese fa il governo federale ha chiesto l’intervento dell’esercito, i responsabili militari hanno circoscritto la presenza delle pattuglie armate per evitare che possibili scontri facciano dilagare nelle favelas la rivolta popolare.

Le responsabilità degli USA

Nel dicembre del 2017, a Santiago del Cile, il vice-Procuratore Generale degli Stati Uniti, Kenneth Blanco dichiarava al giornale“El Clarin”: «La sentenza di condanna contro l’ex-presidente del Brasile, Inácio Lula da Silva, è il principale esempio dei risultati straordinari ottenuti con la collaborazione del Dipartimento di Giustizia (DOJ) e i giudici brasiliani, nell’operazione denominata “Lava Jato”». In seguito, in occasione del convegno “Dialogo Interamericano: Le lezioni del Brasile”, Kenneth Blanco ricordava che «La cooperazione tra i magistrati del DOJ e i giudici brasiliani è cosi grande, che la stessa si sviluppa al di là dei processi formali, descritti nei trattati di mutua cooperazione giuridica»

Guarda caso tutti i giudici istruttori o sostituti procuratori che hanno mantenuto relazioni con il DOJ di Kenneth Blanco, sono anche quelli che nei propri paesi hanno portato in tribunale i leader dei partiti progressisti!

É il caso del messicano Raúl Cervantes, della panamense Kenia Porcell e dell’argentino Claudio Bonaio, diventato famoso per aver tentato di processare nel 2016, poco prima delle elezioni, Cristina Fernandez Kirchner, all’epoca presidente dell’Argentina.

Anche per l’ex-presidente del Paraguay, Francisco Lugo, esautorato da un Impeachment ancor più infamante di quello realizzato contro Dilma Rousseff, i giudici che hanno ratificato l’Impeachment e poi la condanna che proibiva a Lugo di essere nuovamente candidato a presidente, erano magistrati legati al DOJ statunitense di Kenneth Blanco.

L’attività del DOJ e quindi la sua ramificazione nei paesi dell’America Latina non è casuale. Di fatto, il 28 giugno del 2009 in Honduras, per la prima volta, fu utilizzata l’arma dell’Impeachment istituzionale per far ritirare dalla presidenza Manuel Zelaya, considerato dal Dipartimento di Stato un “pericoloso chavista”. E fu proprio con l’esperienza dell’Impeachment contro Zelaya che il Dipartimento di Stato decise di sostituire il brutale golpe militare con il più sofisticato golpe istituzionale, realizzato da magistrati e dai media legati all’opposizione.

Per questo motivo Wikileaks rivelò che nell’ottobre del 2009, vale a dire tre mesi dopo il golpe istituzionale in Honduras, l’ambasciata degli USA in Brasile – le antenne dell’FBI, della CIA e del Dipartimento di Stato – organizzarono a Rio de Janeiro un corso di formazione, durante il quale fu realizzato il seminario “Projeto Pontes, construindo pontes para a aplicação da lei no Brasil “(5). A questo corso parteciparono pubblici ministeri e giudici istruttori federali brasiliani, insieme a 50 agenti speciali della Polizia Federale brasiliana. Inoltre erano presenti magistrati stranieri provenienti dal Messico, Costarica, Panamá, Argentina, Uruguay e Paraguay. Gli stessi che poi risulteranno in contatto con il DOJ di Kenneth Blanco e nelle relazioni dei funzionari del Dipartimento di Stato, commentando le inchieste contro Cristina Kirchner in Argentina, Fernando Lugo in Paraguai, Jorge Glas in Ecuador, Dilma Rousseff e Inácio Lula da Silva in Brasile.

Per non avere dubbi sui “casuali legami” di alcuni giudici latino-americani con il DOJ statunitense e con il Dipartimento di Stato, Glauco Cortez, nel sito “Cartas Campinas”, ha rivelato che: «nel 1998, Sergio Moro e Gisele Lemke, una collega del giudice federale, hanno trascorso un mese negli USA frequentando un programma speciale nella Scuola Giuridica di Harvard. In seguito, nel 2007, il giudice Sergio Moro frequentò per tre settimane a Washington un corso organizzato dal Dipartimento di Stato per “potenziali leaders»!

 

Achille Lollo, (Roma, 1951) è un giornalista e videomaker italiano, corrispondente del giornale brasiliano “Brasil de Fato”, legato al MST. Con il professor Luciano Vasapollo ha realizzato  i documentari tematici su Cuba, Venezuela, Argentina e Bolivia. Attualmente sta preparando la trilogia “Tupamaros-Montoneros-PRT/ERP” e il lungo metraggio “Operazione Condor, in nome del dio Denaro”. Ha tradotto il libro su Ernesto Che Guevara “Vámonos, nada más…”

NOTE

1- TFR-4: il Tribunale Regionale Federale della 4° Regione si trova a Porto Alegre nello stato di Rio Grande do Sul.

2- OAB-RJ : Ordine degli Avvocati del Brasile-Sezione dello stato di Rio de Janeiro

3- I generali apertamente interventisti sarebbero: a) il generale Geraldo Miotto, responsabile del Comando Militare Sud, che dispone di 50.000 soldati; b) José Luiz Dias Freitas, responsabile del Comando Militare Ovest,che coordina la difesa delle frontiere con la Bolivia e il Paraguay; c) il generale Edson Skora Rosty, Capo di Stato Maggiore del Comando Militare dell’Amazzonia; d) il generale Cristiano Pinto Sampaio, Comandante della 16° “Brigada de Infantaria de Selva” (truppe speciali/commandos), conosciuta come la “Brigata delle Missioni,” poiché è quella che realizza le missioni militari delle Nazioni Unite.

4- Il “Fronte Brasil Popolare” (Frente Brasil Popular) promosso dal MST, mentre “il Fronte un Popolo Senza Paura” (Frente Um Povo Sem Medo) è promosso dal MTST

5- Progetto Relazioni – costruendo relazioni per l’applicazione della legge nel Brasile.

IMPERIA  12 APRILE 2018 – L’OFFENSIVA IMPERIALISTA NEL TERZO MILLENNIO DALL’AMERICA LATINA AL MEDIO ORIENTE DELL’EUROPA

 

UNA RIFLESSIONE COLLETTIVA CON

LUCIANO VASAPOLLO

IN OCCASIONE DELLA PRESENTAIZONE DLE SUO RECENTE LIBRO

CHAVEZ PRESENTE. LA RESISTENZA EROICA DELLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA

GENOVA 11 APRILE  2018- CHAVEZ PRESENTE. LA RESISTENZA EROICA DELLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO CON L’AUTORE LUCIANO VASAPOLLO –RETE DEI COMUNISTI

VERSO LE ELEZIONI PRESIDENZIALI DEL MAGGIO 2018

 

Intervista a Luciano Vasapollo. Radio Black Out di Torino ha realizzato una lunga intervista a Luciano Vasapollo della Rete dei Comunisti, che alcuni anni fa scrisse “Il Risveglio dei Maiali” (ovvero dei PIIGS, Portogallo Irlanda Italia Grecia Spagna): manifesto politico per la rottura “da sinistra” dei trattati dell’Unione Europea e per la creazione di un’area euro-afro-mediterranea sul modello dell’Alba, l’alleanza anti-imperialista nata in Sudamerica su iniziativa di Cuba e Venezuela.

Per promuovere il progetto, che in Italia è appoggiato dalla rete Eurostop, si sta lavorando a un convegno internazionale con la partecipazione di compagni di Grecia, Portogallo, Catalogna, Paesi Baschi, Francia e anche dell’Africa mediterranea (Marocco, Tunisia, Egitto).

Ascolta l’intervista

 http://radioblackout.org/2018/03/italexit-e-alba-mediterranea-la-proposta-di-eurostop
 
 

 Per l’uscita del suo ultimo libro – Chávez presente! La resistenza eroica della rivoluzione bolivariana, Edizioni Efesto – abbiamo intervistato Luciano Vasapollo, professore di Politica Economica all’Università Sapienza di Roma.

 L’America Latina è da tanti anni al centro del tuo lavoro politico, come accademico e come militante. Quale fase sta attraversando il continente e quali elementi possiamo trarre per ricostruire una sociologia e una pratica politica in una prospettiva internazionalista?

Dopo la caduta del muro di Berlino, Cuba ha intrapreso una resistenza eroica, ed era sola. Temevamo non potesse farcela, invece è andata diversamente e questo è il primo elemento di forza su cui si è messo in moto un nuovo ciclo. Il processo avviato dal comandante Hugo Chávez  e poi da Evo Morales e anche da Correa, appoggiato dai governi progressisti di Lula in Brasile e dei Kirchner in Argentina, ha ridato ossigeno a Cuba. E non solo. Ha ridato impulso anche ai rivoluzionari sinceri e coerenti che agiscono in questa gabbia dell’Unione Europea: uno stimolo e indicazioni pratiche, non solo una speranza.

Ovviamente di questo si è accorto l’imperialismo, sia quello statunitense che europeo e ha cercato di disarticolare l’esperimento, aumentando le contraddizioni nel polo rivoluzionario (lo definisco così, nonostante i suoi limiti e le differenze interne), e in quello progressista. Il principale obiettivo dell’attacco imperiale non è stato quello di ricreare il cortile di casa degli Stati Uniti, ma di impedire il consolidamento di quell’ipotesi e il suo allargamento, dentro e oltre il continente. Un’ipotesi che, a partire dall’America Latina, poteva contaminare o dare coraggio ad altri tentativi a livello internazionale.

 

 

Nel nuovo quadro che si è venuto a determinare, la cultura, la comunicazione, la guerra, l’aggressività dell’imperialismo, hanno quindi vinto?

 

 

Di sicuro non completamente, ma sono riusciti ad assestare grossi fendenti: attraverso colpi di Stato diretti e indiretti, con il terrorismo mediatico, con la propaganda ideologica che fa da apripista all’azione dei mercenari, dei narcos, della finta opposizione di natura fascista. Fattori che hanno giocato un ruolo fondamentale sia in Venezuela che in altri paesi del continente. Pensiamo all’Honduras, al Paraguay, al Brasile.

Con il ritorno a destra di due grandi paesi come Argentina e Brasile, sono venuti meno due grandi polmoni di appoggio solidali che avevano interrotto il progetto dell’ALCA per far spazio all’ALBA. Un cambio di scenario che ha purtroppo ridefinito in senso negativo alcune situazioni e indebolito l’integrazione solidale. La posizione assunta dall’attuale presidente dell’Ecuador, Lenin Moreno, non è casuale. In un paese dollarizzato com’è l’Ecuador e in cui le risorse passano per un mercato d’importazione determinato dagli USA, Moreno si è trovato in una situazione in cui rompere con gli Stati Uniti avrebbe creato grossi problemi. Correa ha potuto muoversi in un quadro diverso, fidando su sponde solide come quelle di Argentina e Brasile. Quando lo scenario muta e ad alcuni appare che anche Maduro possa crollare, Moreno inizia a cambiare strategie e alleanze. E oggi, nonostante l’Ecuador non sia ancora uscito dall’ALBA, non ha più un governo affidabile per i processi di trasformazione.

Il bilancio, dunque, dei processi di transizione in Nuestra América è inizialmente molto positivo. Non bisogna, però, nascondere gli errori e le costruttive critiche fraterne. Per esempio, non si può pensare di governare senza prendere il potere. O meglio, lo si può fare, ma sul medio e lungo periodo si finisce per avere il fiato corto. Prima o poi il problema della rottura rivoluzionaria si pone. Forse, allora, alcuni processi andavano accelerati approfittando del momento favorevole di quella prima fase.

Per esempio, in Venezuela, si sarebbe dovuto puntare per tempo sulla diversificazione produttiva. Mi era capitato di parlarne in un’intervista al Correo del Orinoco già nel 2007-2008. Dicevo: bisogna nazionalizzare l’intero settore bancario. Bisogna nazionalizzare i settori strategici. In Venezuela, oltre al settore petrolifero ed energetico, ai trasporti e alle telecomunicazioni, è strategico anche il settore della distribuzione di beni soprattutto di prima necessità. E infatti le reti di distribuzione alternativa gestite dal Governo, come Mercal, non sono bastate per far fronte alla guerra economica, al desvio e all’accaparramento dei prodotti  basici sussidiati. Se la grande distribuzione resta in mano del settore privato, a scomparire non sono solo i cellulari, ma i beni di prima necessità. E se devi fare la fila per comprarli o devi pagarli a caro prezzo al mercato nero, il terrorismo mediatico fa presa anche nelle tue stesse fila.

Un altro errore è stato quello di puntare eccessivamente su alcuni fattori, come il carisma del Presidente o la continuità di uno stesso gruppo dirigente, pensando che sarebbero durati per sempre. Invece, quando intervengono incidenti di percorso, le nuove condizioni possono favorire l’opposizione.

Ora non solo c’è il fiume di denaro dell’imperialismo USA, ma anche la partita che stanno giocando in Europa le multinazionali, i vari partiti legati ai centri di potere, come quelli della vecchia e agguerrita nomenclatura dei poteri forti italiani, come i partiti della Mogherini, Tajani eccetera. Una partita per il controllo dell’America Latina e, attraverso l’America Latina, sul Medioriente, sul fronte libico e siriano: seguendo la linea del petrolio e del metano. E dell’acqua, non dimentichiamolo.

 

E le guerre del Terzo Millennio saranno per l’acqua...

 

Appunto. Controllare o svendere alle grandi multinazionali fiumi importantissimi che attraversano mezzo continente, controllare l’Amazzonia, pesa incredibilmente sugli scenari. Insomma, quella che si gioca in America Latina è una partita più che mai aperta.

Ripeto sempre una frase del mio amico Abel Prieto: quando diciamo “hasta la victoria siempre”, “patria o muerte”, dobbiamo aggiungere che la “victoria es inevitable”. Deve essere resa inevitabile pena la scomparsa dei processi rivoluzionari in corso. Non ci sono più altre strade.

In Europa non esiste più la possibilità di una via socialdemocratica, riformista, di un capitalismo per così dire sociale che non cada nella spirale dell’imperialismo o del neoliberismo. Dunque, l’unica via è quella della transizione verso il socialismo. Ovviamente, da marxisti che interpretano con la necessaria dialettica il rapporto tra materialismo storico e dialettico, sappiamo che non sarà per domani. Non abbiamo i rapporti di forza a nostro favore, ma solo guardando lontano possiamo agire sui processi in divenire e giocare la nostra partita. Altrimenti abbiamo perso in partenza.

Ho 63 anni e cinquanta di esperienza politica e di intensa attività culturale, so che occorre commisurare la tattica alla strategia, ma anche la lentezza della lumaca, il suo cammino forte e determinato, conta. Se lasci una lumaca sulla porta e torni dopo un’ora, non sai dove sia andata. Siamo chiamati a questo compito.

 

Inflazione alle stelle, storture ereditate di cui non si riesce a venire a capo, sperimentazioni come quella del Petro, la nuova moneta virtuale. Come valuti, da economista, la situazione in Venezuela?

 

Le innovazioni sono necessarie, ma vanno misurate sul terreno della realizzabilità e verificate. Prima accennavo al problema della diversificazione produttiva, ai ritardi e agli errori di un processo rivoluzionario di cui, come intellettuale marxista militante, mi sento anch’io responsabile. Di fronte a una crisi sistemica a cui il capitalismo cerca di reagire per sopravvivere, era logico pensare che avrebbe giocato una partita pesantissima sul prezzo del petrolio. Si sarebbe dovuto tenere maggiormente in conto il pericolo di dipendere dal prezzo del petrolio e dall’agire delle borghesie transnazionali. Se dipendi dal prezzo del petrolio, ti colpiscono con una manovra speculativa sui tassi di cambio, impedendoti di emettere titoli del debito pubblico e agendo quindi sul mercato finanziario e poi su quello delle risorse naturali e delle merci.

Se un paese dipende fortemente e quasi unicamente dalle dinamiche indotte e controllate dai prezzi di mercato, lo colpiscono agendo condizionando e indirizzando a favore delle multinazionali i meccanismi di mercato. Perché quando il prezzo del barile scende dai 130 dollari a 35-40 dollari, quello venezuelano precipita a 22: sei volte di meno. Immettono petrolio scadente estratto con la tecnica del fracking, devastante a livello ambientale, ma a basso prezzo. Si rivolgono e ricattano le petromonarchie e impongono regole speculative: metti dentro questo mercato quantità enormi di petrolio e abbassa il prezzo.

E allora, qual è la prospettiva per l’autodeterminazione? Qual è la condizione economica del Venezuela? È brutta, certamente. Si sta cercando di uscirne? Sì. Si stanno sperimentando soluzioni? Tantissime, con creatività e coraggio. Come finirà? Torniamo al materialismo storico: dipende dai rapporti di forza che riusciamo a creare a livello locale e internazionale.

E noi siamo parte in causa. Se non organizziamo almeno una rete di solidarietà politica culturale a livello europeo, capace di ridare ossigeno a Cuba, al Venezuela e alla stessa Bolivia, l’aggressione dei poli geo-economici e delle multinazionali si farà più forte, diretta e più difficile da gestire.

 

C’è un argomento utilizzato dalle destre, ma anche dall’area del cosiddetto “chavismo critico” contro il “modello estrattivista”. Con la decisione di regolamentare lo sfruttamento dell’Arco Minero, Maduro starebbe svendendo il paese e l’eredità di Chávez.

 

 

Intanto, aboliamo queste categorie viziate del “chavismo critico”, del cambiamento radicale critico, e via discorrendo. Considerato che sono un marxista, penso che le critiche siano legittime ma all’interno del dibattito e dell’agire dei soggetti della transizione radicale e delle organizzazioni di movimento di massa. Quando attacchi i processi della trasformazione reale dall’esterno in una dinamica di critica fuori contesto, significa che sei già schierato con l’opposizione dei vecchi potentati oligarchici.

Tolta questa categoria, facciamo un dibattito serio e franco culturale, politico tra rivoluzionari. Ho parlato di errori di limiti e contraddizioni, ma che Maduro stia svendendo il paese è una bufala clamorosa. Ragionare in termini dell’agire moderato e contro-rivoluzionario e dei tradimenti, non ha mai funzionato. Ciò che realmente conta e incide è l’analisi dei processi, portati avanti da un soggetto rivoluzionario e dal quadro dirigente e dal popolo che si mette in movimento in maniera cosciente. Dove la categoria di popolo va intesa in termini gramsciani. E’ una categoria di classe, esprime la ricerca di egemonia, è la funzione di classe che guida il popolo. La parola popolo non va intesa in modo astratto, come quella di cittadino o di consumatore. Anche il grande imprenditore è un cittadino, non ha il diritto di cittadinanza? Ma il problema è la sua posizione di classe, il punto di partenza è l’estrazione del plusvalore e gli sfruttati che lottano per emanciparsi dalle sue catene. Perciò, le critiche devono partire da chi mette le mani nel processo di trasformazione reale e radicale  e se le sporca. Anche sbagliando.

 

 

Nei tuoi libri hai tratto dall’ALBA molti spunti di riflessione, anche per questa disastrata e feroce Unione Europea dei forti. Perché?

 

 

Nel presente stato di cose, alla luce di quel che sta avvenendo, compresi i risultati delle ultime elezioni in Italia, ci tengo a mettere nero su bianco la seguente affermazione: la sinistra storica è socialmente e politicamente morta. D’altronde, io non sono solo un uomo della cosiddetta sinistra, ma un marxista nel pensare e nell’agire quotidiano. Dirò di più, tanto per farmi qualche altro nemico: il riformismo di maniera si è concluso. È arrivata alla fine anche quell’impostazione berlingueriana che ha zavorrato dall’interno alcuni partiti satelliti dell’ex Pci. Quel ciclo si è chiuso, ora bisogna rilanciare un’altra ipotesi. Non posso prevedere i tempi di questo rilancio, ma una proposta forte che, come Piattaforma Eurostop, noi portiamo anche all’interno di questa nuova formazione politica che è Potere al Popolo, è la rottura e l’uscita dalle gabbie dell’Unione Europea e l’uscita dall’euro. Bisogna che si sappia che questo non è un obiettivo delle destre, dei fascismi e dei nazionalismi, come La Lega o Casa Pound in Italia e fanno propaganda nazionalista in chiave razzista.

Noi, con un’impostazione e con principi di classe, riprendiamo il discorso che avevamo iniziato già dieci anni fa: quello dell’ALBA euro-afro mediterranea. Possiamo semplificarlo riferendoci a un’area di interessi di classe e di processo rivoluzionario euro-mediterraneo, che guarda con grande simpatia all’ALBA del Latinoamerica. Un processo di integrazione regionale in cui, pur con tutti i limiti, si è creata la Banca dell’ALBA, la Banca del Sur, si sono messe in campo le Misiones, mezzi di comunicazioni alternativi come Telesur, si è creato il Sucre, una moneta virtuale di compensazione per gli scambi interni, potenzialmente alternativa al dollaro.

Come si fa a non guardare a un’esperienza così importante? La storia ci ha insegnato che i modelli non si esportano, ma che si deve costruire il futuro anche guardando all’indietro: a quanti,  seppur in contesti diversi, quei percorsi li hanno fatti.

 

 

Nei tanti libri che hai scritto, oggetto di studio e materia di riflessione militante, c’è una rivendicazione forte della storia, e dei processi rivoluzionari. Ècosì anche in questo ultimo sul Venezuela, che contiene un breve ma intenso saluto e ringraziamento del presidente Nicolas Maduro. Qual è il fulcro e il proposito di questo nuovo lavoro?

 

In questa Italia di censure, arroganza e dietrologie, tengo innanzitutto a dire che rivendico per intero la mia militanza, all’interno di un tentativo rivoluzionario che si è provato a concretizzare anche in Italia. Non tengo separato come fanno tanti il momento, delle rotture degli anni ‘70, e l’attività presente. Dico che ci sono momenti storici differenti in cui i soggetti del cambiamento radicale adattano la propria azione culturale e politica al contesto e ai rapporti di forza tra le classi. A scrivere questo libro, come gli altri, è un intellettuale collettivo. Riporto il dibattito della mia area politica sindacale e culturale, di cui mi faccio strumento. Un’organizzazione della classe del lavoro e del lavoro negato – non un vecchio e asfittico partito – di cui rivendico tutto il percorso, compresi i limiti e gli errori.

Questo libro si rivolge soprattutto ai giovani nel presentare una storia che parte da Bolivar e arriva fino a Maduro. Il soggetto portante è la resistenza del popolo bolivariano, una resistenza eroica, un popolo che si fa primo protagonista diretto in un processo rivoluzionario, sempre nell’accezione di classe. Raccontiamo che dietro Chávez, dietro il socialismo del o per il secolo 21, c’è una grande  ideologia anticolonialista che poi diventa antimperialista e poi anticapitalista. È uno strumento che vogliamo lasciare ai giovani per contrapporsi alla fabbrica delle menzogne. Che la destra dica falsità, è da mettere in conto, e deve continuare a dirle, altrimenti che duro avversario di classe è? Ma quando a fare terrorismo mediatico è quella supposta sinistra che, pur essendo defunta, continua a vivere nella società e a far danni, dobbiamo immettere degli anticorpi.

Se parlano i rappresentanti delle destre, vengono ascoltati da milioni di persone perché vanno in televisione. Se parlano i corifei del centrosinistra, idem. Se parliamo noi, possiamo contare solo su dibattiti e presentazioni di libri in circuiti militanti e ciò nonostante tentano di azzerarci nel silenzio ma siamo sempre al nostro posto di battaglia, non possiamo e non vogliamo arrenderci.

 

L’area a cui tu appartieni partecipa ai movimenti femministi come quello di “Non una di meno”. Qual è la tua visione del conflitto di genere?

 

 

Ovviamente l’oppressione patriarcale precede quella capitalistica, il maschilismo, e la lotta per sottomettere il potere delle donne si annida anche nelle relazioni più coscienti. Tuttavia, la questione di genere è profondamente innervata a quella di classe. Nel capitalismo, le donne subiscono un doppio sfruttamento, di classe e di genere. Senza la lotta di classe, quella di genere diventa astratta, accademica, cenacolare e mostra anche i tratti neocoloniali di quel femminismo occidentale che libera spazio e tempo per le donne italiane emancipate a scapito del tempo di lavoro delle domestiche, delle badanti, che arrivano dal sud globale. Il punto, anche per noi marxisti rivoluzionari, è riconoscere quanto siamo intrisi di forme di maschilismo e lottare per liberarcene.

 

Anche in questo libro, continua il tuo lungo sodalizio politico con Rita Martufi, che è anche la tua compagna di vita. Quanto ha contato per te?

 

Ha contato... tutto. Non c’è cosa più idiota della frase che dice: dietro un grande uomo c’è una grande donna. Per noi non esiste la categoria donna e uomo, ma quella di rivoluzionari che si danno la mano, indipendentemente dal sesso. Per le contingenze della vita, Rita è anche mia moglie, ma quello che ci unisce è la stessa visione della vita, una comunità di intenti. Io non sono capace di scrivere senza Rita e neanche lei senza di me. Il nostro atteggiamento politico, intellettuale, sociale, umano è rimasto lo stesso di quando eravamo giovani, coraggiosi, combattenti come lo siamo oggi, colpiti da repressione e carcere già a inizio anni ’80, e continuiamo affrontando insieme quel che abbiamo deciso di fare come soggetti rivoluzionari nel cammino della transizione al socialismo.

Quel che conta è l’impronta che lasci in quella che Fidel chiamava la battaglia delle idee, è l’egemonia culturale, che in termini gramsciani non si misura sulla quantità, ma sulla qualità che riesci a esprimere.

Por el lanzamiento de su último libro – Chávez presente! La resistencia heróica de la Revolución Bolivariana , Edición Efesto – hemos entrevistado a Luciano Vasapollo, economista y dirigente de la Red de los Comunistas

 

América Latina por tantos años está en el centro de tu trabajo político, como académico y como militante. Qué fase esta atravesando el continente y cuáles elementos podemos tomar para reconstruír una prospectiva internacionalista?

 

Luego de la caída del Muro de Berlín, Cuba ha emprendido una resistencia heróica, y estaba sola. Temíamos que no lo lograría, en cambio, ha sido todo lo contrario y este es el primer elemento de fuerza sobre el que se ha puesto en marcha un nuevo ciclo. El proceso del comandante Hugo Chávez y luego por Evo y también por Correa, apoyado por los gobiernos progresistas de Lula en Brasil y por Kirchner en Argentina, ha dado oxígeno a Cuba. Y no sólo. Ha dado impulso también a los comunistas sinceros y coherentes que actúan en esta jaula de la Unión Europea: un estímulo e indicaciones prácticas, no sólo una esperanza. Obviamente de esto se ha dado cuenta el imperialismo, sea aquel estadounidense que el europeo y ha tratado de desarticular el experimento, aumentando las contradicciones en el polo revolucionario (lo defino así, no obstante sus límites y las diferencias internas), y en aquel progresista. El principal objetivo para mí no ha sido el de restablecer el patio trasero de los Estados Unidos, sino de impedir la consolidación de aquella hipótesis y su alargamiento, dentro y más allá del continente. Una hipótesis que, a partir de América Latina, podía contaminar o dar coraje a otros intentos a nivel internacional.

 

 

En el nuevo cuadro que se ha venido a determinar, el imperialismo ha ganado?

 

De seguro, no completamente, pero ha logrado a dar grandes golpes: a través de golpes de estado directos e indirectos, con el terrorismo mediático, con la propaganda ideológica que hace de habre camino a la acción de mercenarios, de los narcos, de la fingida oposición de naturaleza fascista. Factores que han jugado un rol fundamental sea en Venezuela que en otros países del continente. Pensamos a Honduras, al Paraguay, al Brasil. Con el retorno a la derecha de dos grandes países como Argentina y Brasil, han disminuído dos grandes pulmones de apoyo solidarios que habían interrumplido el proyecto del ALCA para hacer espacio al ALBA.   Un cambio de escenario que lamentablemente ha redefinido en sentido negativo algunas situaciones y debilitado la integración solidaria. La posición asumida por el actual presidente del Ecuador, Lenin Moreno, no es casual.

 

En un país dolarizado como es el Ecuador y en el que los recursos pasan por un mercado de importaciones determinado por los Estados Unidos, Moreno se ha encontrado en una situación en la que romper con los Estados Unidos habría creado grandes problemas. Correa ha podido moverse en un cuadro diverso, confiando sobre orillas solidarias como aquellas de Argentina y Brasil. Cuando el escenario cambio y parece también que Maduro pudiera caer, Moreno inicia a cambiar estrategia y alianzas. Y hoy, no obstante el Ecuador no haya salido todavía del ALBA, no tiene más un gobierno confiable para los procesos de transformación. Entonces, el balance es inicialmente muy positivo. Pero, no es necesario esconder los errores y las críticas fraternas. Por ejemplo, no se puede pensar de gobernar sin tomar el poder. O mejor, se lo puede hacer, pero a medio o largo plazo se termina por quedarse sin aliento. Antes o después el problema de la ruptura revolucionaria se pone. Talvez, entonces, algunos procesos debían acelerarse aprovechando del momento favorable de aquella primera fase.   Por ejemplo, en Venezuela, se habría podido apostar por la diversificación productiva. Me ha sucedido de hablar en un entrevista al Correo del Orinoco ya en el 2007-2008. Decía: es necesario nacionalizar por completo el sector bancario. Es necesario nacionalizar los sectores estratégicos. En Venezuela, a más del sector petrolero y energético, al tranporte y a las telecomunicaciones, es estratégico también el sector de la distribución. Y, de hecho, las redes de distribución alternativa administradas por el gobierno, como Mercal, no han bastado para afrontar la guerra económica, al desvío y acaparamiento de los productos básicos subsidiados. Si la gran distribución queda en manos del sector privado, no sólo los celulares desaparecen sino también los bienes de primera necesidad. Y si debes hacer la fila para comprarlos o debes pagarlos a caro precio en el mercado negro, el terrorismo mediático se aprovecha también en tus mismas filas. Otro error ha sido el de apostar excesivamente sobre algunos factores, como el carisma del presidente o la continuidad de un mismo grupo dirigente, pensando que habrían durado para siempre. En cambio, cuando intervienen incidentes del oficio, las nuevas condiciones pueden favorecer a la oposición. Ahora no sólo hay el río del dinero del imperialismo USA, sino también el juego que estan jugando en Europa los varios Mogherini, Tajani etcétera. Un juego para el control de América Latina y a travées de la América Latina, sobre Medioriente, en el frente líbico y sirio: siguiendo la línea del petróleo y del metano. Y del agua, no nos olvidemos que en…..

 

 

Las guerras del Tercer Milenio serán por el agua….

 

 

Justamente. Controlar o rematar a las grandes multinacionales ríos importantísimos que atraviesan medio oriente, controlar la Amazonía, pesa increiblemente sobre los escenarios. En fin, lo que se juega en América Latina es un partido más que nunca abierto.   Repito siempre una frase de mi amigo Abel Prieto: cuando decimos hasta la victoria siempre, patria o muerte, debemos añadir que la victoria es inevitable. Debe ser impuesta como inevitable de lo contrario viene la desaparición de los procesos revolucionarios en curso.

No hay otros caminos. En Europa no existe más la posibilidad de una vía socialdemocrática, reformista, de un capitalismo o del neoliberalismo. Por esto, la única vía es aquella del socialismo. Obviamente, como marxista que interpreta con la necesaria dialéctica la relación entre materialismo histórico y dialéctico, sabemos que no será para mañana. No tenemos la relación de fuerza a nuestro favor, pero solamente mirando lejos podemos actuar sobre procesos en evolución y jugar nuestro partido. De lo contrario hemos perdido desde el inicio. Tengo 63 años y cincuenta de experiencia política, se que es necesario establecer una relación entre la táctica y la estrategia, pero también la lentintud del caracol, y su camino fuerte y determinado, cuenta. Si dejas un caracol en la puerta y regresas luego de una hora, no sabes a dónde fue. Estamos llamados a este deber.

 

 

Inflación por las nubes, anomalías heredadas de las que no se alcanza a llegar al fondo, experimentaciones como la del Petro, la nueva moneda virtual. Cómo evalúas, como economista, la situación de Venezuela.

 

Las innovaciones son necesarioas, pero deben ser medidas en el terreno de la viabilidad y verificación. Antes me he referido al problema de la diversificación productiva, a los retardos y a los errores de un proceso revolucionario del que, como comunista, me siente también responsable. Frente a una crisis sistémica a la que el capitalismo trata de reaccionar y sobrevivir, era lógico pensar que habría jugado un partido pensantísimo sobre el precio del petróleo. Se habría debido tener mucho más en cuenta el peligro de depender del precio del petróleo y de las maniobras del imperialismo. Si dependes del precio del petróleo, te golpean con una maniobra especulativa sobre las tasas de cambio, impidiéndote de emitir títulos de la deuda pública y entonces actuando sobre el mercado financiero. Si dependes del precio del petróleo, te golpean actuando sobre el mercado. Porque cuando el precio del barril baja a 35-40 dólares, aquel venezolano precipita a 22: seis veces menos. Introducen petróleo decadente extraído con la técnica del fracking, devastante a nivel ambiental, pero a bajo precio. Van de las petromonarquías y dicen: pon dentro esto y baja el precio. Y entonces, cuál es la prospectiva? Cuál es la condición económica de Venezuela? Es fea, ciertamente. Se esta tratando de salir? Sí. Se están experimentando soluciones? Muchísimas, con creatividad y valor. Cómo acabará? Regresemos al materialismo histórico: dependiente de las relaciones de fuerza que logremos crear a nivel local e internacional. Y nosotros somos parte en cuestión. Si no organizamos al menos una red de solidaridad a nivel europeo, capaz de dar oxígeno a Cuba, a Venezuela y a la misma Bolivia, las agresiones se harán más fuertes, directas y más difíciles de manejar.

 

 

Existe un argumento utilizado por las derechas, pero también por el área del llamado “chavismo crítico” contra el “modelo extractivista”. Con la decisión de reglamentar la explotación del Arco Minero, Maduro estaría rematando el país y la herencia de Chávez?

 

Mientras tanto, retiremos estas categorías viciadas del “chavismo crítico”, del comunismo crítico, y así por el estilo. Yo, si como soy un comunista, pienso que las críticas sean legítimas pero al interior del proceso revolucionario y de las organizaciones del movimiento. Cuando atacas al chavismo desde el exterior del proceso, estas ya alineándote con la oposición. Sin esta categoría, habamos un debate serio y franco entre revolucionarios. He hablado de errores de límites y contradicciones, pero que Maduro esté rematando el país es una farsa gigantesca. Razonar en términos de traicioneros y traiciones, no ha funcionado nunca. Funciona el análisis de los procesos, llevados a cabo por el partido y por el cuadro dirigente y por el pueblo que se pone en movimiento en manera conciente. Donde la categoría de pueblo va entendida en términos gramscianos. Es una categoría de clase, expresa la búsqueda de hegemonía, es la función de clase que guía al pueblo.   La palabra pueblo no va entendida en modo abstracto, como aquella de ciudadano o consumidor. También el gran empresario es un ciudadano, no tiene el derecho de ciudadanía? Pero el problema es su posición de clase, el punto de partida es la extracción de la plusvalia y los explotados que luchan por emanciparse de sus cadenas. Por esto, las críticas deben partid de quien pone las manos en el proceso revolucionario y se las ensucia. También equivocándose.

 

 

En tus libros haz sacado del ALBA muchos puntos de reflexión, también para esta desastrosa y feroz Europa de lso fuertes. Por qué?

 

En el presente estado de las cosas, a la luz de lo que esta sucediendo, incluídos los resultados de las últimas elecciones en Italia, quiero poner en claro la siguiente afirmación: la izquierda esta muerta. Por otra parte, yo no soy un hombre de izquierda, sino un comunista. Diré algo más, tanto para hacerme otro enemigo: el berlinguerismo ha llegado a su fin. Ha llegado también a su final aquella imposición berlingueriana que ha hundido desde el interior a algunos partidos satélites del ex PCI que han venido luego y en lo que también militan tantos buenos compañeros. Aquel ciclo se ha cerrado, ahora es necesario relanzar otra hipótesis. No puedo preveer los tiempos de este relanzamiento, sino una propuesta fuerte que, como Red de los Comunistas, nosotros llevamos tambien dentro de esta nueva formación política que es Poder al Pueblo, es la ruptura con la Unión Europea: la salida de las jaulas de la Unión Europea. Es necesario que se sepa que esto no es sólo un objetivo de las derechas, de los fascismos y de los nacionalismos, como La Lega o Casa Pound. Nosotros, con una impostación y con principios de clase, retomamos el discurso de habíamos iniciado ya hace diez años: aquella del Alba-euro-afro mediterranea. Podemos simplificarlo refiriéndonos a un área de enfrentamiento de clase y de proceso revolucionario euro-mediterraneo, que mira con gran simpatía al ALBA Latinoamericana. Un proceso de integración regional en la que, aunque con todos los límites, se ha creado el Banco del ALBA, el Banco del Sur, se ha puesto en juego las Misiones, medios de comunicación alternativos como Telesur, se ha creado el Sucre, una moneda de compensación para los intercambios internos, potencialmente alternativa al dólar. Cómo se hace a no mirar a una experiencia tan importante? La historia nos ha enseñado que los modelos no se exportan, sino que se debe construír el futuro tambièn mirando hacia atrás: a cuantos, aunque en contextos diverso, aquellos caminos los han recorrido ya.

 

En los muchos libros que has escrito, objeto de estudio y materia de reflexión militante, hay una reivindicación fuerte de la historia, y de los procesos revolucionarios. Es así también en este último sobre Venezuela, que contiene un breve pero intenso saludo y un agradecimiento del Presidente Nicolás Maduro. Cuál es el núcleo y el propósito de este nuevo trabajo?

 

En esta Italia de censuras, arrogancia y palabrería, antes de todo tengo que decir que yo reivindico por entero mi militancia, dentro de un intento revolucionario que se ha probado a concretar también en Italia. No tengo separado como hacen tantos el momento de la violencia difundida, de las rupturas de los años 70, y la actividad del presente. Digo que hay momentos históricos diferentes en los que los revolucionarios adaptan la propia acción al contexto y a las relaciones de fuerza entre las clases. A escribir este libro, como los otros, es un intelectual colectivo. Llevo el debate de mi áerea política sindical y cultural, de la que me siento instrumento. Una organización comunista – no un partido – de la que reivindico toda la trayectoria, incluyendo los límites y los errores.   Este libro esta dirigido sobretodo a los jóvenes en el presentar una historia que parte de Bolivar y llega hasta Maduro. El sujeto clave es la resistencia del pueblo bolivariano, una resistencia heróica, un pueblo que se hace héroe en un proceso revolucionario, siempre en la acepción de clase. Contamos que detrás Chávez, detrás del socialismo del o para el siglo 21, hay una gran ideología anticolonialista que luego se vuelve antimperialista y luego anticapitalista. Es un instrumento que queremos dejar a los jóvenes para contraponerse a la falsedad. Que la derecha diga falsedad, es de tener en cuenta, y debe continuar a decirla, de lo contrario de los contrario que enemigo de clase es? Pero cuando hacer terrorismo mediático es aquella supuesta izquierda que, aunque estando muerta, continúa a vivir en la sociedad y a hacer daño, debemos introducir anticuerpos. Si hablan los representantes de las derechas, son escuchadas por millones de personas porque van a la televisión. Si hablan los corifeos del centroizquierda, idem. Si hablamos nosotros, podemos contar sólo sobre debates y presentaciones de libros. Pero lo que importa es la huella que dejas en la que Fidel llamaba la batalla de las ideas, es la hegemonía cultural, que en términos gramscianos no se mede sobre la cantidad, sino sobre la calidad que logras expresar.

 

 

También en este libro, continúa tu gran compañerismo político con Rita Martufi, que es también tu compañera de vida. Cuánto ha contado para ti?

 

Ha contato……todo. No hay cosa más idiota que la frase que dice : detrás de un gran hombre está una gran mujer. Para nosotros no existe la categoría mujer y hombre, sino aquella de revolucionarios que se dan la mano, independientemente del sexo. Por las contingencias de la vida, Rita es también mi mujer, pero aquello que nos une es la misma visión de la vida, una comunidad de intentos. Yo no soy capaz de escribir sin Rita y tampoco ella sin mí. Nuesto comportamiento ha permanecido el mismo de cuando éramos jóvenes y ella venía a visitarme en la cárcel, donde he estado luego de 1982: afrontamos juntos lo que hemos decidido afrontar.

 

 

 

El área a la que tú perteneces participa en los movimientos feministas como la de Ni una menos. Cuál es tu visión del conflicto de género?

 

Obviamente la opresión patriarcal precede aquella capitalista, el machismo, y la lucha para someter el poder de las mujeres se anida también en las relaciones más concientes. Sin embargo, la cuestión de género es profundamente ligada a aquella de clase. En el capitalismo, las mujeres sufren una doble explotación, de clase y de género. Sin la lucha de clases, aquella de género se vuelve abstracta, académica, y muestra también los rasgos neocoloniales de los que el feminismo occidental que libera espacio y tiempo para las mujeres italianas emancipadas a expensas del tiempo de trabajo de las domésticas, de las cuidadoras, que llegan desde el sur global. El punto, también para nosotros comunistas, es reconocer cuanto estamos empapados de machismo y luchar para liberarnos.

 

 

(Traducido por Gabriela Pereira)

El día 16 de marzo se celebró en Roma en la sede nacional de la Union Sindical de Base USB y del Centro de Estudios CESTES,  la presentación del libro "Chávez presente! - La resistencia heroica de la Revolución Bolivariana ", del Prof. Luciano Vasapollo, a la presencia de los representantes de los sindicatos USB, los estudiantes universitarios de la Sapienza, del cuerpo diplomático de la Embajada de la República Bolivariana de Venezuela ante la República Italiana, el Vaticano y la FAO y con los respectivos Embajadores y el Consejero Político de la Embajada de Cuba, etc.

A la reunión asistieron todos muy atentos y se llevó a cabo con los discursos del Prof. Luciano Vasapollo que despues de la presentacion del libro, expresó en nombre de toda las estructuras , la solidaridad internacionalista con el proceso bolivariano y la continuidad revolucionaria dirigida por el presidente Maduro; el Embajador de la República Bolivariana de Venezuela Isaías Rodríguez llevó a cabo una conferencia larga y articuladas de gran interés sobre la situación actual en Venezuela yd el atacó militar, económico y del los medios de comunicaciones de parte del imperialismo  con un análisis precisa y en referencia del contenido del libro que estaba presentando.En continuidad con la conferencia mencionada el 17 de marzo, las estructuras solidarias bolivarianas también se unieron a Roma en tuitazo mundial a favor de la revolución socialista de Venezuela; específicamente un grupo de compañeros de diferentes realidades sociales y políticas, como Nuestra América, Cestes, Ass.ne italia-Cuba, Capítulo Italiano en Defensa de la Humanidad, Comité Patria Socialista y los inmigrantes, abrieron pancartas a favor del proceso Bolivariano y del presidente Nicolás Maduro. Todos somos Venezuela! CHAVEZ PRESENTE !!  MADURO PRESIDENTE !!! en presencia de muchos ciudadanos y turistas que estaban presentes en ese momento en las calles centrales de Roma.

También el 18 de marzo continuaron las acciones de solidaridad de la revolución bolivariana; de hecho, en la Asamblea Nacional de perspectivas políticas de la coalición electoral Poder al Pueblo, que se celebró en Roma en presencia de más de 1.000 compañeros se abrieron las banderas de lucha y solidaridad internacional en apoyo al presidente Maduro y también se presentaron en la Presidencia declaraciones en  favor de la revolución bolivariana de Venezuela.

Rita Martufi e Luciano Vasapollo coordinatori  del Capitolo Italiano di Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità, CESTES,  Nuestra America e Rete dei Comunisti.

 

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